I cileni
Ad Finem Omnia in questi caldi giorni di inizio luglio 2026 giungono a rilasciare la propria seconda opera lunga, coadiuvati dal patrocinio della sempre ottima
Purity Through Fire:
"Senectus Viae".
Il Cile, come già affermato più volte, sembra essere diventata una delle fucine più prolifiche e qualitative per quanto concerne il Black metal tradizionale, e gli
Ad Finem Omnia con questa seconda opera riconfermano tale convinzione, ripresentando il canovaccio nero che già aveva contraddistinto
"No Peace · No Dawn" (2022) — sul quale non mi soffermo avendone già trattato esaustivamente nel suo articolo il nostro
Dopecity, e che dunque userò come punto di appoggio per questa breve recensione.
Ovvero, ci viene proposto un telaio sonoro dalla produzione simil analogica piuttosto morbida, dove i cileni si prodigano nel tessere trame di chitarra che nel proprio minimalismo recano con sé anche un senso melodico capace di diramarsi capillarmente in tutte le varie dinamiche musicali, riuscendo così a rendere più interessante e memorizzabile la componente filosofica dal taglio esistenziale che contraddistingue la loro musica.
Nel complesso, le otto tracce qui presenti sono improntate su costruzioni veloci e piuttosto articolate, in cui risalta, pur senza essere troppo invadente, una certa sfumatura Death metal in grado di conferire dinamicità e soluzioni orecchiabili. Personalmente alcune composizioni mi hanno ricordato vagamente i
The Abyss…
In linea generale ci troviamo sul medesimo standard qualitativo del loro esordio, bensì con un leggero affinamento sia in termini di abilità esecutiva che di songwriting.
Niente di impressionante, ma se amate questo tipo di sonorità "antiquate", sono fermamente convinto che potrete apprezzare un lavoro onesto e ben confezionato come
"Senectus Viae".
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