Tra i MILLEMILA progetti dell’inesauribile
Giuseppe “Buzz” Nicolò, i
Degenerated (attivi dal lontano 2000) spiccano indubbiamente per la loro ferocia stilistica, potendo vantare delle poderose strutture compositive, una voce decisamente cavernosa (quella di
Buzz, per l’appunto), oltre a delle atmosfere paludose e claustrofobiche, come vuole la tradizione del death più brutale.
Eppure, ciò che colpisce maggiormente del song-writing dei
Degenerated è la loro stupefacente capacità di amalgamare la suddetta aggressività, attraverso una scrittura articolata, con una curata ricerca melodica, in maniera tale da non generare delle opere eccessivamente monolitiche e difficilmente digeribili, ma alleggerendo, in tal modo, la proposta musicale. Insomma, prima di essere completamente risucchiati dalle sabbie mobili della staticità lineare imposta dai canoni del nudo e crudo brutal death, i
Degenerated riescono a riemergere in superficie, aggrappandosi alle proprie abilità compositive ed esecutive, presenti in maniera tangibile nel loro secondo capitolo discografico, intitolato
Echoes Of Infection e uscito per la
Great Dane Records.
Per l’occasione, il nostro
Buzz si avvale della preziosa collaborazione di
Emilio Dattolo (
Illogicist, ex-
Gory Blister) al basso,
Savior Calabro e l’immancabile
Dysphoria (sua fedele partner già nei
Memories Of A Lost Soul) alle tastiere ed agli effetti speciali.
Dopo la canonica
Intro, tocca a
Winds Of Ruin, seguita dalla title-track, travolgere l’ascoltatore con la propria forza dirompente, eppure mai fine a se stessa, ma anzi, sempre controbilanciata da inattese aperture melodiche presenti anche nella camaleontica
Humanity And Its Last Breath, che donano ampio respiro all’interno di un quadro chiuso e angosciante, trasmettendo, per assurdo, anche un senso di profonda intimità.
L’apice del trasporto emotivo, viene tuttavia raggiunto in occasione di
The Master And Margarita, brano di rara bellezza ed intensità, caratterizzato dall’appendice strumentale
Woland e da una struttura in continua evoluzione e, per questo, mai scontata, con un assolo finale che avvolge l'ascoltatore in un alone di decadente romanticismo, prima che la band torni a pestare come se non fosse un domani, con
Desertification che, a sua volta, anticipa la cinematografica outro strumentale
Neurotic Brew.
I
Degenerated, a conti fatti, potranno essere visti agli occhi di molti, solo come uno dei tanti progetti paralleli di
Buzz, ma la realtà è ben diversa e si manifesta palesemente in
Echoes Of Infection, dove la band mette in mostra un’invidiabile personalità e dei tratti distintivi ben identificabili, all’interno di una concezione artistica del tutto propria.