Ritengo il concetto di intensità essere una variante fondamentale per quanto concerne l'espressione artistica in ambito estremo, soprattutto quando si ha a che fare con linguaggi minimali come quelli del black metal.
I
Numen — band originaria dei Paesi Baschi profondamente influenzata dalle antiche tradizioni e dalla spiritualità ancestrale della loro terra — rispecchiano alla perfezione l'attitudine emotiva ideale della fiamma, e lo dimostrano nuovamente con il loro ultimo e quinto full-length, rilasciato nel 12 giugno 2026 tramite la label
Les Acteurs de l'Ombre Productions:
"Erre".
Il gruppo si è contraddistinto per una proposta piuttosto particolare in ambito black, in quanto fin dagli albori ha presentato un telaio sonoro abbastanza crudo — sia in termini di produzione che stilistici — in grado di far coesistere al suo interno le tipiche sferzate gelide, essenziali e nichiliste con l'impatto e la cavernosità del death metal — dove talvolta i registri vocali apparivano perfino limitrofi al brutal — e una matrice folk assai caratteristica posta in buona evidenza.
Con
"Erre", i
Numen invece lasciano leggermente in disparte le influenze folcloristiche e quasi del tutto quelle death, incentrando la loro proposta — salvo alcune eccezioni — integralmente sul black metal, riuscendo a portare il sentimento classicamente novantiano che li ha sempre caratterizzati in dialogo con le derivazioni più dissonanti dei tempi ultimi, creando un movimento dialettico tra tradizione e attualità che trova sbocco in una costruzione organicamente nera: un coagulo di ferocia esecutiva, armonizzazioni disarmoniche, sentimenti ai limiti del depressive e visioni oscure potenzialmente riconducibili alla natura, alle antiche credenze basche e al folklore pagano, sebbene questa mia interpretazione resti ipotetica, non essendo stato in grado di visionare i testi.
Con
“Erre” prosegue il cammino già tracciato dall'omonimo
"Numen" (2007) e
“Iluntasuna besarkatu nuen betiko” (2019), ma in una forma ancor più primordiale e viscerale, dove echi della scuola francese e scandinava (Svezia e Finlandia in testa) si risolvono in un’unica vampa epica, fredda e incandescente.
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