La loro
label, la
Glory Hunter Records (divisione della storica
Underground Symphony), definisce “
Eternal solitude” un
album dedicato a chi ama i suoni
heavy /
dark metal, con tocchi di
doom, e sebbene formalmente si tratti di un’indicazione piuttosto circostanziata, tengo a sottolineare quanto gli
Obscure Obsession s’impegnino per distinguersi dai rigidi schematismi o dall’approccio monocorde che spesso contraddistingue i suddetti ambiti stilistici.
Un obiettivo magari non sempre pienamente raggiunto, ma già l’idea di non volersi dogmaticamente “uniformare” a certe prassi artistiche piuttosto diffuse indirizza alla formazione veneta un convinto plauso.
Una “distinzione” che inizia dalla voce “sottile” e “tersa” di
Luca Libera, abbastanza peculiare per il genere, e prosegue con l’impressione che l’ispirazione del gruppo attinga, oltre ai “soliti noti” (Black Sabbath, Candlemass, …), ad entità musicali fascinose e non esattamente celeberrime, quali, tra le altre, Witchfynde, Pagan Altar e Sword.
Un suono melodico e decadente, insomma, in cui atmosfere oscure, possenti e evocative si schiudono a strutture armoniche magnetiche ed avvolgenti, per un risultato finale parecchio coinvolgente.
Le foschie ancestrali evocate dall’”
Intro”, conducono al
riff martellante e al
refrain catartico di “
I don’t wanna die”, delineando fin dall’apertura dell’opera il fervore espressivo degli
Obscure Obsession, capaci d’inoltrarsi con una certa disinvoltura nelle melodie sinuose (e perfettibili, invero …) di “
Extended time”, per poi fornire un vero saggio della loro attitudine nel seducente sviluppo
dark-eggiante di “
Condemned to eternal solitude”.
Il fraseggio serrato e il clima ossianico di “
Fundamentals” solcano territori sinistri e fatali, mentre con “
See your blood in my hand” l’aria s’impregna di antiche tragedie e leggende millenarie, ben narrate da chi dimostra, in “
Returning to me” e nella controparte “
Returning to me (part 2)”, di sapersi muovere negli abissi e poi emergerne attraverso una luminescente melodia.
Arrivati alle tre sezioni di “
Stolen”, e nello specifico alla centrale “
Stolen dream”, diventa necessario spendere un elogio particolare per l’ospite vocale
Alessia Busetto (cantante e pianista, di estrazione classica e
jazz …), perfetta per assecondare la suggestiva linea armonica del pezzo, e altrettanto abile nell’intridere di
pathos la maliosa ballata conclusiva “
Aurora”.
L’ultima menzione, e di notevole levatura, la riserviamo agli squarci vagamente alla Warlord, dai quali i nostri mutuano spirito mitologico e alone mistico, di “
The dark and the wicked”.
Come anticipato, per raggiungere l’eccellenza a “
Eternal solitude” manca ancora una maggiore incidenza e messa a punto delle soluzioni espressive (e, in parte, interpretative …), ma ciò non toglie agli
Obscure Obsession di meritarsi il sollecito inserimento nel novero delle
band “superiori alla media”, collocazione destinata, se il “fiuto” non m’inganna, ad essere abbandonata nel prossimo futuro, assurgendo a livelli ancor più lusinghieri e prestigiosi.