In questo 2026 sempre più folle e sgangherato a livello globale, a buttare ulteriore sconforto per la decadenza sociale etica e morale dell'umanità, ci pensa il ritorno discografico dei seminali
Godflesh.
Parliamo di un nome di culto, che mai è stato baciato dal mainstream musicale per ovvie ragioni (dopotutto quell'abominio sonoro nato tra l'Industrial più marziale e apocalittico ed il Metal più minimale e moderno difficilmente poteva - e può - essere qualcosa di facilmente radiofonico e smerciabile), che si bea del suo status di pietra angolare dell'Industrial Metal.
Industrial Metal vero, eh? Non per modo di dire: qui non troviamo dell'Hard Rock "Elettronico", della "Dance con i chitarroni" o del Metal più o meno estremo con una leggera spruzzata di questo o quel tipo di musica elettronica "tanto per…", qui abbiamo veramente il Metal al servizio di quel genere senza compromessi che è l'Industrial Music.
A due anni di distanza dall'inutile remix di una selezione di brani dal buon "
A World Lit Only by Fire" del 2014 ("
A World Lit Only by Dub"), il famigerato power duo composto da
Justin Broadrick e il suo sodale
G.C. Green, torna con un nuovo album di inediti e a livello sonoro, non ci sono grandi scostamenti rispetto a quello che è lo stile creato e consolidato da questa storica band.
Non che questo sia necessariamente un male, eh? Anzi, dopotutto gli artisti devono essere liberi di seguire la via che più gli aggrada, facendosi veicoli del loro istinto e non per essere un mero jukebox ambulante al servizio dei loro fans e se questo significa essere un po' conservativi, beh, così sia!
Poi certo, anche se il "
Godflesh sound" quello è e quello rimane, ciò non impedisce ai due musicisti inglesi di variare un po' la loro proposta, incorporando varie influenze sempre a tema con l'Industrial ed il Post Industrial, che trovano quel sottile equilibrio nel dare quel pizzico di brio e dinamismo per impedire a questo "
Decay" di essere un disco sorvolabile, ma al tempo stesso non allontanandosi mai troppo dallo steccato da risultare forzato, snaturato, se non addirittura ridicolo o fastidioso.
Pertanto che rimane da dire sui 41 minuti di nuova musica elargita da questi musicisti che non sia già stato detto in passato? In realtà nulla: la scrittura delle canzoni è minimale, ripetitiva, dall'andatura mantrica, con un riffing chitarristico di sabbathiana memoria spogliato di ogni orpello Blues che viene così tanto distorto da risultare ronzante, ai limiti del Noise Rock degli americani
Swans ("
Filth" dell'83 anticipava di qualche anno certe idee dei
Godflesh). Il Basso? Beh, scandisce le note con grande potenza e precisione al limite dell'umano, doppiando i colpi sintetici e freddi della drum machine che rimbalza a sua volta sugli accordi "gentilmente" elargiti dai due.
Basi minimali atte a creare un tappetto sonoro lugubre e lontano, ed un cantato che già da qualche anno ha abbandonato le urla feroci per abbandonarsi alla melodica decadenza di certo Post Punk (
Killing Joke, non a caso un nome fondamentale per certi ambienti musicali).
Con sorprendete semplicità i
Godflesh si fanno cantori di tempi bui e incerti come questi: i fans è difficile che rimarranno delusi, mentre
chi non li ha mai apprezzati è altrettanto difficile che li possa apprezzare ora, perché seppur il suono sia più melodico rispetto al loro passato, per amor di verità bisogna anche dire che la parte Noise/Industrial si sta prendendo poco a poco il sopravvento e questo rende questo gruppo sempre più estraniante ed alienante, ma vista la follia di questo preciso periodo storico sempre più cinico ed inumano (tra fascismi ed ignoranza dilaganti che trasformano i popoli in masse facilmente manipolabili, guerre ogni 2 x 3, costo della vita sempre più fuori controllo, un grave decadimento culturale o alcuni valori che vengono sempre meno...), "Decay" risulta esserne una perfetta rappresentazione sonora.
Se questo sia un bene o un male sta alla sensibilità del singolo ascoltatore deciderlo.Per conto mio non posso fare altro che constatare dell'ennesimo rilascio di un lavoro credibile da parte di questi artisti, cosa mai da dare per scontata quando si parla di nomi di così lungo corso.
E brava la
Relapse, etichetta sempre molto attenta a sonorità realmente estreme, ad aver dato man forte al rilascio di questo platter: signore e signori, che l'apocalisse sia vicina?
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