Dish-Is-Nein...o che dir si voglia Disciplinatha: fieramente fastidiosi

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Gruppo:Dish-Is-Nein
Cambia il nome, non la sostanza: non sono più i Disciplinatha per nomenclatura ma la proposta di Cristiano Santini, Dario Parisini e Marco Maiani, oggi sotto il monicker Dish-Is-Nein, va a riprendere direttamente il discorso iniziato 30 anni fa con "Abbiamo Pazientato 40 anni: ora basta!" e lo fa anche con la stessa forma, un EP bianco di 6 brani, presentato lo scorso weekend a Firenze presso la storica Contempo.
Ripartendo dall'intervista raccolta nel lontano 2009 con lo stesso Santini, ne parliamo con tutti e tre, tra speranze, fiduce mal riposte ed un rinnovato spirito.
E, come si dice, buon rinascimento.
Ripartiamo da dove ci eravamo interrotti. A luglio 2009, durante un'intervista con Cristiano, raccolsi queste parole: "NO, non abbiamo mai pensato ad una reunion, anche se oggi sono molto di moda. Ci siamo sciolti forse nel momento migliore della nostra storia ..
centinaia di concerti .. sempre un sacco di gente a vederci .. mancava davvero poco per fare il fatidico “salto” .. ma noi non ce la facevamo più .. il giocattolo si era rotto .. i rapporti logorati, sia tra di noi che verso il consorzio. Anche se sono passati 10 anni, se considero carattere e personalità di ogni singolo Disciplinatha, reputo questa possibilità improponibile. Poi non so se oggi avrebbe lo stesso senso .. forse no .. o forse, visto la desolazione che ci circonda, lo avrebbe ancora di più .."
Dunque, cos'è accaduto tra di voi per addivenire nuovamente a dar forma, luce e colore alla vostra musica?
(Risponde Cristiano Santini) - Come credo tu sappia, nel 2012, per presentare “Tesori della Patria, il cofanetto antologico comprendente tutta la produzione artistica dei Disciplinatha, oltre al documentario “Questa non è un’esercitazione”, decidemmo di esibirci in un unico
evento; uno show “one shoot” che si tenne all’interno del Moonlight Festival presso Zona Roveri Music Factory a Bologna. L’hype e la gratificazione che ci diede quell’esibizione (erano 12 anni che non salivamo su un palco), oltre al fatto che fummo io, Dario e Marco ad ideare e curare la realizzazione di questo box, ci fece tornare “l’appetito”; la voglia di mettere giù materiale nuovo. Marco e Dario sono gli amici di una vita, ci siamo sempre frequentati prima, durante e dopo l’esperienza Disciplinatha … ad un certo punto, grazie anche a quello che ho appena detto, abbiamo capito e deciso che era tornato il momento di riprovarci.
Nessuno di noi aveva né l’idea né tantomeno la presunzione di pensare che saremmo stati in grado di scrivere materiale nuovo che fosse all’altezza delle nostre aspettative, che era poi la cosa che ci interessava maggiormente. Non dovendo dimostrare nulla a nessuno che non
fossimo noi stessi, ci siamo presi il tempo necessario lavorando con molta calma (forse fin troppa …). Bene, dopo 5 anni, ed esattamente a 30 anni dalla pubblicazione di “Abbiamo pazientato 40 anni ora basta” siamo tornati … con tutta la nostra “prorompente vitalità”, fieramente fastidiosi; uno schiaffo dritto in faccia alla “cattosciatteria” imperante fatta di piccole storie per piccoli uomini. Buon risorgimento.

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A cosa è dovuta la graditissima presenza di voi tre e non degli altri che hanno fatto la storia dei Disciplinatha, fatta salva la partecipazione (seppure moderata) di Valeria in "Eva"? Disinteresse o scelta?
(Risponde Dario Parisini) - Sostanzialmente questa formazione, sono le persone che hanno lavorato a stretto contatto per il cofanetto antologico “Tesori della Patria”, il documentario ed il seguente live di presentazione di fine 2012. E’ stato naturale che dalla frequentazione nascessero nuovi stimoli, intese e sguardi condivisi per un progetto successivo, e così è stato. Vorrei fosse chiaro che ‘’questa non è una reunion’’, e per quanto io e Santini siamo sempre stati il volano creativo dei Disciplinatha, quindi l’impronta si sente, Dish-Is-Nein vuole essere un’altra cosa.
Siamo nel 2018 ed in un mondo nuovo, non potremmo continuare a guardarlo con gli occhi dei Disciplinatha. Credo che la base col tempo lo capirà ed apprezzerà.
Giungiamo dunque al nuovo lavoro. Deprimente e ribelle, in piena tradizione.
Deprimente poichè dall'analisi dei testi, che senza nulla togliere al lato musicale, emerge una visione del mondo desolante. Siamo messi peggio oggi di "Abbiamo pazientato..." o sbaglio? O forse è solo la stessa situazione, attualizzata?
(Risponde Marco Maiani) - Che il mondo presenti aspetti desolanti dipende dalla condizione umana, poi a seconda della parte del mondo o nella fase temporale favorevole o meno in cui vivi dipende l'esito. Certo è che per l'Europa, aldilà dell'enfasi tutta finanziaria per l'euro, è ovvio che i grassi tempi dell'espansione economica sono finiti, mentre invece altre parti del mondo prosperano. Parlando quindi delle nostre terre vien da sé descrivere uno scenario deprimente, che parla non solo della situazione del paese ma anche di come il potere sovranazionale ci permea, il tutto mirato a mettere in discussione l'identità del continente e
i suoi valori, le sue certezze. Ci sentiamo più liberi nella rete globale, mentre invece, per definizione la rete ci intrappola.
Forse ai tempi di "Abbiamo pazientato", uscendo dalla Guerra Fredda ci è stata fornita l'illusione che il passaggio del mondo da bipolare a multipolare potesse favorirci, invece ha imperato il pensiero unico, consumistico globalizzato. Ma non scoraggiamoci troppo: cambiano gli equilibri ma il mondo va avanti.

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Siete tornati insieme per l'occasione ma non siete in ogni caso stati al di fuori del mondo della musica in tutto questo tempo. Quanto ed in che direzione è cambiato l'approccio alla musica, compositivo ed in sede di registrazione, per un gruppo come il vostro?
(Risponde Cristiano Santini) - Rispetto a 20 anni fa il cambiamento è abissale. Ho uno studio di registrazione, quindi ho vissuto in prima persona l’impatto dell’evoluzione tecnologica nell’audio professionale … “ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”. Inevitabile che tutto ciò andasse ad influire pesantemente sull’approccio compositivo e più in generale sul workflow lavorativo del nuovo album. Per assurdo (ma neanche troppo se ci pensi), tutte queste possibilità, se gestite malamente, con scarso senso critico o semplicemente con idee poco chiare, possono generare (e spesso lo fanno) risultati scadenti e modesti. 20 e passa anni fa i mezzi che avevamo a disposizione erano pochi … questo ci costringeva a spremere il 150% da quello che avevamo a disposizione … oggi il più delle volte la prassi è quella di impegnare tempo per sfogliare librerie con migliaia di sample … no ricerca, no party. Detto ciò … Dish-is-Nein è nato e si è sviluppato in studio. Abbiamo riposto molta cura ed attenzione alla ricerca sonora, utilizzando “fonti non convenzionali” come ad esempio rumori di risonanza magnetica opportunamente lavorati ed editati per adattarli alle nostre esigenze, l’utilizzo (e non solo per questioni di ricerca musicale) del Coro di Monte Calisio … sto parlando di una “combo” tra passato, presente e futuro. La voglia era quella di riappropriarsi della nostra (intesa come dei Disciplinatha) migliore tradizione proiettata però
in chiave moderna e contemporanea … ci siamo riusciti? Io dico di sì!
Causa dedizione paterna, sono anch'io assai legato alla tradizione alpina e ho quindi apprezzato oltremodo la presenza del Coro Monte Calisio. Come vi è venuta l'idea ed in che modo l'avete attualizzata?
(Risponde Dario Parisini) - Negli anni 2000 ho ascoltato molto neo folk e sottogeneri, amo quindi una certa attitudine cupa e struggente inserita in scenari bellici del XX° secolo, era quindi inevitabile per sintesi arrivare lì, tornare a casa. Cominciai a frequentare Festival di cori, e nel 2008, diedi a Santini un brano da mixare, buttato giù senza scopo, per puro mio piacere. Era “Bandiera Nera”, una sonorizzazione industrial di un’esecuzione fatta dal Coro Grigna, i quali sentendola rimasero perplessi, ma diedero comunque consenso all’utilizzo del brano nell’album di inediti Foiba, contenuto nel cofanetto del 2012.
L’uso e l’inserimento di quella suggestione, fu il movente della nostra accettazione a partecipare al Moonlight Gothic Festival del 2012. Personalmente necessitavo di avere elementi di novità per sentirmi legittimato a tornare sul palco con quel nome, non mi sarebbe bastato rieseguire solo brani di repertorio a supporto promozionale del cofanetto, serviva una legittimazione maggiore. Ero determinato a dimostrare che Disciplinatha potesse ancora stupire, fare qualcosa mai tentato prima. Aprimmo quindi con canti alpini per introdurre un clima di sacralità e ci aggiungemmo noi eseguendo appunto “Bandiera Nera”.
Credimi, non è stato facile per noi dare le sufficienti garanzie ad artisti di un altro mondo, che catapultandoli in un festival Goth sul palco dei Disciplinatha, la loro integrità sarebbe stata preservata se non anzi valorizzata.
Ricordo una lunga ricerca, il coro Grigna non era disponibile, avemmo il benestare e l’interesse del Maestro del Coro Militare della Julia, ma impossibilitati in quella data da concomitante impegno istituzionale. Arrivammo poi tramite intercessione di Stefano Brugnara, Presidente dell’Arci Bologna, al coro Trentino di Monte Calisio, col quale iniziò un
ottimo rapporto di fiducia dopo il live.
Portare un coro del genere in tale contesto era un salto nel vuoto. La sfida era congedare tale eccellenza da una condizione museale folkloristica, portandoli in un contesto di avanguardie comunicazionali, e per contro donare al nostro mondo infantilmente blasfemo, quel carico sacrale, morale ed emotivo di cui credo necessiti.
Il maestro del coro dopo lo spettacolo, estremamente soddisfatto dichiarò a Santini: ‘’c’era più silenzio di quando ci esibiamo in Chiesa’’ e da lì, a freddo, capimmo che la via era percorribile per il futuro.
A primavera di quest’anno siamo andati a Trento per registrarli e successivamente, tramite un medico compiacente, abbiamo registrato una diagnostica di Risonanza magnetica ad ignaro utente.
Quei suoni così industrial li abbiamo utilizzati per le parti ritmiche.

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Nel 2009 discutevamo di apatia generalizzata del pubblico che va a vedere concerti solo di bands affermate, senza alcuna voglia o la cultura di scoprire e seguire cose nuove. A parer mio questo si è amplificato nel corso di questi 9 anni. Con quale spirito vi rigettate nella mischia, l'eterna volontà di risultare scomodi?
(Risponde Cristiano Santini) - Il problema, purtroppo, è decisamente più generalizzato e non riguarda solo l’ambiente musicale. L’attuale generazione di adolescenti e pseudo maggiorenni, ritengo sia un “danno collaterale” causato dal collasso della società occidentale, al quale stiamo assistendo inermi ormai da 3 lustri circa (anche se le origini
vanno cercate ancora prima … fine ‘80). Viviamo in un vuoto pneumatico pressoché assoluto, fatuo ed apatico e, personalmente, non vedo alcuna luce alla fine del tunnel. Tu mi chiedi con quale spirito ci ributtiamo nella mischia? Sinceramente non mi interessa “la mischia”. Questo lavoro l’ho voluto fare per me stesso … cercavo delle risposte, soprattutto sulla mia
capacità o meno dopo tanto tempo, di poter scrivere ancora per Dish-Is-Nein o Disciplinatha che dir si voglia. Sono super soddisfatto e gratificato dal lavoro che abbiamo fatto … e tanto mi basta.
Ho avuto modo di visionare sul tubo il video "Questa non è un'esercitazione - Il documentario sui Disciplinatha" e l'ho trovato molto interessante, restituendomi una visione non filtrata di quegli anni in cui il sottoscritto frequentava le medie ed era al di fuori di tutto quel contesto. Siete soddisfatti del lavoro di Cavazza e del messaggio trasmesso nella sua completezza?
(Risponde Marco Maiani) - Ai tempi della gestazione del documentario a noi premeva spiegare al meglio l'ambito sociologico, prettamente emiliano, in cui il gruppo si era mosso, da che pulsioni potevano nascere certe scelte e visioni.
Alessandro Cavazza, documentarista storico, ha colto nel segno, approfondendo prima la parte generale legata agli anni '80 poi il contesto personale di ognuno di noi. Un documentario quindi che parla anche dell'ambiente musicale alternativo, del potere e della forma che assumeva in quei tempi. Certo, alcuni avrebbero preferito una narrazione più incentrata sull'aspetto musicale, che seppur importante e interessante, è quasi secondaria. Parliamoci chiaro: Disciplinatha sarebbero stati Disciplinatha anche suonando musica peruviana, seppur industrial.

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E' stato naturale pensare al vinile bianco per far uscire in forma fisica Dish-Is-Nein? Come avete trovato l'accordo con Contempo, altra storica e pioniera presenza nella musica italiana di un certo tipo?
(Risponde Cristiano Santini) - Come ti dicevo prima, Dish-Is-Nein esce esattamente a 30 anni di distanza dal primo lavoro dei Disci, con lo stesso formato (EP di 6 brani in vinile). Le coincidenze erano troppe per non farci scegliere il bianco come colore del vinile. Con Contempo ero già in contatto perché produttori dell’ultimo lavoro di Miro Sassolini, storica voce della wave italiana anni 80, album per il quale ho curato sia la produzione artistica che le registrazioni ed i mixaggi. Stavamo cercando una label che volesse distribuire l’Ep e che fosse specializzata sul vinile; li ho sentiti e sono stati subito entusiasti dell’idea …
Gli occhi (e le orecchie) del sottoscritto poco più che ventenne non riuscirono
ad apprezzare il cambiamento apportato con "Un Mondo Nuovo", cosa che invece sono riuscito ampiamente a rivalutare nel corso degli anni. Cosa che non sono attualmente riuscito a fare con "Primigenia". Preso atto delle frizioni interne, del fatto che i Disciplinatha non erano più i Disciplinatha e che eravate entrati nel sistema che inizialmente criticavate...vi chiedo: come accadde tutto questo? Perchè ad un certo punto siete entrati nel meccanismo che inizialmente combattevate? Il successo, i concerti pieni, le apparizioni televisive vi hanno tentato e corrotto o non è questo il punto?
(Risponde Dario Parisini) - Non credo sia questo il punto, credo che come spiegato nel
documentario di Alessandro Cavazza, un gruppo come quello che scrisse il primo album, in questo paese semplicemente non poteva e non doveva esistere. E così fu.
Necessariamente se si voleva sopravvivere artisticamente, ad un certo punto fu necessario reinventarsi in una differente identità. Puoi definirlo "arrendersi’’.
Col primo album, abbiamo voluto fare una band come avremmo voluto vedere fare da altri, che non c’era ancora. Ci sembrò la cosa giusta da fare, sia musicalmente che culturalmente. Aggiungi in primis esteticamente.
Non fu possibile, ci aggredirono tutti, fu scandalo. L’intellighenzia alternativa si stracciò le vesti, avevamo davvero fatto qualcosa di realmente proibito e dissacrante, noi si che incarnavamo il più intimo, tagliente ed evoluto spirito del Punk Europeo.
Ma fatto da Italiani che suonano in Italiano, e con quel carico di tragedia e cupezza che solo gli Italiani possono avere. Coloro che da sempre plaudevano ad ogni tipo di dissacrazione, che sogghignavano al satanismo blasfemo, e strizzavano l’occhio alle Brigate Rosse, per noi diventarono i più feroci bigotti retrivi e forcaioli. Al pari di chi culturalmente disprezzavano, incarnandone la stessa odiata mentalità.
Avevamo culturalmente fatto centro.
Il resto viene da sé, diventati successivamente ed esclusivamente una band senza pruriti per la testa, si fa ciò che deva fare una band, ovvero pubblicare dischi, veicolarli sempre più, farsi conoscere per crescere. Nonostante i vari no opposti al tempo, tante cose le dovemmo accettare, se finalmente si hanno persone che lavorano su di te, e da te traggono il loro reddito, non si è in condizione di negarsi, tanto, diversamente ti ritrovi isolato.
‘’Un artista difficile con cui lavorare’’, questo ti viene appiccicato addosso dagli addetti ai lavori.. E’ un’industria, un settore, non è facile ricavarsi uno spazio su misura se poco conformi. Come disse Ferretti; ‘’non erano adatti a niente, era un problema anche farli mangiare in tour perché molti erano vegetariani’’.

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Vi lascio la chiosa finale e vi ringrazio al solito. E’ stato davvero un bel
rinascimento.
(Risponde Marco Maiani) - Aldilà dei discorsi fatti sulla storia dei Disciplinatha, e supportati dalla certezza dei 150 anni in tre, ci sentiamo liberi da qualsiasi lacciuolo ideologico e obbligo nei confronti di chiunque, auguriamo a tutti i gruppi musicali di raggiungere questa
serenità d'animo e a praticare tranquillamente quello che gli comunica il cuore. Poi, sui risultati, che giudichi il pubblico.
Intervista a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli

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