Copertina 7

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2008
Durata:non disponibile
Etichetta:Relapse

Tracklist

  1. REVERSING THE ORDER
  2. CITIZENS OF THE CYCLOPEAN MAZE
  3. SYMPTOMS OF SICKNESS
  4. THE BLACK DOG SYNDROME
  5. COMATOSE STATE
  6. PARADOX LOST
  7. THE LAST BITTER TWIST
  8. SEIZURES
  9. THE MACHINE
  10. I AM THE DOORWAY
  11. SCARE TACTICS
  12. DELIVERANCE OF THE REJECTED

Line up

  • Joel Fornbarndt: vocals
  • Anders Jackobson: drums
  • Anders Bertilsson: guitar
  • Oskar Palsson: bass
  • Daniel Schroder: guitar

Voto medio utenti

Il nuovo lavoro dei Coldworker, band nota ai più per lo stazionare di Anders Jakobson (ex Nasum) dietro alle pelli, ci giunge a due anni di distanza dal debut "The Contaminated Void" e ci consegna un gruppo intento a proseguire sugli stessi pesantissimi binari del disco d'esordio, pur apportando qualche aggiustatina al sound complessivo: se il suo predecessore suonava come una discreta mattonata death/grind, "Rotting Paradise" mostra un gruppo che ha deciso di smussare le asperità grind per concentrarsi su coordinate più prettamente death metal. Non fraintendiamo però: il drumming di Jakobson e i pezzi presentano comunque sfuriate e momenti votati al grindcore, ma di certo non rappresentano la parte preponderante della musica dei Coldworker. A tenere banco sono ritmi decisamente più vicini al death metal, ovviamente di stampo europeo, uniti a momenti più grooveggianti e pesanti, senza scadere in banali intermezzi core, ma prediligento più che altro soluzioni cadenzate e pesanti che aiutano a spezzare l'andamento delle canzoni. Riprova ne è una song come "I Am The Doorway", che si chiude in maniera massiccia, mentre canzoni come "Citizens Of The Cyclopean Maze" e "The Black Dog Syndrome" rappresentano gli episodi più riusciti e convincenti di "Rotting Paradise", mischiando violenza esecutiva e un senso melodico (ma senza mai cadere nel ruffiano) decisamente adeguato alla situazione. I pezzi non sono tutti memorabili, ma la qualità complessiva è nel corso del disco sempre buona e non impedisce di godersi il massacro sonoro che "Rotting Paradise" è in grado di offrirci.
Per farla breve, un buon disco ma che probabilmente non possiede una grossa longevità, difetto che è riscontrabile anche nel suo predecessore. C'è solo da sperare che la prossima volta il buon Anders riesca a far fare il salto di qualità che al momento manca alla sua band.
Recensione a cura di Michele ’Coroner’ Segata

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