Copertina 8,5

Info

Genere:Avantgarde
Anno di uscita:2026
Durata:58 min.
Etichetta:Peaceville Records

Tracklist

  1. KUSO-SHI 1, 2, AND 3
  2. JIGOKU-ZOSHI 1: UNKAMUSHO
  3. ANZENSHOKON
  4. KUSO-SHI 4, 5, AND 6
  5. SHOSO
  6. UNPUTENPU
  7. JINMENJUSHIN
  8. JIGOKU-ZOSHI 2: TOKATSUJIGOKU
  9. KUSHUKANKYO
  10. KUSO-SHI 7
  11. KUSO-SHI 8 AND 9 / METTAIJAKUJO

Line up

  • Mirai Kawashima: vocals
  • Dr. Mikannibal: saxophone, vocals
  • Nozomu Wakai: guitars

Voto medio utenti

Se non ci fossero, bisognerebbe inventarli, ma chi? Vi chiederete, la risposta è una sola, i Sigh.
Ritorno per i nipponici con un album tematico ispirato al “Kuso – zu” una serie di dipinti buddisti che illustrano passo passo la decomposizione corporea umana collegata ad un discorso filosofico che stimoli la meditazione profonda e la relazione tra le creature viventi, la natura, le bellezze che ci circondano e la caducità umana, un pensiero molto profondo, che è tipico della cultura orientale.
Difatti il terzetto capitanato da Mirai Kawashima e coadiuvato da un parterre di ospiti speciali ci offre un frullatore sonoro dove la musica estrema duetta con il prog rock di alta classe, vedasi la traccia “Unputenpu”, dove lo screaming lascia il passo ad aperture vocali pulite e ad un assolo in pieno stile seventies cortesemente offerti da un certo Michael Åkerfeldt , leader degli Opeth.
Ma non solo, all’interno di questo album, ci sono influenze ispirate alla musica folk nipponica con strumenti etnici tipici del Sol Levante, rasoiate metal, aperture sinfoniche e un sapore epico, con un piccolo contributo electro.
Ascoltate bene l’apertura dedicata “Kuso – shi 1, 2 and 3”, una sorta di suite divisa in movimenti, dove la band fa già intendere l’andazzo generale ed è gustoso.
Il disco pur essendo lunghino non annoia, anzi, ascoltandolo più volte si percepisce ogni strato sonoro e pazienza se non conoscete il giapponese, questo nuovo album vi conquisterà come ha fatto con me per la qualità del materiale; unici e non replicabili, Sono Pazzi Questi Giapponesi!
Recensione a cura di Matteo Mapelli

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