La scena del cosiddetto
occult-rock è sempre abbastanza affollata e non sorprende rilevare come, nell’ambito specifico, i Ghost possano rappresentare un modello per tutti coloro che decidono di combinare tematiche oscure a sonorità affabili e contagiose.
Si scopre così la presenza ad Atene di una “congregazione di penitenti” capitanata da una enigmatica
Señora Dolorosa,
Somma Sacerdotessa di un messaggio ispirato al cattolicesimo spagnolo, alla poesia, alle credenze e alle superstizioni medievali, attraverso cui i
Jehovah On Death - questa la denominazione collettiva selezionata - mirano a scatenare una nuova ondata di “panico satanico” nel suono e nello stile del
rockrama contemporaneo.
Ora, come si può intuire dalle loro dichiarazioni programmatiche, attrattiva e un pizzico di “confusione” alimentano un crogiolo espressivo che però musicalmente appare piuttosto intrigante e riesce a non “sprofondare” nel
trend grazie a buongusto e intelligenza, doti sempre fondamentali quando ci si applica in un’operazione artistica dai termini piuttosto diffusi e definiti.
La passione per la Spagna e i suoi funesti misticismi emerge chiara nell’atto d’apertura che conferisce anche il titolo all’intera opera: “
Lágrimas de oro” è un’evocazione sciamanica sviluppata sui ritmi sincopati del flamenco, e testimonia fin da subito come la
band sappia gestire numerose suggestioni ispirative con perizia e cultura.
“
Sacerdotal fire” svela il lato più
anthemico e liturgico dei
Jehovah On Death, capaci di popolare “
Para tu sagrada angustia” di fantasie strumentali arcane e trionfali, per poi, con le
twin-guitar e la struttura pulsante di “
Catherine wheel”, celebrare le caligini dell’
hard-rock settantiano alla maniera di Lucifer o di certi (inarrivabili) The Devil's Blood.
Tobias Forge e i suoi estimatori apprezzeranno sicuramente le adescanti spigliatezze gotiche di “
Suspiria (diableria)” e pure le cadenze serrate della successiva “
Blood madonna”, un valido esempio di inno seducente e sinistro per il pubblico “eretico” del terzo millennio.
Dopo i risonanti e rituali battiti percussivi di “
Por quien marchan las velas”, tocca a “
Ride on ye furious host” condurre l’astante negli incombenti meandri di una catarsi dai confini
psych, lasciando, infine, alla fascinosa supplica “
Lord, let me be your instrument of pain” il compito di sigillare un’alchimia di suoni e inquietudini parecchio coinvolgente.
“
Lágrimas de oro” non riserva rivelazioni “epocali” e non sempre il
pathos si mantiene su livelli assoluti d’intensità, nonostante le buone capacità interpretative e attitudinali dei
Jehovah On Death … resta tuttavia un disco godibile, da consigliare a chi anche nelle tenebre cerca tanta (conturbante) melodia e una certa forma di “fruibilità”.
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