Enemynside: ad un anno da "Chaos Machine", tra numeri, singoli...e Spotify (Matteo Bellezza, guitars)

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Gruppo:Enemynside

Sul finire dello scorso anno la Rockshots Records ha pubblicato "Chaos Machine", quarto full-length degli Enemynside, un fulgido esempio di come suonare thrash metal senza compromessi, classico ma senza rimanere nostalgicamente ancorato al passato.
Di lì a poco si sarebbero rivoltate tutte le consuetudini sociali, economiche e musicali per un 2020 che ha segnato un vero e drammatico punto di svolta un po' per tutti noi. Abbiamo deciso così di ricontattare la band romana per capire meglio come sono andate le cose dopo la pubblicazione del loro album.

Ciao ragazzi e bentornati sulle pagine di Metal.it ed ancora complimenti per il vostro ultimo lavoro “Chaos Machine”.
E’ passato poco più di un anno dalla sua pubblicazione, dopo questo tempo come vi ponete nei suoi confronti? Avete ricevuto impressioni positive, cambiereste qualcosa o ne siete ancora completamente soddisfatti?
Matteo Bellezza: Ciao e grazie per i complimenti, quando riascolti un tuo disco trovi sempre qualcosa che, con il tempo, avresti fatto in maniera diversa. Devo dire che i pezzi ci suonano ancora attuali e a livello di arrangiamenti difficilmente perfettibili. Magari con il senno del poi avremmo assemblato la scaletta in maniera diversa ma alla fine Chaos Machine è un’ottima fotografia di come eravamo quando abbiamo composto e registrato il materiale. Le recensioni sono state tutte assolutamente positive sia in Italia che all’estero, unica voce fuori dal coro un portale italiano che l’ha stroncato senza pietà. Solo che la recensione sembrava più uno sfogo premeditato (anche con info sbagliate come quella di definire la band, non si sa per quale motivo, come il mio progetto solista….) che una critica costruttiva.

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In questi ultimi tempi stiamo assistendo ad una sorta di rinascita del movimento thrash metal, certo non con l’enfasi ed il successo di 30 anni fa ma tante giovani (e meno giovani) band si stanno approcciando a queste sonorità. Voi cosa ne pensate a riguardo e quale di tutte queste proposte trovate più riuscita?
Matt: La cosiddetta “new wave of thrash metal” è piena di bands che però a parer mio suonano quasi tutte uguali. Sembra ormai che l’obiettivo sia solo quello di picchiare il più forte possibile per impressionare l’ascoltatore, ma poi dopo questa “rissa” sonora non rimane più nulla. Sono sicuramente contento che queste bands abbiano riportato interesse nel genere spostando l’attenzione di parte del pubblico dal solito death metal, ma personalmente gli unici che mi piacciono veramente e che trovo abbiano di gran lunga una marcia in più rispetto a tutti gli altri sono gli spagnoli Angelus Apatrida.
Sono passati circa sette anni tra “Whatever Comes” e “Chaos Machine”, peraltro con anche cambiamenti nella lineup. A proposito di questo, avete trovato una certa stabilità? E siete già al lavoro sul successore?
Matt: Si, a livello di stabilità questa line-up ci sta finalmente facendo dormire sonni tranquilli! Siamo tutti più o meno allineati sia a livello musicale che umano, anche a livello di cazzeggio, soprattutto quando andiamo in “trasferta”, fra gag e tormentoni non ci si annoia mai! In merito al materiale nuovo ci stiamo lavorando, abbiamo i demo di 4/5 pezzi pronti che però dobbiamo ancora provare in sala. Tra covid, lockdown e coprifuoco non siamo più riusciti ad avere un’attività costante di prove.

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A proposito di questo, cosa ne pensate delle dichiarazioni di Daniel Ek, CEO di Spotify, che ha dichiarato che un modello di pubblicazione ogni 3 anni è insostenibile per una band e che va pubblicata una novità almeno una volta all’anno? Sareste assai inguaiati in tal caso :D
Matt: ormai la fruizione della musica è cambiata totalmente. I dischi interi purtroppo sono diventati materiale per collezionisti, ora l’ascolto è “mordi e fuggi”.
Siamo bombardati da uscite di dischi/singoli, chiunque con la propria band può raggiungere la “superficie” e mettere la propria musica a disposizione del potenziale ascoltatore, ma questo rende impossibile stare dietro a tutte le nuove uscite.
A meno che la band non sia già un nome affermato è raro riuscire ad attirare l’attenzione oltre che con il video del singolo di punta anche con il resto dei brani presenti in un full-lenght.
Ora conviene probabilmente uscire ogni 3 o 4 mesi con un singolo corredato da video in modo da concentrare la promozione su quello e mantenere viva l’attenzione piuttosto che chiudersi a lavorare su 10/11 pezzi per un album di cui non sarà possibile promuovere tutte le songs e che solo i fans ascolteranno dall’inizio alla fine.
Voi, sia come band sia come fruitori di musica, come vi ponete nei confronti delle piattaforme di streaming, sia in termini di “etica”, sia in termini di ripartizioni dei proventi? Ne fate un largo uso o comunque siete fautori di Spotify e simili o siete alquanto freddi al riguardo?
Matt: il meccanismo di ripartizione dei proventi è completamente sbilanciato e solo le bands che fanno milioni di ascolti riescono a percepire un guadagno adeguato. Per tutti gli altri ci sono le briciole che oltre che essere tali, hanno anche impattato negativamente sulla vendita del cd-fisico che prima era una fonte di guadagno per piccole, medie e grandi bands e che ora rimane solo oggetto per collezionisti.
In più ora su queste piattaforme si è ridotto tutto ad una guerra di numeri dove, per apparire “arrivati”, streaming views e fans vengono gonfiati a dismisura.
Però è chiaro che se l’artista è uscito mezza volta dal proprio circondario ma sulla propria pagina ha 30.000 fans con 2 o 3 like per ogni post allora qualcosa di strano c’è…
Personalmente Spotify mi serve per scoprire un artista o un album e decidere poi se comprare il disco o meno come forma di supporto alla band stessa!

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Il 2020 è stata una vera mannaia in generale, e nella fattispecie per quanto riguarda la musica dal vivo, con la cancellazione della quasi totalità degli eventi. Come avete vissuto questo stop forzato, che impressioni avete sul futuro della musica dal vivo e quali ripercussioni pensiate possa avere su una band come la vostra?
Matt: per noi è stato davvero il male assoluto perché tutto il casino è successo pochi mesi dopo l’uscita di "Chaos Machine" e cioè proprio nel periodo in cui avremmo dovuto spingere con la promozione. Avevamo preso a suonare, soprattutto all’estero, con una certa regolarità riuscendo a trovare un equilibrio fra impegni lavorativi e date live con gli Enemy, avevamo in programma di tornare in Spagna prima della scorsa estate e fare qualche festival durante i mesi più caldi ma è andata come è andata.
In questo settore in genere funziona che se ti fermi a volte perdi contatti ed opportunità, i rapporti di collaborazione si “dilatano” e se stai fuori per troppo tempo la gente si dimentica che esisti.
Non so se in questo caso, essendo tutti coinvolti, ripartirà tutto come se niente fosse ma di sicuro molti locali non ci saranno più e probabilmente neanche i tanti addetti ai lavori che hanno subito ingenti perdite durante i mesi di stop.

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A proposito di 2020, siamo ormai agli sgoccioli (per fortuna!). Quali sono i dischi che più vi hanno segnato ed accompagnato in questi 11 mesi?
Matt: Per quanto riguarda la prima parte di questo simpatico 2020 devo dire che “Sharpen The Guillotine” dei già citati Angelus Apatrida mi ha fatto da colonna sonora per svariati mesi. Poi è uscito “What the Dead Men Say“ dei Trivium che ho ascoltato ed apprezzato parecchio per la freschezza degli arrangiamenti e delle idee. Ultimamente invece sto amando “Empire Of The Blind” degli Heathen che all’inizio mi aveva lasciato abbastanza indifferente ma che è cresciuto in maniera esponenziale con gli ascolti tanto da farmelo preferire al pur bellissimo “The Evolution Of Chaos”.
Cosa vedete nel vostro futuro? Con quali motivazioni ci si dedica anima e corpo, ore e denaro, in una band come la vostra, dopo più di 20 anni di carriera? Cosa vi attendete e cosa noi dobbiamo attenderci dagli Enemynside?
Matt: La passione e la voglia di superarsi, di mettere ancora in musica le proprie idee utilizzando le canzoni come mezzo per esprimere il nostro disappunto verso ciò che non ci piace e che ci fa incazzare. E’ qualcosa alla quale non è possibile rinunciare anche quando, come in un anno come il 2020, va tutto per il verso storto. Sapere poi che c’è anche gente che apprezza e che ascolta la nostra roba ci spinge a dare sempre il meglio per poterla poi condividere con più persone possibili soprattutto live! Per il futuro aspettatevi pezzi schiacciasassi che sapranno mostrare i muscoli ma lasciando anche qualcosa da ricordare come facevano i grandi Testament, Megadeth, Metallica & Co. di un tempo!
Vi ringraziamo per il tempo concessoci e vi lasciamo terreno libero per le vostre considerazioni finali ed i saluti!
Grazie a te e a Metal.it per il costante supporto e come diceva il grande Chuck Schuldiner: “support music, not rumors”!

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Intervista a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli

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