Il percorso musicale dei
Killer - iniziato nel lontano 1980 - sembrava essersi concluso con una manciata di boxset anche andavano a ricapitolare la loro discografia e infine con l'album "Hellfire", uscito nel 2023, poi invece
Paul “Shorty” Van Camp, chitarra e voce - e soprattutto l'unico membro originale e che da sempre regge le redini della band - ha sentito la necessità e la possibilità di un "Gran Finale".
Questa la genesi di "
The Grand Finale" e di una copertina con quel patibolo e tre cappi che sembrano proprio attendere i tre musicisti che oggi fanno parte dei
Killer: il già citato
Van Camp,
Ian Anthony al basso e il batterista
Ivan Opdebeeck. Ma il boia può attendere, dato che i
Killer non spariranno da un giorno all'altro, tutt'altro, dato che prenderanno parte al tour europeo degli Anvil, previsto tra ottobre e dicembre del 2026, in qualità di ospiti speciali.
Immagino che nella scaletta troveranno posto i classici più datati della band ("Ready for Hell", "No Future", "Wall of Sound", "Shock Waves"...) ma non mancheranno estratti da "
The Grand Finale", perché, come vedremo, accoglie canzone degne di menzione, già a partire dalla ruvida "
Loaded Gun", nel più classico stile dei Killer e forse solo con un pizzico del Motörhead sound in più "del solito". E questi ultimi non vengono citati per puro caso, dato che
Van Camp ha dedicato "
The Grand Finale" proprio al mai troppo compianto Lemmy Kilmister, inoltre come ospite sul disco troviamo
Lloyd, cantante della tribute band Motorheadz in cui milita anche lo stesso
Van Camp, e i risultati si vedono - anzi si ascoltano - su "
Roll The Dice" e "
What You See Is What You Get", episodi dove spadroneggia lo spirito dello Snaggletooth.
Non che il resto della tracklist sia rose e fiori: dell'opener abbiamo già detto e pezzi come la stessa titletrack, "
Welcome in the Real World" o "
Don't Get Me Wrong" non sono certo da meno, con piglio e bordate Hard & Heavy tra Saxon, Tank, Raven e Motörhead, che si acquietano solo nella malinconica "
Gone Too Soon" con quel suo mood blueseggiante e settantiano, e in parte nei rimandi British Metal di "
The Fire Still Burns" e
"In the Eye of the Storm", ma in tutte e tre i casi con risultati non particolarmente esaltanti.
Ecco così che un'altra delle band che hanno accompagnato la mia gioventù ha deciso di staccare la spina e andare in "quiescenza" salutandoci con "
The Grand Finale", un disco onesto che pur con qualche ripetitività e autocitazione resta un buon congedo ma soprattutto da non sottovalutare visto che è stato in grado di "ricreare la magia".
Ci mancheranno i
Killer?
Si. Sicuramente per il loro sound sporco e riottoso, ma – ammetto - sentirò un pizzico di nostalgia pure per quel battagliero logo che tanto mi aveva affascinato sin dalla sua prima apparizione su "Shock Waves".
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