Copertina 7,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2026
Durata:43 min.
Etichetta:Metal Blade Records

Tracklist

  1. WHERE THIS WORLD ENDS
  2. EURYDICE (DON’T LOOK BACK)
  3. CAUGHT IN A SPELL
  4. WHEN THE LAST CANDLE DIES
  5. THE VEINS OF TIME
  6. THE WATCHER OF THE BURNING VEIL
  7. SHAPE OF SORROW
  8. DANCE ON CRIMSON GROUND

Line up

  • Ricardo Baum: vocals
  • Robert Richter: guitar
  • Henry Käseberg: guitar
  • Aleister Präkelt: drums

Voto medio utenti

I The Night Eternal sono stati un esempio di come si possa bilanciare in maniera efficace e proficua heavy metal, dark-wave e tenui bagliori di epic-doom.
Il fatto che l’introduzione sia declinata al passato (prossimo) dovrebbe lasciar “intuire” che con il loro terzo album e il passaggio all’eminente patrocinio della Metal Blade Records, “qualcosa” è cambiato.
Non moltissimo, in realtà, eppure l’incremento della quota squisitamente dark nella formula sonora credo potrà destare più di una perplessità in chi si era esaltato per “Moonlit cross” e “Fatale”.
Un cambiamento nel dosaggio che ha fatalmente comportato anche una maggiore accessibilità delle strutture musicali, oggi sempre più sotto l’influsso oscuro di The Sisters Of Mercy, The Mission e Fields of the Nephilim, sulla scia degli ultimi Lord Vigo, di Unto Others e New Skeletal Faces.
Indifferenti ad ogni eventuale arbitrario addebito di “commercializzazione”, diciamo subito però che i contenuti musicali di “Cold velvet” non sono del tutto entusiasmanti, e i motivi sono specificamente di carattere emozionale, affossato da un’eccessiva omogeneità compositiva e da scampoli di freddezza espressiva.
Una situazione che si sviluppa a dispetto di un avvio piuttosto confortante: la palpitante “Where this world ends” (forse la più affine al passato della band teutonica), l’impeto tenebroso di “Eurydice (don’t look back)” (omaggio a Andrew ‘Eldritch’ William Harvey Taylor e a Jerry Wayne Hussey) e la seducente “Caught in a spell” (con vaghi riverberi Ghost-iani nell’impasto sonico) rappresentano un’eccellente testimonianza del “nuovo corso” dei The Night Eternal.
Da qui in avanti la tensione emotiva comincia ad affievolirsi e anche se “When the last candle dies”, “The veins of time” e “Shape of sorrow” sono gradevoli spaccati di pulsante decadenza sonica, bisogna attendere prima gli scatti di “The watcher of the burning veil” e poi l’intensità di "Dance on crimson ground” per assistere al ritorno di quei “guizzi” di inquieta e intraprendente contaminazione che tanto avevano contraddistinto la parabola artistica pregressa del gruppo.
In conclusione, nel qualificare “Cold velvet” non si può di certo parlare di “delusione”, ma nell’evoluzione del sound dei The Night Eternal sembra oggi affiorare un pizzico di conformismo e di astenia che finora non era mai stato individuato, accendendo un “preallarme” che non lascia del tutto sereni e appagati.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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