Avete presente quando si parla di una formazione musicale “storica”, magari italiana, che nella sua “travagliata” carriera ha ottenuto meno di quello che avrebbe meritato?
Una descrizione che sembra proprio l’
identikit dei
Witchunters, nati a Modena nel 1982 (con la denominazione Randoms) e che nonostante un certo apprezzamento, dovrà attendere fino al 1994 per l’esordio ufficiale sulla lunga distanza, “
… and it’s storming outside”, numero due (il primo è una raccolta con Evil Wings, Glory Hunter, Skanners, X-Hero, Epitaph, … entrambi fanno parte della mia preziosa collezione nella loro versione con copertina apribile per vinile!) del glorioso catalogo della
Underground Symphony.
Ritornati nella scena discografica solo nel 2024 con “
Time is running”, a ratifica di una parabola artistica piuttosto “complicata”, gli emiliani forniscono un’ulteriore prova delle loro sottostimate qualità con questo “
Different universe”, un albo registrato nel 1997 e rimasto inedito fino ad ora.
È ancora la
Underground Symphony (nella sua sezione dedicata alla “storia” del settore, denominata
Heavy Metal Heroes) a patrocinare una pubblicazione che è una grande (ri)scoperta anche per chi aveva gradito il debutto dei
Witchunters.
L’
hard n’ heavy “classico” dai contorni epici di quell’esordio, in “
Different universe” acquisisce ulteriore consistenza e poliedricità, diventando più sfaccettato e variegato dal punto di vista melodico attraverso una “crescita” espressiva spontanea e piuttosto significativa.
Complice anche una rimasterizzazione incisiva e non invasiva, il suono fluisce in maniera intensa e coinvolgente e anche la voce peculiare di
Stefano Adani si dimostra maturata e maggiormente focalizzata.
Il fraseggio serrato e le suggestive foschie di “
Welcome to the darkness town” sono un ottimo modo per introdurre l’astante nell’universo dai tratti fantascientifici di un’opera che in “
In these times” arriva addirittura a lambire territori
pomp-rock, per poi esondare nell’ardore fascinoso della
power-ballad “
The way of my dream”.
“
Feeling” riporta il tragitto sonoro sui vigorosi sentieri del
metallo britannico, mentre con “
The sleepwalker” è l’enfasi evocativa a prendere il sopravvento, seguita da una “
My shadow” che stimola l’ascoltatore all’antica e sempre benaccetta (cervicale permettendo …) pratica dell’
headbanging.
“
On of these mornings” e “
… Can’t stop the rain” riprendono il tema distopico dell’
opener sfruttando nel primo caso l’azione emozionale del crescendo solenne (con qualcosa dei The Who nell’impasto …) e nel secondo le suggestioni del melodismo melodrammatico dai riflessi
prog.
“
Picture of my life”, la sontuosa epicità di “
Shadow of the rainbow” (brano prelevato dai primi
demo della
band e qui proposto in versione riarrangiata) e la frenetica “
Call me again” concludono con merito la scaletta del disco, confermando la sua validità complessiva, finora “incomprensibilmente” sottovalutata.
Allo scopo di approfondire ulteriormente le gesta dei
Witchunters e la loro evoluzione nel tempo, la
Underground Symphony aggiunge al
digipack (molto curato, come da consuetudine dell’etichetta piemontese) un secondo dischetto
bonus di tracce dimostrative, rarità e pezzi tratti da
compilation (tra i quali si segnala –
noblesse oblige – la “
Possessed” registrata nel Regno Unito sotto la guida di
Pete Hinton, di fama Saxon, Picture, Demon, Witchfinder General, Coroner …) denominato “
More than a demos anthology” e relativo al periodo 1985 / 1999.
Si tratta, come anticipato, di un’efficace digressione nel percorso artistico, tra esuberanza “giovanile” e i vividi segnali di un’ispirata pluralità compositiva, di un gruppo che in questo modo omaggia anche i numerosi musicisti che hanno contribuito alla sua espressione artistica, coagulati attorno all’inossidabile figura di
Cesare Vaccari, l’unico elemento di stabile continuità nel lungo cammino dei
Witchunters fino ai giorni nostri.
“
Different universe / More than a demos anthology” non è (solo) un viaggio nella “nostalgia” o una lezione di “storia”, ma è anche e soprattutto un’immersione nei suoni avvincenti e vibranti di chi avrebbe meritato maggiore visibilità e ciononostante ha recentemente dimostrato che il bisogno di esprimersi e di “esserci” è più forte di ogni avversità.