Ah, quanto è “subdolo” l’
heavy metal classico.
Quando uno è convinto che non sia più in grado di fargli nessun particolare “effetto”, ecco che arriva qualcuno che gli fa cambiare immediatamente idea, riattivando il suo antico potere di suggestione.
Una situazione che, tra l’altro, si verifica in un momento storico in cui certi suoni hanno riconquistato, dopo periodi di sostanziale letargo, una notevole diffusione, riconducendo il fenomeno alla pomposa sigla
N.W.O.T.H.M.
Insomma, qui non si tratta di “accontentarsi” per mancanza di opportunità, ma di riconoscere come ancora una volta attitudine, cultura e
feeling siano gli elementi fondamentali necessari a “reinventare” in maniera credibile e coinvolgente la grande tradizione del genere.
Arrivato il momento di svelare il nome di quel summenzionato “qualcuno”, devo anche ammettere di nutrire un particolare “affetto” per i
Crying Steel, pionieri tricolori del
metallo pesante, capaci di conquistare la mia stima fin dai loro lontani esordi dei primi anni ottanta.
Nella valutazione di questo nuovo “
Agent steel” è dunque plausibile annoverare anche un pizzico di fedele benevolenza, ma sono anche certo che in realtà si tratta di un supplemento abbastanza trascurabile, tanto è l’impatto emotivo di un disco davvero appassionante.
Accanto agli “storici”
Franco Nipoti e
Luca Ferri troviamo oggi un manipolo di nuovi affiliati alla causa
metallica bolognese, e scoprire che le incombenze vocali stavolta sono state affidate a
Tiziano ‘Hammerhead’ Sbaragli alimenta un misto di entusiasmo e perplessità.
Assodate le sue notevoli qualità espressive (che ben conoscono i
fans degli Etrusgrave …) il “rischio” era che la sua carismatica vocalità finisse in qualche modo per “snaturare” (era successo qualcosa di simile con il mitico
Tony Mills, nel precedente “
Stay steel”) l’approccio alla nobile materia di un gruppo forte di una sua ben delineata identità artistica.
L’ascolto depenna (quasi) subito ogni dubbio, dal momento che se “
The arrival” aggiunge al tumultuoso canovaccio musicale della
band un suggestivo afflato epico, perfetto per essere pilotato da
Sbaragli, il cantante sa poi immergersi completamente nelle ficcanti frenesie di “
You got the look”, in cui è facile riconoscere il proverbiale
trademark dei
Crying Steel.
Insomma, un acquisto davvero proficuo, che si esalta nella prelibatezza Saxon-
esca di “
Under cover” e nei gorghi Priest-
iani di “
Just played on”, splendidamente assecondato da un
songwriting al tempo stesso devoto e maturo, mai fastidiosamente derivativo.
Ovviamente all’avvincente risultato complessivo partecipano in modo fattivo perizia tecnico / interpretativa e anche una resa sonora incisiva ed equilibrata, a cui contribuisce una “sicurezza” come
Roberto Priori (Danger Zone).
Ai cultori della versione “americana” del
sound (qualcosa tra Malice e certi Shock Paris …) è dedicata “
To remember”, e anche il
refrain seducente di “
Coming home” e la struttura pulsante e
anthemica di “
My heart steel rocks” ammalieranno chi apprezza i suoni istantanei e cromati.
Arrivanti alla tambureggiante “
Queen of grinder” si assiste ad un piccolo calo nella tensione espressiva, recuperata nel passo incalzante e fremente di “
You steal my soul”, un altro bel momento di
HM intriso di buongusto e intensità.
“
No one's crying”, prelevata dal leggendario “
On the prowl”, nobilita ulteriormente l’opera anche grazie alla presenza dello
special-guest Ralf Scheepers (Primal Fear), eccellente nella sua
performance pur senza per questo cancellare il vivido ricordo di quella di
Luca Bonzagni, all’altezza dei migliori interpreti delle cosiddette
high-pitched vocals.
Nei solchi di “
Agent steel” prospera lo spirito più autentico e trascinante dell’
Heavy Metal “primigenio”, e che a ravvivarlo sia un gruppo italico di ispirati “veterani” del settore come i
Crying Steel non può che essere un evento doppiamente soddisfacente.