Tornano i norvegesi
Sinsid, provenienti da Haugesund e formatisi nel 2012, per volontà del singer
Terje Singh Sidhu, con la loro quarta fatica discografica, intitolata
All That Remains, uscita per la fedele
Pitch Black Records. La band aveva esordito con due discreti lavori, intitolati
Mission From Hell (2018) e
Enter The Gates (2020), che lasciavano intravedere delle interessanti potenzialità compositive, rendendosi poi protagonista di un terzo disco (
In Victory) gradevole, eppure non del tutto convincente, all'interno del quale, i Nostri sembravano aver perso l’inerzia della spinta propulsiva del debutto.
All That Remains purtroppo, non fa altro che mettere in luce le stesse luci ed ombre del suo predecessore. Sotto il profilo della scrittura, in questo album si ritrovano le medesime caratteristiche stilistiche dei
Sinsid, per cui siamo al cospetto di un heavy metal diretto e sporco, con venature power decisamente graffianti.
Tuttavia, rispetto ai precedenti capitoli discografici, il song-writing dei norvegesi, stavolta stenta a decollare, specialmente in apertura del disco, quando ci si ritrova dinnanzi a composizioni eccessivamente scolastiche e ripetitive, contraddistinte da refrains scontati (vedasi la title-track,
Running,
Templars Of Metal,
Pioneers, o
Lawless Hunter); tracce in cui, né la voce abrasiva di
Terje Singh Sidhu, né le chitarre di
Erik Westerlund e
Jostein Marø riescono a incidere come vorrebbero/dovrebbero.
Fortunatamente, le cose vanno meglio nella seconda parte dell’album, quando finalmente i
Sinsid imboccano la "retta via", puntando maggiormente su atmosfere epiche dove, sia le strofe del cantato, sia il comparto strumentale, si rendono protagonisti di soluzioni melodiche nettamente più efficaci.
Nascono cosi, brani più coinvolgenti, avvolti da un alone di maestosa aggressività ma, al tempo stesso, da una musicalità più incisiva. Esempi lampanti di quanto detto, sono l’oscura
The Terror I Know, la veemente
Breaking All The Rules, l’epica
Azad Hind o la conclusiva
Lord Of Ther Norhern Land, probabilmente il pezzo più convincente dell’intero lavoro!
Alla fine, rimane un’agrodolce sensazione di incompiuto perché, se da un lato
All That Remains si rivela un album piacevole e qualitativamente sufficiente, dall’altra parte, si ha la netta percezione che i
Sinsid abbiano tutte le carte in regola per fare molto meglio, come, del resto, hanno già dimostrato a inizio carriera e, a tratti, anche in questo ultimo full-length.
Per il futuro, non resta che augurarsi che la luce della creatività torni ad splendere in maniera più costante su questi simpatici e onesti artisti norvegesi!