Esordiscono con il full-length
"Second in the Spheres", in uscita il 24 settembre 2026 tramite
ATMF, i polacchi
Massteron, con una line-up composta da veterani della scena nazionale, e, inutile adoprarsi in grandi giri di parole, lo fanno con una vera e propria mazzata nei denti dal taglio Black/Death old-school.
"Second in the Spheres" presenta il classico suono ottenuto da una produzione simil analogica che ricalca il timbro scarno e abrasivo tipico delle release estreme della seconda metà degli anni '80 e inizio '90, dove il trio per 37 minuti si prodiga in assalti sonori martellanti che, tuttavia, sotto l'atmosfera ostile e lo spirito iconoclasta, celano uno studio compositivo meticoloso: ogni riff, articolazione e cambio di dinamica viene effettuato con uno scopo ben preciso.
Se nell'insieme il disco suona "vintage" puntando prevalentemente su un'impostazione annichilente, è altrettanto vero che i suoi sei brani, affilati come rasoi, mettono in mostra perfino un lato eclettico e raffinato, in grado di coniugare la distruttività canonica dell'extreme metal con soluzioni affatto scontate, e con un'anima avanguardistica che non entra in rapporto conflittuale con lo spirito "tradizionale" ma, al contrario, risulta un valore aggiunto, poiché fa sì che la tracklist non scada mai nel banale, apparendo, perlomeno in qualche misura, "al passo con i tempi".
Si tratta di una forma di Black/Death dal forte taglio Thrash particolarmente dinamica e piuttosto tecnica — più di quello che si potrebbe pensare a un primo e distratto ascolto — in cui si inseriscono tessiture dissonanti e le già accennate strutture magmatiche vicine a lidi Avantgarde, senza altresì divenire eccessivamente ridondante o astruso: è pur sempre la linea feroce e diretta la caratteristica dominante della musica dei
Massteron.
Sintetizzando, nella sua alienante e ossessiva monoliticità
"Second in the Spheres" si dimostra anche un lavoro eclettico ed eterogeneo, dove, probabilmente, i punti di riferimento potrebbero essere rinvenibili in band come
Azarath,
Behemoth,
Besatt e
Cultes des Ghoules per quanto concerne la scena polacca, mentre per il resto, sembra opportuno citare
Inquisition,
Aura Noir,
Pestilence,
Slayer (per un certo tipo di guitarwork) etc.
L'Estremo del 2026 — quello autentico, letale — passa anche di qui: non fatevelo sfuggire.
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