Spiace aver messo le mani (e orecchie) su "
Trenchslayer" solo ora, il secondo album degli
Ardityon avrebbe sicuramente fatto a gomitate per entrare nella mia Top Ten dell'anno scorso. Infatti, "
Trenchslayer" è uscito, per la
Underground Symphony, nel febbraio del 2025, e vi ritroviamo il fondatore
Denis Novello (alla batteria), il chitarrista e tastierista
Andrea Colusso e soprattutto il cantante
Valeriano De Zordo, vera punta di diamante della formazione veneta, che per l'occasione si è avvalsa del supporto di
Simone Giovinazzo al basso.
Se il titolo e la copertina rimandano esplicitamente al moniker adottato, gli
Ardityon (l'italico Arditi è già stato utilizzato dalla Industrial band svedese in attività da fine anni '90) non sono l'ennesima cosplayer band e non sono qui per calarsi nei panni degli storici fanti del Regio Esercito, ma hanno l'intento di riprenderne lo spirito combattivo ed ardimentoso per ricontestualizzarlo nelle varie tematiche affrontate a livello lirico, che non sono incentrate (nemmeno per l'esordio "Ardityon" del 2019) in un concept sulle vicende della Grande Guerra, quanto piuttosto sulla resistenza alle minacce della tecnologia.
A livello musicale, siamo invece alle prese di un Heavy Metal affilato e tagliente, anche grazie alla resa sonora di alto profilo garantita dalle registrazioni tenutesi ai Domination Studio di San Marino sotto la guida di
Simone Mularoni, con influenze che vanno dai Judas Priest ai Megadeth, inglobando anche quelle di un moderno ed eclettico Power Metal di stampo Europeo, tra Primal Fear, Angel Dust, Manticora ma anche formazioni come i connazionali Cydonia e Secret Sphere.
"
Subhuman World" si rivela - dopo un breve passaggio orchestrale che sottolinea il contributo nelle orchestrazioni da parte di
Mattia Gosetti che suona al fianco di
Novello e
De Zordo negli Agarthic - una bella prova di forza, incalzante e ben tratteggiata, nei suoi vari cambi di atmosfera, tanto nel drumming quanto nel guitarwork. Segue una "
Everything Is Lost" che rallenta, maggiormente melodica e pervasa da pulsazioni Progressive, altro pezzo non banale, al pari di "
Spirit of Fire", attraversata da un chitarrismo dai toni neoclassici che scopriamo calarsi in un contesto che mi azzarderei a definire teutonico, aspetto che poi si accentua sulla thrasheggiante "
The Livestock". Da "
Toxic Show" in poi gli
Ardityon sembrano davvero essersi messi d'impegno nell'intento di bilanciare potenza e melodia, e lo fanno con ottimi risultati, come su "
Final Countdown", che non è una cover degli Europe (ma ho comunque in mente una loro riuscita reinterpretazione di "Heaven and Hell" dei Black Sabbath di qualche tempo fa) e soprattutto con l'intensità di una "
Wait for Me", dove sia
De Zordo sia
Colusso danno piena prova del loro valore. "
Don't Sell Your Freedom" si apre sui ritmi marziali dettati da
Novello per evolversi verso toni epici e sofferti, che infine trovano riparo nei modi delicati e soffusi della ballad "
I'm With You", largamente acustica e nel corso della quale fa capolino anche un pianoforte, grazie al contributo di
Alessandro Tempesta.
Ora punto la sveglia, giusto per non perdermi il loro prossimo album e non rischiare di arrivarci nuovamente con un ritardo clamoroso. Aggettivo, quest'ultimo, che peraltro ben si adatta a questo "
Trenchslayer".
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