Può deludere un disco cantato da
Mickey Thomas (Starship, Jefferson Starship), scritto con la collaborazione di
Neal Schon (Journey, Bad English, Hardline, …),
Jack Blades (Night Ranger, Damn Yankees, …),
Jonathan Cain (The Babys, Journey, …) e
Freddy Curci (Sheriff, Alias, …) e suonato con il contributo di
Steve Lukather (Toto),
Richie Kotzen (Poison, Mr. Big, The Winery Dogs, …) e dello stesso
Schon?
Difficile … eppure questo “
Over the edge” all’epoca della sua uscita originale non fu molto “considerato” e addirittura in qualche caso tacciato (se la memoria mi assiste …) di non possedere uno spiccato “carattere” espressivo.
Era il 2004 e forse le attenzioni dei
rockofili erano distratte da altre tipologie musicali, ma francamente chiedere una maggiore “personalità” e “originalità” a chi certi suoni ha contribuito fattivamente a crearli e plasmarli, mi era sembrato abbastanza fuori luogo.
Ventidue anni dopo (il “
XXX” citato nel titolo si riferisce ai tre decenni d’infaticabile impegno della
Frontiers a sostegno del
rock melodico e dell’
AOR) l’albo appare ancora parecchio “fresco” (grazie anche alla sagace rimasterizzazione di
Aldo Lonobile) e, soprattutto, molto appagante (innanzitutto) per tutti gli estimatori del genere che ai tempi se lo erano lasciato sfuggire e che nella sua
title-track e in “
One world” (composta dal magico duo
Blades /
Schon) potranno ritrovare brillanti scampoli dell’arte sopraffina di
John Waite e dei Bad English.
“
Thief” (incisa pure da
Martin Stenmark nel suo albo di debutto “
One”) è impregnata di quel misto di malinconia e spensieratezza che tanto piace ai
melomani e se la pulsante “
Surrender” ostenta un
mix Night Ranger / Journey garantito da autori (nuovamente
Blades e
Schon) e musicisti, “
Eyes wide open” esalta le doti di scrittura
Cain e d’interprete di
Thomas, impegnati in una ballata crepuscolare e
soulful.
Edificato sul prezioso
guitar work di
Lukather (supportato da
JM Scattolin) “
Forest for the trees” è uno dei pezzi più variegati dell’opera, tra brume soniche, reticoli esecutivi e slanci “radiofonici”, mentre “
The man in between” è un (solo) gradevole
slow dallo spirito
bluesy, ben gestito dalla chitarra fremente di
Richie Kotzen.
Con “
Cover me” la raccolta si sposta in fervidi territori elettroacustici (ottimo il lavoro di
Roberto Vanni e
Scattolin) con un approccio non lontano da certi Mr. Big, e per rimanere in tema di rimembranze eccellenti, ecco materializzarsi il leggendario trittico Journey / Survivor / Bad English nella sontuosa “
Turn away”, prima che l’emozionante clima notturno di “
Glory day” sigilli “
Over the edge” con un’altra sentita prestazione vocale di
Mickey Thomas.
Assediati da un profluvio di ristampe e di
all-star band, “
Over the edge (Frontiers XXX Anniv. remix edition)” potrebbe in apparenza sembrare una pubblicazione marginale e invece, pur senza rappresentare un assoluto caposaldo del settore, merita sicuramente attenzione e considerazione proprio perché riscopre un momento di fugace e luminosa alchimia vissuto da una coalizione artistica intrisa di talento, professionalità e tanta “anima”.