Nati su iniziativa del simpatico e talentuoso
Leo Leoni, membro fondatore dei Gotthard, i
CoreLeoni per un po’ sono apparsi come una sorta di
tribute band di “sé stessi” (i primi due
album erano proprio rivisitazioni del repertorio dei Gotthard) per poi divenire progressivamente “qualcosa” di più che un intrattenimento per i
fans irriducibili di uno dei principali alfieri svizzeri dell’
hard-rock.
Un “qualcosa” che oggi, grazie a questo “
Generection”, amplia e irrobustisce prepotentemente le sue spire espressive, diventando un autentico sollazzo uditivo per tutti gli estimatori dell’
heavy-rock prestante e melodico, ottimamente pilotato dalla vocalità duttile e stentorea di
Eugent Bushpepa, per nulla intimidito da un eventuale confronto con il compianto
Steve Lee, con
Nic Maeder o con
Ronnie Romero (voce dei suddetti primi lavori dei nostri).
Il resto lo fanno canzoni sempre coinvolgenti e incisive, che mescolano grinta e affabilità in maniera decisamente vincente, privilegiando la prima senza svilire la seconda.
Le chitarre sferraglianti e le dense e striscianti pulsazioni soniche di “
Last goodbye” introducono perfettamente al clima dell’opera, reso ancora più poderoso e catartico dalla sua
title-track, un inno che non fatica a entrare in circolo alimentato da un
refrain “da stadio”.
Con “
Howling at the moon” l’atmosfera si tinge di sinistra e seducente “licantropia”, mentre a chi predilige situazioni meno perniciose è indirizzata “
Sex on the beach”, un
hard-blues impertinente e abrasivo, sostenuto da cori adescanti.
Come anticipato, “
Generection” è un disco che non “vive” di sola viscerale tensione, ed ecco che la ballata “
Believe” conferma i
CoreLeoni eccellenti interpreti di un “fondamentale” del genere non sempre gestito con misura e buongusto e in cui gli stessi Gotthard sono maestri.
E sempre a proposito di “filiazioni” Gotthard-
iane ben governate ecco che la
cover di “
Vision” (tratta da “
Open”) evita l’effetto autocelebrativo trasformandosi in un salmo solenne e fosco (e Dio-
esco) di notevole efficacia.
Valutazione che non si può estendere all’irruenza un po’ troppo prevedibile di “
Rock’n’roll rebel” e che invece si può tranquillamente riproporre nel giudicare la melodia incalzante e ammaliante di “
Don’t tell me”, il lirismo degno dei Whitesnake di "
I’m afraid I’m in love” e pure il radioso
pathos elettroacustico di "
Yearning”.
In conclusione, solo per gli amanti del “digitale”, arriva il, probabilmente divisivo,
remake della celebre “
Lady Marmalade” (portata al successo dalle Labelle): ora, pur non essendo esattamente un “capolavoro”, il brano in versione "tonificata" è godibile e migliore di tanti altri rifacimenti di cui è stato oggetto (nel
film “
Moulin Rouge!” era addirittura combinato con “
Smells like teen spirit” dei Nirvana!).
Passare dalle istanze di un “progetto parallelo” a quelle di un’entità artistica dotata (seppur in ambiti stilistici consolidati) di una propria identità non è mai agevole … i
CoreLeoni, con coerenza, coesione e perizia sono riusciti nell’impresa e “
Generection” ne è una prova piuttosto evidente.