Monografia Obtained Enslavement

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Pubblicato il:14/02/2026
“MONOGRAFIA OBTAINED ENSLAVEMENT”


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Gli Obtained Enslavement sono stati una Black metal norvegese che da un certo punto della carriera ha approcciato tratti sinfonici estremamente eleganti ed estrosi, originaria di Stord e attiva tra il 1989 e il 2000. Fondati dal cantante e bassista Pest (noto anche per la sua militanza nei Gorgoroth negli album “Under the Sign of Hell” del 1997, e nella maggior parte delle tracce di “Destroyer, or About How to Philosophize with the Hammer" del 1998, e in seguito di “Quantos Possunt ad Satanitatem Trahunt” del 2009); dal chitarrista Døden (che ha militato live anche per gli Aeternus) e dal batterista Torquemada. Inizialmente, nei primi demo rilasciati nel ’92 e nel ’93, proponevano un Death metal tradizionale, per poi evolvere verso sonorità più orchestrali e atmosferiche, caratterizzate da un massiccio utilizzo delle tastiere e da influenze tratte dalla musica classica. Tuttavia adesso risulta necessario scendere nel dettaglio della loro discografia, poiché, ogni album in realtà presenta svariate differenze l’uno dall’altro.

Durante la loro carriera gli Obtained Enslavement hanno pubblicato quattro LP in studio, diventando, tra le cosiddette "formazioni minori", una delle più rispettate nel panorama del Black metal sinfonico.


“Centuries of Sorrow” (1994) – Likstøy Music


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Il debutto della band è un platter crudo e feroce che ancora non mostra le influenze sinfoniche per cui il gruppo sarebbe in seguito divenuto celebre. Il sound è quello tipico del Raw black metal, con un’atmosfera cupa e disperata, similmente a Burzum e primi Mayhem. Sebbene grezzo nella produzione e nello stile, vi si poteva già scorgere il talento compositivo degli Obtained Enslavement.
Un full-length che per certi aspetti, oltre a richiamare ai primi Darkthrone, denota una certa affinità – seppur resti collocabile su un piano molto superiore, sia per qualità tecnica che compositiva e di cura del prodotto – con “Servants of Sorcery” dei Fimbulwinter, progetto di Skoll degli Arcturus e di Shagrath dei Dimmu Borgir, che usciva proprio nel medesimo anno.
In ogni caso, per assegnargli una valutazione coerente, occorre ricordare i dischi usciti nel 1994: uno degli anni d’oro di tutto il movimento della fiamma nera.
Quello era l’anno in Norvegia di “Hvis Lyset Tar Oss” di Burzum, “Pentagram” dei Gorgoroth, “In the Nightside Eclipse” degli Emperor, “Vikingligr Veldi” e “Frost” degli Enslaved, “De Mysteriis Dom Sathanas” dei Mayhem, “Transilvanian Hunger” dei Darkthrone, “The Shadowthrone” dei Satyricon, “As the Wolves Gather” dei Forgotten Woods (giusto per fare degli esempi. In Svezia invece di “Opus Nocturne” dei Marduk, o del debut dei Dawn. In Finlandia vi era “Suomi Finland Perkele” degli Impaled Nazarene, mentre in Grecia “Non Serviam” dei Rotting Christ; “Ceremony of Opposites” dei Samael in Svizzera, e… direi che in questa sede possiamo fermarci qui.
Indubbiamente non si è trattato di un capolavoro ma tutt'oggi possiede ancora valore, in quanto manifestazione ottima di Black metal misantropico, degno esponente della vecchia guardia, e in grado di non sfigurare più di tanto di fronte ai capolavori del genere; risultando senz’altro nella media delle releases “minori” di quegli anni: media assai alta rispetto agli standard a cui siamo abituati attualmente.

Voto: 7,5




“Witchcraft” (1997) – Wounded Love Records


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Comunemente considerato come il loro capolavoro, “Witchcraft” segna la svolta del gruppo verso il Black metal sinfonico. Registrato nei leggendari Grieghallen Studios (studio dove sono stati prodotti album fondamentali per il Black da artisti come Burzum, Emperor, Immortal e Mayhem) proprio con lo storico produttore Pytten, il disco è un perfetto connubio tra la ferocia del Black metal e l’eleganza della musica classica. L’uso delle tastiere è predominante, atto a profilare atmosfere maestose. Sicuramente influenzato dai primi due album dei Dimmu Borgir e da “Aspera Hiems Symfonia” (1996) degli Arcturus, qualcuno addirittura lo ritiene uno dei migliori album di Symphonic black metal di tutti i tempi. Questo per la sua capacità di bilanciare brutalità e melodia, senza altresì apparire eccessivamente pomposo, e a mio avviso è una considerazione più che giusta poiché non risulta assolutamente un mero prodotto realizzato da emulatori, bensì denota costantemente una sua ben precisa identità. Inoltre, i norvegesi qui fecero sfoggio di un'eleganza in fase esecutiva, ma soprattutto di arrangiamenti, davvero tra le migliori di sempre. Al di là degli Emperor, e dei Limbonic Art, che nella declinazione sinfonica dell’arte oscura sono da collocarsi ben al di sopra di qualsiasi altra formazione, pochi altri artisti sono stati in grado di raggiungere tali livelli di perfezione nell'equilibrare brutalità e melodie neoclassiche.
Per comprendere il valore di questo LP, come per il precedente “Centuries of Sorrow” dobbiamo tenere presente il contesto storico, dunque quali contendenti venivano rilasciati nel 1997.
Era l’anno in Norvegia di “Under the Sign of Hell” dei Gorgoroth, o del glorioso “Nemesis Divina” dei Satyricon, di “The Olden Domain” dei Borknagar; ma, soprattutto, dobbiamo mirare agli album con cui doveva ingaggiare una vera e propria tenzone, sulla scia dunque del Symphonic black metal, o comunque sia di lavori più melodici, per esempio, del tipo di “Anthems to the Welkin at Dusk” degli Emperor, “In Abhorrence Dementia” dei Limbonic Art, “Enthrone Darkness Triumphant” dei Dimmu Borgir, “La masquerade infernale” degli Arcturus, “In Times Before the Light” dei Covenant, “The Grand Psychotic Castle” – EP favoloso – dei Tartaros, “Through Times of War” dei Keep of Kalessin, “Beyond the Wandering Moon” degli Aeternus, ecc.ecc. Questo perlomeno per quanto pertiene la scena norvegese.
Se invece diamo uno sguardo alla Svezia, troviamo “Let the Stars Fall and the Kingdom Come” dei Parnassus, “At the Sight of the Apocalypse Dragon” dei Midvinter.
“Lords of Twilight” dei Thy Serpent in Finlandia… In Inghilterra “The Slaughter of Innocence, a Requiem for the Mighty” degli Hecate Enthroned; in Austria “Dol Guldur” dei Summoning, ecc.ecc.

“Witchcraft” è un LP, a mio avviso, in grado, fuorché, ribadiamo, per quanto pertiene agli album di Emperor e Limbonic Art, di guardare tranquillamente negli occhi le altre opere da noi citate senza aver bisogno di abbassare lo sguardo.

Voto: 9




"Soulblight" (1998) – Napalm Records


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Con “Soulblight”, gli Obtained Enslavement perfezionarono la loro formula su un direzione meno sinfonica e leggermente più dura.
Le tastiere interpretano ancora ruoli importanti, ma le chitarre e le percussioni diventano più intricate e vicine alla scuola svedese dei Dark Funeral, pur mantenendo parte delle componenti classiche e un gusto per le melodie assai spiccato, insieme a tutto un complesso di policromie capaci di conferire alla musica degli Obtained Enslavement un’eleganza e un potere di polarizzazione che ha ben pochi eguali nel panorama estremo.
Un LP oscuro, nichilista, epico e malinconico, dal sound complesso e stratificato che disvela integralmente la sua bellezza solo dopo numerosi ascolti.
Storicamente, senza dubbio alcuno assai inferiore a “Witchcraft”: ormai nel 1998 era già uscito tutto quel che di importante doveva emergere… tuttavia, a mio avviso, qualitativamente, pur presentando una proposta leggermente meno estrosa, non ha poi così tanto da invidiare al suo predecessore.

Voto: 8,5.




“The Shepherd and the Hounds of Hell” (2000) – Napalm Records


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“The Shepherd and the Hounds of Hell” è l’ultimo lavoro della band che, in seguito alla sua pubblicazione, andrà immediatamente incontro al suo scioglimento.
Qui gli Obtained Enslavement mantengono in parte le caratteristiche del loro stile, benché con un suono più rifinito contraddistinto da strutture sinfoniche meno evidenti, puntando su brani di impatto e tendenzialmente duri; pur presentando numerose melodie, contaminate, inoltre, da inserti Speed/Thrash e da momenti Heavy classici, riscontrabili anche in talune linee vocali pulite estremamente 80’s. Un lavoro piuttosto tecnico e con una leggera impronta Progressive, riallacciandosi, seppur senza raggiungere tali apici compositivi, ad alcuni momenti degli Emperor delle loro fasi più sperimentali (dunque quelli di “IX Equilibrium” del 1999 e di “Prometheus: The Discipline of Fire & Demise” del 2001).

“The Shepherd and the Hounds of Hell” non ha avuto il medesimo impatto di “Witchcraft” o “Soulblight”, e forse è il capitolo più debole della loro discografia ma, ugualmente, se lo si ascolta più volte con la dovuta attenzione, si dimostra un'opera realmente valida, capace di rappresentare, in qualche misura, una degna conclusione della loro carriera.

Voto 7,5




Come già accennato, gli Obtained Enslavement si sono sciolti nel 2000; e questo in parte sembrerebbe essere dovuto anche al trasferimento di Pest negli Stati Uniti.
Vi è infine da segnalare che, nonostante la carriera relativamente breve, hanno rappresentato indubbiamente una delle formazioni – escludendo i grandi nomi – che, segretamente, più ha influenzato il panorama Black metal sinfonico; questo proprio grazie alla loro capacità di combinare aggressività e orchestrazioni epiche in forma organica e convincente sotto qualsiasi punto di vista.
Articolo a cura di James Curzi

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