Incite: tanto groove, cibo spazzatura...e robottoni giapponesi (Richie Cavalera)

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Gruppo:Incite

In occasione della data italiana degli INCITE dell’1 febbraio scorso, a Rovellasca, nel tour promozionale della loro ultima fatica Built to destroy, abbiamo avuto la grande opportunità di scambiare quattro chiacchiere con Richie Cavalera e i suoi tre compagni di viaggio. Più che un’intervista si è trattata di una bellissima chiacchierata tra amici: l’umiltà con cui si sono presentati ha creato un’atmosfera davvero molto rilassata, durante la quale i nostri si sono lasciati andare, parlando, davvero, a cuore aperto.

Questa non sono la prima volte che siete qui in Italia, vero? L’ultima volta, se non erro, è stata nel 2017. Cosa ne pensate dell’Italia e dei fan italiani?
Sì, è stato nel 2017. Ogni volta che siamo stati qui, è sempre stata una cosa pazzesca. Ci siamo stati con molte band, Gojira, Soulfly, adesso come headliner… Abbiamo visitato molte città, ciascuna delle quali chi ha mostrato un vibe diverso, sempre molto eccitante, fico. E questa sera avremo il nostro primo show come headliner e siamo assolutamente gasati per questo.
Conoscete qualche band metal italiana? E che magari vi piace anche…
Band metal italiane? L’unica che ci viene in mente e che ci piace anche sono i Lacuna Coil, Non me ne vengono altre al momento.
Ok, Lacuna Coil, una delle nostre realtà più famose a livello globale. Bene. Built to destroy è stato rilasciato nel gennaio del 2019, esattamente dieci anni dopo il vostro primo Lp, Slaughter. Come si è evoluto il vostro sound e il vostro modo di suonare durante questi dieci anni?
Beh, a parte il nostro nuovo chitarrista, entrato nella band da poco tempo – infatti, questo è il primo tour che fa con noi – la line up è rimasta stabile durante la produzione degli ultimi tre LP. Abbiamo suonato insieme per sei anni e questo ha fatto si che si venisse a creare un forte legame che ha di certo contribuito molto alla scrittura e alla registrazione dei brani, cosa che avveniva in maniera abbastanza fluida e naturale. Fortunatamente Eli (il nuovo chitarrista) è entrato subito nel mood degli Incite, come potrete sentire stasera!
Come nasce un nuovo brano degli Incite? Partite da un riff di chitarra, da una linea di basso o da un’idea del vocalist per poi lavorarci tutti assieme?
Beh, quasi ogni canzone nasce da un riff di chitarra. E’ davvero difficile iniziare se non da quello, e può essere quello della strofa o del ritornello o viceversa. Vedi, con Built to destroy, a differenza degli album precedenti, tutto è filato estremamente liscio nel processo creativo. Il risultato finale è stato quello che ci eravamo prefissati e lo abbiamo raggiunto alla grande: è esattamente quello che volevamo esprimere.

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In rete, sui diversi siti specializzati, venite definiti “Groove metal”. Siete d’accordo con questa definizione?
Eh, io definirei semplicemente gli Incite Heavy Metal. E’ vero che ci sono alcune parti che si possono definire groove, suonate molto veloci, tecniche e kickin your ass off… Non amo molto le etichette, sono delle fottutissime gabbie. Vi sono in giro così tanti sotto generi, tanta di quella merda che ricade sotto il nome di heavy metal. Noi siamo solo un vocalist, un basso, una chitarra e una batteria che cercano di rockeggiare il più forte possibile cercando di creare uno stile personale, Heavy Metal, appunto, come il sound delle band con le quali siamo cresciuti. Se due stili definiti diversi funzionano bene insieme in un pezzo, che male c’è?
Built to destroy è un gran bell’ossimoro. Esso è sicuramente collegato al contenuto dei testi. Potete parlarcene un po’?
Ovviamente i testi sono una fotografia del mondo nel quale viviamo. L’evolversi dei contenuti dell’album è stato concepito in maniera piuttosto incazzata, riferendoci alla società, alle sue problematiche, all’atteggiamento tipicamente umano di costruire sempre nuove cose ma che queste hanno di per sé l’effetto collaterale di essere devastanti per qualcun altro o qualcos’altro. Chiunque ascolti queste liriche potrà sentirsi coinvolto. Non si tratta di politica, ma di società piuttosto, dei conflitti che quotidianamente la attanagliano e la segnano e che, ovviamente, sono collegati con la nostra musica.
Quali sono le vostre principali influenze musicali?
Sono del parere che ognuno di noi abbia varie influenze musicali nel proprio bagaglio di esperienze, provenienti dalla musica che abbiamo ascoltato e che ascoltiamo. Ma queste non influiscono sul nostro modo di suonare. Io credo che noi suoniamo come nessun altro proprio perché ognuno di noi ha delle influenze musicali diverse e questo che caratterizza la nostra “unicità”.
C’è o ci sono delle band con le quali vi piacerebbe condividere il palco?
Tra le grandi, beh, dire i Metallica, i Gojira, gli Iron Maiden. Ultimamente c’è anche una band americana, I Power Trip, coi quali sarebbe bello andare in giro a suonare assieme. Sono molto simili a noi, sia nel modo di suonare sia nel modo in cui tengono il palco, Credo che si creerebbe uno show davvero interessante. Per ultimi, citerei i Lamb of God, la cui fanbase potrebbe capire bene quello che stiamo facendo con la nostra musica. Ma ci sarebbero davvero tante band con le quali ci piacerebbe suonare assieme.
Poco fa mi avete detto che i testi delle vostre canzoni sono stati scritti basandovi sulla società e su cosa sta succedendo nel mondo oggi. Mi è venuta in mente una cosa guardando la copertina del vostro album (raffigurante un gigantesco robot NdA): guardandola mi sono tornati in mente i robot dei cartoni animati giapponesi che guardavo quando ero piccolo, enormi mech che si scontravano tra di loro oppure che combattevano contro mostri giganti. Come mai avete deciso di usare la figura di un mega robot per la cover del vostro ultimo lavoro? Perché esso rimanda all’eterna lotta tra il bene e il male? Quei robottoni giganti rappresentavano sempre il bene, e alla fine vincevano sempre contro il male… Erano costruiti per ottenere il bene. C’è una correlazione con i testi?
Sì, un po’. I robot sono delle gigantesche killing machines ma possono essere anche costruiti per proteggere, e questo è in linea con i contenuti dei testi, come dicevamo poco fa. Ed è stata anche una scelta di stile, per differenziarci. Molti album metal hanno come copertina ossa, teschi, sangue, nero. Con quella immagine, che in un certo qual modo richiama l’idea della lotta tra il bene e il male, abbiamo voluto uscire un po’ dagli schemi, facendo qualcosa che non fa nessun’altro.

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Quali sono i progetti per il futuro? Tour? Un nuovo album?
Il nuovo album sta arrivando… Ora con il nuovo chitarrista vogliamo girare il più possibile, creare maggiore sintonia tra di noi e con il nostro pubblico. Ovviamente continueremo il tour per promuovere questo album: dopo questa parentesi europea saremo a Città del Messico, poi un tour da headliner negli Stati Uniti e in estate torneremo in Europa per i festival estivi. In autunno saremo di nuovo negli States. Avremo parecchio da fare. Poi ci prenderemo un mese off per lavorare a delle nuove idee e per riprenderci un po’, rigenerarci e far sì anche di produrre un nuovo album che si differenzi il più possibile dal precedente. Sento, infine, che in quest’ultimo periodo ci siano diverso possibilità e diversi fattori positivi che stanno gravitando attorno a questa band, e quindi, servirà lavorarci intorno con la maggior lucidità possibile.
Ancora qualche domanda e poi vi lascio andare, anche perché anch'io sono desideroso di sentirvi live stasera: Quali sono i pro e i contro nella vita di un musicista perennemente on tour?
Ovviamente la cosa più importante e più bella è il fatto di poter suonare ogni sera, condividerla con gente appassionata. Ci sentiamo molto fortunati nel poterlo fare. Centinaia di persone ammazzerebbero per poterlo fare a questi livelli e suonare ogni sera. Abbiamo fatto amicizie in tutto il mondo, assaggiato cibi diversi e favolosi. I contro sono principalmente stare lontano dalla gente che ami, dai tuoi animali… vederli solo in video non è assolutamente la stessa cosa che averli accanto a te…
Avete provato la cucina italiana?
Certo! Ieri sera abbiamo mangiato degli spaghetti incredibili. Per non parlare poi del vino italiano, del caffè espresso e di tutti gli altri incredibili piatti. In America amiamo viaggiare molto e ci rendiamo conto della merda che mangiamo lì quando ci confrontiamo con le cucine del resto del mondo, Essere in tour, inoltre, ci aiuta a superare gli stereotipi che si possono avere nei confronti di culture diverse dalla nostra. Notiamo molta umanità, molta originalità nelle diverse culture che ci accolgono e noi cerchiamo di sperimentarle al meglio, vivendole nella maniera più autentica possibile. In fin dei conti, questo è l’unico lavoro che ti permette di dire che vivere in un van è figo e non ti fa sentire come un homeless o come un artista gipsy style (ridono).

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L’ultima domanda, la mia preferita: c’è una domanda che non vi è mai stata ancora posta ma che vi piacerebbe essere posta?
Eh. Che domanda incredibile. Una delle domande che non mi viene mai posta è quella riguardante cosa io penso della situazione musicale in generale. La gente pensa che tutto ciò che ci gravita intorno sia perfetto, ma non sanno che vi sono delle problematiche anche parecchio grossa da affrontare. In molti si soffermano nel chiedermi cosa penso di determinate band in particolare, magari molto grosse, che hanno deciso di ritirarsi dalle scene, ma mai nessuno mi chiede cosa si possa fare per poter aiutare, per esempio, ad aiutare i giovani, gli emergenti, a trovare una loro collocazione. Tutti sembrano dimenticare che anche i pezzi grossi sono tutte realtà che sono partite dal nulla e che sono arrivate ad essere qualcuno dopo anni, dei sacrifici e dei sogni infranti che molte realtà più piccole costantemente vivono.
… O magari: “Come state?” Come persone prima ancora che come musicisti.
Questa è un'altra bella domanda. Ci chiedono spesso com'è il disco, quali sono i tuoi piani, come sta andando il tour, le solite dieci domande poste migliaia di volte. A volte bisogna fermarsi un po’, pensare per qualche momento, come stiamo facendo ora, ed è una cosa molto fica, e cercare di dare delle risposte non solo come artisti ma come persone, come gente che pensa e che trova una sintonia non solo professionale con l’intervistatore, ma con la persona.
Un messaggio per i fan italiani?
Continuate a rockeggiare alla grande, keep it heavy, spargete la voce e diffondete la nostra musica e amatela, divertitevi con essa. Ho visto molte persone andare ai concerti solo per giudicare e non per godersi la musica, per pensare ad altre cazzate. Sei lì con persone che non conosci, per provare a divertirti, buttati! Poi sappiamo benissimo che l’Italia ha una grande energia, un grande feeling con le band: le persone vengono al merch, chiedono foto e autografi… sono stupefacenti e ci fanno sentire davvero come parte di una fratellanza metal universale.
Grazie mille ragazzi, da parte mia e di Metal.it. Non vedo l’ora di vedervi sul palco!
Grazie a voi per aiutarci a diffondere la voce e a farci conoscere!

Grazie a BAGANA per la collaborazione e l'amicizia.
Intervista a cura di Caveman

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