Gli statunitensi
Devil Master in questi giorni di inizio settembre 2026, a circa due anni di distanza dalla loro ultima release — il live album
"Vile Twisted Magick Process" (2024) — tagliano il fatidico traguardo del terzo full-length coadiuvati dal patrocinio della label
Relapse Records:
"Bloody Dreams".
Dopo un paio di album scoppiettanti come
"Satan Spits on Children of Light" (2019) e
"Ecstasies of Never Ending Night" (2022), i tre tizzoni di inferno ripropongono la medesima linea, ovvero quella di un Thrash/Black dal taglio Punk e influenze Speed/Heavy piuttosto marcate.
L'attitudine dei
Devil Master riprende a piene mani sia dalla ferocia del Black metal che dal mood scanzonato tipicamente Punk — senza comunque disdegnare incursioni in sentieri più caotici e urgenti Crust/Hard-core.
Come di consueto per questo tipo di genere, si tratta di un'opera breve — soli sei brani spalmati su un totale di 28 minuti — che si gioca su composizioni lineari e caotiche dove si tenta, tra le varie cose, di coniugare l'attitudine distruttiva con un certo gusto melodico e una leggera vena "sperimentale".
Sicuramente ai
Devil Master non fa difetto la grinta, e tantomeno l'audacia di gettarsi oltre le formule stantie che, purtroppo, tendenzialmente affollano questa peculiare sfumatura dell'estremo e, inoltre, hanno il pregio di riuscire a coinvolgere e di farsi ben volere, soprattutto grazie al loro entusiasmo prorompente.
Per descrivervi con maggior esattezza la loro musica (punti di riferimento validi restano anche quelli espressi da chi mi ha preceduto), penso che si possano citare nomi come primi
Venom e
Bathory, insieme al piglio Punk 'n' roll metallaro dei
Motorhead, e le derivazioni Thrash/Black più dure sulla scia dei
Nifelheim, o dei più recenti e "crusteggianti"
Final Dose e
Zorn; ma, a mio avviso, sono rinvenibili perfino alcuni echi Crossover thrash degli storici
Sacrilege (di cui tra l'altro feci una retrospettiva qualche anno fa).
Il problema di un disco come
"Bloody Dreams", casomai debba realmente esservene uno, è che sembra non riuscire ad aggiungere tasselli di rilievo alla storia del gruppo — storia che invece dovrebbe ancora essere "tutta in divenire" — e, soprattutto, il suo segnalare dei lievi momenti di disomogeneità tra le varie componenti stilistiche qui esaminate. Tuttavia, si tratta di difetti non eccessivamente invadenti, fortunatamente incapaci di pregiudicare ingentemente l'esperienza di ascolto.
Date una possibilità a questi ragazzi… la loro musica selvaggia potrebbe conquistarvi.
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