Copertina 6,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2007
Durata:53 min.
Etichetta:Regain Records
Distribuzione:Self

Tracklist

  1. THE LEVELLING DUST
  2. COLD MOUTH PRAYER
  3. IMAGO MORTIS
  4. THROUGH THE BELLY OF DAMNATION
  5. 1651
  6. LIMBS OF WORSHIP
  7. ACCUSER/OPPOSER
  8. VANITY OF VANITIES
  9. WOMB OF PERISHABLENESS
  10. VOICES FROM AVIGNON

Line up

  • Mortuus: vocals
  • Morgan: guitars
  • Devo: bass
  • Emil: drums

Voto medio utenti

Quando si parla di Marduk bisogna stare attenti, perché si rischia sempre di scontentare qualcuno. Da un lato c'è la vecchia guardia, attenta alla conservazione delle qualità storiche della band svedese, ma anche sensibile alla qualità spesso altalenante dei suoi album. Dall'altro troviamo gli ascoltatori meno esigenti, che allo stesso tempo sono anche quelli più inclini ad accogliere in maniera positiva eventuali cambiamenti stilistici. Ebbene, "Rom 5:12" riuscirà come previsto a soddisfare e deludere entrambe le fazioni!
Già dall'opener risulta evidente come la formazione guidata ormai da Morgan abbia deciso di puntare la sua svolta sul rallentamento dei tempi: non più solo schegge impazzite alla velocità della luce come nei lavori storici, ma anche un approccio più cadenzato e ragionato, alla ricerca di melodie morbose e malate con cui stuzzicare il palato dell'ascoltatore. Chi ha amato le sfuriate dei Marduk non si spaventi, perché se ne trovano alternate ai mid-tempos anche in questo "Rom 5:12", e devo dire che le ho trovate anche di qualità abbastanza interessante. Tuttavia i fan più intransigenti avranno già gridato allo scandalo dopo aver sentito "Imago Mortiis", traccia semplice e rockeggiante, basata sull'eccessiva ripetizione delle stesse strutture per una durata di oltre otto minuti, fino all'atmosferico finale.
Altre sorprese arrivano con "1651", una specie di outro posta però a metà dell'opera, e "Accuser/Opposer" che vede come guest il mitico Nemtheanga degli irlandesi Primordial a fare da contraltare allo screaming dell'ottimo mortuus con le sue sofferte e caratteristiche vocals. La qualità di "Rom 5:12" resta sempre altalenante: i buoni spunti ci sono e questo fa ben sperare per una ripresa della band svedese, ma tuttavia l'impressione è che ancora ci sia da lavorare per trovare l'equilibrio giusto tra la furia storica e le nuove divagazioni. Alcuni pezzi sembrano allungati giusto per fare minutaggio, e altri inseriti solo per fare numero.
Per questo "Rom 5:12" non può entrare nella storia dei Marduk, pur rappresentando una buona promessa per il futuro!
Recensione a cura di Alessandro 'Ripe' Riperi

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