The Stone Garden: we're an Italian hard-rock band …

L’underground dell’hard rock è in continuo fermento e nella frenesia contemporanea riuscire a scorgere i gruppi emergenti in grado di fornire un importante “contributo alla causa” è impresa sempre più ardua e imponderabile. Non rimane che segnalare comunque quelli che per vitalità e preparazione hanno i mezzi per trasportare l’immarcescibile tradizione del genere dritta nel terzo millennio e all’interno della suddetta categoria ritengo di poter annoverare i bergamaschi The Stone Garden, autori di recente del pregevole “Black Magic”.
Conosciamoli meglio grazie alla disponibilità del loro cantante, Claudio “Klod” Brolis.

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Ciao Klod e benvenuti sulle gloriose pagine di Metal.it! Presenta i The Stone Garden ai nostri lettori!
Ciao Metal.it e ciao Marco. Grazie per l'opportunità. La band nasce a Bergamo nel 2015 con l'intenzione di concentrare anni di esperienze live in un progetto di hard rock concreto e diretto.
Continuerei con il chiederti di spiegarci a cosa vi siete ispirati per la vostra denominazione artistica ...
Volevamo un nome semplice che prendesse spunto da un periodo a noi caro anche se non sempre richiamato nelle nostre canzoni: i riferimenti sono agli anni novanta. L'articolo ‘The’ da il tocco vintage, come del resto anche alcune cose del nostro sound.
Considero “Black Magic”, il vostro ultimo studio album, un’eccellente e vitale “traslitterazione” della grande tradizione settantiana del rock n’ roll ... quali sono i principali “buoni maestri” che vi hanno sostenuto nell’operazione?
Se si parla di buoni maestri, dobbiamo per forza citare i Led Zeppelin, in quanto suonati per anni e presenti anche in alcune scalette più recenti. Poi ci metterei anche Black Sabbath e Grand Funk Railroad. I Rival Sons invece sono la band attuale che più sentiamo vicina. Andrebbero citati anche Audioslave e Wolfmother. Ognuno di noi ha poi dei peccati inconfessabili, che spesso ci propina nelle trasferte per i concerti.
Scorrendo la vostra biografia si apprende che The Stone Garden è solo il capitolo più recente di un consistente curriculum... quanto è importante l’esperienza per un gruppo come il vostro?
E' sicuramente la cosa più importante. Siamo, di fatto, una live band, visto che la cosa che abbiamo fatto di più è stata suonare dal vivo con diverse formazioni e in diverse situazioni. Tant'è che, per non sentirci sotto pressione, registriamo da sempre i nostri album dal vivo in studio, uno di fianco all'altro per carpire ogni sfumatura nelle dinamiche e nell'approccio che ognuno di noi ha sullo strumento.

Quali sono gli obiettivi che vi prefiggete nella fase di stesura dei vostri brani? Come nasce un pezzo griffato The Stone Garden?
Vogliamo far emergere energia e vibrazioni. Ormai il processo creativo è rodato: Marco Mazzucotelli arriva con un riff, io ci appoggio una linea melodica e da lì si parte, ognuno fa il suo e porta il suo contributo. Non sempre va bene, tant'è che siamo stati in grado di passare settimane su una canzone che poi non è neppure finita su un disco, com’è capitato che nel giro di una giornata si chiudesse un brano, com’è successo per "Black Magic" o “Brand New Day", la title track del disco precedente.
Addentrandoci nei contenuti di “Black Magic”, quali sono per te i suoi passaggi chiave e perché li ritieni tali?
Credo di rispondere a nome di tutti dicendo "Better Than You” e "I Should Believe In You". Entrambe le canzoni hanno per noi riferimenti diversi, che però non abbiamo cercato. C'è chi ci sente Danzig, chi i Cult e qualcuno perfino i Placebo. Noi invece riteniamo che questi due brani siano un'evoluzione del nostro sound e del nostro approccio.


Quali sono i temi che amate affrontare nei vostri testi? Che valenza assegnate alle liriche nell’economia complessiva delle vostre composizioni?
Diciamo che i testi, seppur con la loro importanza, non sono l'elemento chiave. O meglio, quantomeno non partiamo mai da lì. In corso si arriva poi a definire delle tematiche ricorrenti, che sono i rapporti umani. Ci sono comunque concetti autobiografici e abbiamo tutti persone alle quali porgere delle scuse o alle quali fare delle accuse.
Affrontiamo a questo punto uno dei cardini del rock: le esibizioni live, un aspetto che, se non erro, vi vede particolarmente attivi ... allora non è vero che in Italia è difficile portare su di un palco il nostro amato genere musicale ... cosa ci puoi raccontare sotto questo punto di vista? Ah, beh poi sono curioso di sapere com’è andata con i The Dead Daisies (per i quali avete fatto da opening act nel 2017) ...
Portare in giro l'hard rock in Italia non è semplice e gli spazi son sempre meno. Ma ci proviamo e la riteniamo una missione, qualcosa che ci mantiene vivi. Abbiamo trovato nella Black Dog Management un partner. Entrambi puntiamo ad avere sempre più continuità. Ahahahah ... com’è andata con i The Dead Daisies? Al tempo non avevamo un management e il promoter dell’evento non c'entra... diciamo che abbiamo un paio di persone che ci vogliono bene. Poi, la serata è stata uno spettacolo. Loro sono stati grandi, disponibili e ci han dato la possibilità di assistere allo spettacolo da una postazione privilegiata. E' finita che gli abbiamo sentito fare “We're An American Band" dei Grand Funk Railroad, e da quel momento l'abbiamo inserita anche noi in scaletta.

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Avete già in mente come potrà essere il successore di “Black Magic”? Puoi anticiparci qualcosa in merito?
Black Magic” è uscito a dicembre 2019 e ci abbiamo lavorato intensamente dall'estate scorsa. Come al solito, abbiamo provato molto, per poi entrare in studio e registrare senza sosta, con il nostro collaboratore Ronnie Amighetti messo a dura prova. Quindi credo che affronteremo il materiale di un nuovo disco dall'autunno prossimo. Onestamente qualche idea c'è, ma preferiamo goderci "Black Magic" e i concerti che stiamo facendo in questo periodo.
Il ritorno dei suoni “classici” è ciclico e coinvolge anche le “nuove generazioni” ... che spiegazione ti sei dato di tale “fenomeno”? Come valuti il successo di formazioni come Greta Van Fleet e Dirty Honey? Cosa ne pensi del fatto che il pubblico più giovane li esalti spesso senza conoscere i loro modelli “storici” di riferimento?
Ritengo che i Greta Van Fleet siano più adatti a un pubblico generalista, o quantomeno senza riferimenti radicati. La cosa positiva è che comunque avvicinano a questo genere gente che altrimenti non si sarebbe avvicinata. I Dirty Honey sono sicueramente più di nicchia ed io li preferisco. E' un peccato che al momento non abbiano in programma date in Europa. Ma sicuramente per noi quelli che stanno facendo la differenza sono i Rival Sons.

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Ora una domanda in qualche modo collegata alla precedente ... qual è la vostra opinione sui gruppi che “improvvisamente” cambiano approccio espressivo e stilistico? E’ quello che è accaduto ai The Cult, per esempio, che mi sembra rappresentino un’importante ispirazione per la vostra band ...
Non abbiamo pregiudizi e sono cose che si sono sempre viste. I Led Zeppelin di “Good Times, Bad Times” non sono gli stessi Led Zeppelin di “House Of The Holy”, e fra i due periodi ci sono solo quattro anni. Prendiamo anche il nuovo singolo dei Pearl Jam ... accadrà anche a noi? Non lo escludo. Aspettatevi di tutto!
Siamo alla fine … grazie davvero di tutto, complimenti per il vostro lavoro e a te il “microfono” per le considerazioni finali a “schema libero” …
Grazie Marco, siamo davvero felici dei riscontri che sta avendo “Black Magic" e di quello che sta succedendo ai concerti. Seguiteci su Facebook ed Instagram, iscrivetevi al nostro canale YouTube, ma soprattutto venite a vederci dal vivo!
Intervista a cura di Marco Aimasso

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