Chi conosce la parabola artistica degli
Spiders lo sa bene … gli svedesi sono specializzati nel (ri)proporre quelle atmosfere genuine e accessibili e che nei
seventies rendevano il
rock qualcosa di emotivamente “speciale”, capace di farti sorridere, commuovere o scuotere il deretano senza sofismi o particolari sovrastrutture.
Un approccio musicale che lungo il percorso discografico si è pure lievemente “alleggerito”, spostando il
focus di parecchie composizioni ancora più indietro nel tempo, puntando dritto sui “favolosi anni sessanta” così importanti per le sorti dell’allora imberbe
rock n’ roll.
Una questione “nostalgica”, certamente, eppure mai didascalica, grazie ad una capacità innata nel vitalizzare melodie canoniche, attingendo dai padri fondatori ed elaborandone con acume gli insegnamenti, arrivando a predisporre una formula espressiva dai tratti talvolta squisitamente
naif e che sa sempre “magicamente” trasformare il grigiore del quotidiano in proiezioni di luce e colore.
Insomma, per tutti quelli che ritengono utile per il loro “equilibrio psichico” ricorrere con una certa frequenza ad una mistura di The Runaways, T-Rex, Rolling Stones,
Suzi Quatro e Blondie, il nuovo lavoro dei nostri, titolo “
Crystal eyes”, sarà un vero toccasana, in grado di tradurre in suoni e parole la freschezza ristoratrice di una giornata estiva tersa e ventilata.
In un radioso e variopinto
collage sonoro che sembra davvero perfetto per la voce fascinosa di
Ann-Sofie Hoyles e per la finezza esecutiva di
John Hoyles (ben coadiuvati dall’efficace sezione ritmica formata da
Olle Griphammar e
Ricard Harryson), l’albo germoglia con la pulsante e
glitterata energia di “
Creature of the night” e poi si sviluppa attraverso la melodia vanesia e seducente di “
Flying too high” e la carica di “
Quit you”, illuminata fusione tra
Stones e Kiss.
Ancora una spensieratezza
rollistica denominata “
Do you think about me”, prima che l’elegia soffusa e vagamente
kitsch di “
(Doomed to a) life of misery” s’insinui nel clima di un’opera che con “
Heart of stone” riprende a professare la sua spavalderia, edificata sul
riff accattivante di
John e sull’ugola passionale di
Ann-Sofie.
Arrivati alla raffinata e sinuosa
title-track del disco si comprende ancor più chiaramente quanto gli
Spiders siano “dentro” questo
sound senza forzature o finzioni, sensazione rafforzata pure dall’ascolto dell’inebriante “
Playing with fire”, impreziosita da suggestivi pigmenti
psych.
Immergersi nelle delizie
sixties-pop di “
Loser” e illanguidirsi con la ballata ondeggiante e carezzevole “
A little too late” sono le ultime due opportunità sensoriali offerte da “
Crystal eyes” a tutti quelli che apprezzano le cose “semplici” alimentate dal talento e dal desiderio istintivo di trasmettere emozioni.
In un
rockrama convulso, spesso “ultraprocessato” e sempre più tecnologico, ha ancora senso la musica degli
Spiders? Credo proprio di sì … teniamoceli stretti e difendiamoli come faremmo con una specie a rischio d’estinzione.