"
Nell'album di debutto di questo duo danese, il confine solitamente netto tra blackened death metal apocalittico e denso di sonorità sludge e dark trap-rap urbano viene polverizzato in modo entusiasmante".
Già così si inizia male ma non pensavo che "
Anomaly", primo disco dei
Gradience fosse così provante.
Ci avrei scommesso casa solamente basandomi sulle foto e sul nome che al cantante
Gavin Mistry toccasse la "colpa" di aver contaminato con le sue terribili linee e vocalizzi hip hop il processo creativo della band, rendendo a dir poco inascoltabili praticamente ognuno degli undici brani qui presenti, ma anche il chitarrista
Jakob Harris, già "
artista visivo e musicista pop-core" (...), deve averci messo del suo.
Da questo sciagurato incontro dei due nel 2022 nasce questo altrettanto sciagurato progetto, definito dagli stessi ragazzi come blackened rap metal, in cui da salvare c'è veramente poco: le strutture dei brani sono elementari, ispessite unicamente da sound ultra processati ed iper prodotti, linee vocali che ricordano i peggiori Linkin Park, sia per voce sia per melodia, alternati con growl estremi e riff dissonanti, prima di sfociare nell'immancabile chorus melodico con voce pulita. Gli stessi inserti elettronici sono quanto di più scontato possa trovarsi in giro e non contribuscono affatto
Cosa si salva? La sezione ritmica composta da
Frederik Kjelstrup Hansen alla batteria e
Patrick Petersen al basso è sopra la media, "
Slow" è un decente intermezzo acustico, qualche spunto violento sembra interessante ma con tutto il bene appena arrivano i vocalizzi hip-hop di Mistry tutto va a farsi benedire.
Per quanto si possa essere open-minded ci sono degli accostamenti che non collimano, che non si sposano, e questa combinazione semplicemente non funziona. Si può mettere il burro d'arachidi sulla panna e farcirlo col tonno all'olio di oliva, sono tre alimenti che adoro singolarmente, ma uniti a forza in un piatto non diventano magicamente un manicaretto solo perchè è un accostamento bizzarro ed inusuale, quasi a volerci cercare della genialità.
Dispiace vedere etichette, specie se gloriose come la Metal Blade, inseguire mode e trend vari per accaparrarsi l'ignoranza di 14enni il cui massimo impegno è scrollare costantemente sui vari social.
Ce ne faremo una ragione, così come loro di noi.
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