I blacksters statunitensi
Wyrm Chasm, a distanza di ben undici anni dalla loro prima uscita discografica, l'omonimo EP
"Wyrm Chasm" (2015) — a cui in realtà era seguito uno Split nel 2018 con gli
Psychiatric Regurgitation — si ripresentano finalmente con il primo full-length della carriera dal medesimo titolo (scelta piuttosto strana per quanto mi riguarda).
"Wyrm Chasm" — rilasciato in via indipendente il 23 ottobre 2026 — incorpora buona parte dell'EP di debutto, e ci presenta una band in grande spolvero che si muove con notevole abilità su una forma di Black metal melodico, con qualche piccolo guizzo sinfonico, piuttosto aggressiva e incalzante, contraddistinta da un suono tutto sommato nitido: chitarre sature, fredde, ben in evidenza e un insieme di policromie di sottofondo, assai intriganti, che lasciano trasparire anche una leggera sfumatura cosmica suggestiva nel suo misticismo, dai velati afflati mitologici, declinata con impressioni medieval fantasy.
A mio avviso, quel che realmente innalza
la proposta dei
Wyrm Chasm, la quale non è poi così originale — ricalcando con forza quanto fatto da grandi nomi come
Emperor, Naglfar, Absu (era
"The Sun of Tiphareth" — 1995) e non solo — è la cura con cui è studiato il prodotto, la ricercatezza compositiva e il gusto melodico unito all'attitudine complessivamente feroce, nera, epica e dalle strutture facilmente memorizzabili.
"Wyrm Chasm" è un album "elementare" ed elegantemente devoto alla Nera Fiamma…
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