Copertina 10

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2026
Durata:42 min.
Etichetta:BMG

Tracklist

  1. OVER THE VIOLENT SUN
  2. BLACK TIMES
  3. WORLD ALONE
  4. BEYOND THE DEAD
  5. STORMWATCHER
  6. DEATH WAKE
  7. RETURN OF THE ARBALIST
  8. LEGACY

Line up

  • Tony Iommi: guitars
  • Jørn Lande: vocals
  • Becky Baldwin: bass
  • Karl Brazil: drums

Voto medio utenti

Ci vorrebbe un fiume di parole per spiegare ad un novizio chi è, quanto è importante, quanto è FONDAMENTALE il signor Iommi Tommaso da Birmingham per quella nicchia di mondo che chiamiamo Heavy Metal. Semplicemente, senza le sue dita straziate dai macchinari, senza il nero che lo abita(va), oggi ascoltereste tutti Pupo. Come fanno in Russia, praticamente. Un saluto a Pupo, un grande. Ma torniamo a noi.

Iommi è semplicemente imprescindibile, non tanto come virtuoso della sei corde, ma proprio come creatore di mondi, forgiatore di riff che sono entrati nell’immaginario collettivo, marchiando a fuoco un genere, un’epoca, un modo di intendere la Musica tutta. E questo 2026 ci fa il più grande dei regali, con il primo album solista in 21 anni da parte di Sua Maestà, che ci dona 8 perle nere e metal che più Metal non si può.

Accompagnato nel compito da fidi professionisti agli strumenti e da uno Jorn Lande semplicemente perfetto nella stesura, nell’esecuzione e nella creazione di atmosfere vocali, l’album si apre con “Over The Violent Sun”, manifesto di riff granitici e di una potenza sonora devastante. Prodotto divinamente, il che significa che puoi sentire respirare ogni singolo strumento, la seconda traccia è una carezza al Doom: “Black Times”, sin dal titolo, è oscura, minacciosa e pesante come l’osmio. Segue il primo singolo, “World Alone” e non ce n’è già per nessuno: pezzo orecchiabile, guidato magistralmente dalla superba interpretazione di Jorn, che da questo disco è ufficialmente incoronato come una delle Grandi Voci del nostro tempo.
Ma il bello accade quanto Tony Iommi si ricorda da dove viene, e ci regala brani come “Beyond The Dead”, con un riff che fa letteralmente PAURA da quanto è grosso, minaccioso, cattivo, il tutto condito da un ritornello melodico e drammatico, Ronnie James approverebbe in pieno. Brividi.
Si procede con “Stormwatcher”, e ancora una volta non mi resta che stupirmi di come un uomo di 78 anni abbia in sé tanto metallo da far impallidire la metà di quello che mi passa tra le orecchie ogni mese. Tre note, tre tonnellate. E Jorn si canta la vita e la carriera, mentre la batteria picchia con solennità un altro brano perfetto per un singolo.

Intermezzo: la bassista in tour con i Mercyful Fate, il batterista dietro Robbie Williams. Ascoltate come due giganteschi professionisti si trasformano e diventano il genere che suonano. Mostri.

Non vi basta? Vi faccio morire? “Death Wake” è una sorta di lento, altro showcase per l’immenso Lande, dove le atmosfere si dilatano un pochino, ma senza esagerare, che una tremenda oscurità incombe proprio al di là della strofa… Un pezzo inquietante, colonna sonora dei vostri incubi peggiori.
La traccia 7 di 8 è “Return of the Arbalist”, un pezzo lanciato a velocità, aggressivo e quadrato, in grado di far scapocciare pure me che ho tre capelli in testa. Sentite che ritornello signori, tutti a casa, non ce n’è per nessuno.
Chiude l’album la lunga “Legacy”, e qua sono lì lì per fare una lacrimuccia. Gli ultimi 7 minuti sono un testamento musicale di un mostro sacro, del padre di tutti noi, che si accomiata (per sempre? Dio ti prego no) con un testamento alla sua Storia, che poi è la storia di ognuno di noi, in un brano solenne come il più bel funerale a cui andrete mai.

Non l’ho mai fatto, ma “From the Dark” prende 10, diretto, senza se e senza ma. Se nel vostro corpo c’è un briciolo di amore per l’Heavy Metal, quello puro, potente, incontaminato; se avete mai amato la nostra musica nonostante foste gli sfigati di turno; se tutti ridevano mentre voi vi chiudevate in camera vostra, a sognare mondi e a scolpirvi l’anima, “From the Dark” vi spetta di diritto. È vostro, e finalmente sarete completi.

Grazie, Tony, grazie di cuore. Non sarei chi sono se non fosse per te.



Recensione a cura di Pippo ′Sbranf′ Marino

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