AMORPHIS (Niclas Etelävuori, bass)

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Gruppo:Amorphis

Perfetto esempio di evoluzione musicale, gli Amorphis nel 2003 sono riusciti ancora una volta a cambiare pelle: lontani ormai anni luce dagli esordi ai limiti del death/doom, Tomi Koivusaari e compagni hanno da poco raggiunto un accordo con una casa discografica del calibro della Virgin, tramite la quale hanno potuto distribuire il loro ultimo album, “Far From The Sun”. Il disco, che vede fra le altre cose il rientro del batterista originario Jan Rechberger (al posto del suo stesso sostituto Pekka Kasari), riscatta pienamente il passo falso compiuto con “Am Universum” e ci consegna una band compatta, intelligente e in grado di combinare nel migliore dei modi il proprio stile classico con influenze marcatamente anni ’70.
Ne abbiamo parlato col bassista, Niclas Etelävuori.

“Far From The Sun” sembra essere la logica continuazione di “Elegy” e “Tuonela”, più di quanto non lo fosse “Am Universum”. Che cosa ne pensi?
“E’ abbastanza vero, questa volta abbiamo voluto realizzare un album che riprendesse il più fedelmente possibile la maniera in cui suoniamo dal vivo o in sala prove. Per questo motivo abbiamo deciso di eliminare tutti quegli elementi, come ad esempio il sassofono, che erano presenti in modo massiccio su ‘Am Universum’, ma che non ritenevamo fondamentali per la nostra musica. ‘Far From The Sun’ è complessivamente più essenziale, ed è proprio ciò che volevamo ottenere. Potremmo dire che è una combinazione di tutto quello che gli Amorphis hanno prodotto negli ultimi anni, grazie anche al fatto che, questa volta, non abbiamo avuto pressioni ne’ influenze dall’esterno, il che ci ha permesso di rielaborare con calma ciò che già avevamo fatto in passato. Quando avevamo prodotto ‘Am Universum’, oltre ad avere un produttore esterno, avevamo anche una situazione ed uno stato d’animo diversi, che ci hanno portati a realizzare un disco particolare. Per quanto riguarda ‘Far From The Sun’, invece, abbiamo arrangiato e registrato tutto l’album in proprio, avendo un maggiore controllo su ogni aspetto.”

Avete anche cambiato casa discografica, firmando per una major e dunque compiendo un importante passo in avanti. Quali sono le differenze rispetto a quando incidevate per la Relapse, e come vedi il futuro per la band?
”Quando abbiamo registrato ‘Far From The Sun’ non avevamo nessun contratto. Abbiamo realizzato l’album per conto nostro e quando lo abbiamo completato, abbiamo iniziato a spedire dei demo a diverse case discografiche, arrivando alla fine ad accordarci con la Virgin. Per adesso le cose con loro stanno andando benissimo, ma per quanto riguarda il futuro, è difficile dare una risposta precisa, perché in fondo siamo stati con loro per un periodo ancora piuttosto breve.”

Comunque non sono molti i gruppi metal che riescono ad ottenere un contratto con una label di tale livello; pensi che per voi possa arrivare quel successo commerciale che una major potrebbe garantire?
“Noi siamo stati messi sotto contratto dalla Virgin finlandese, per la quale siamo diventati uno dei gruppi di punta. Non so dirti, onestamente, quali prospettive di successo possiamo avere. Per il momento, vorremmo solo avere l’opportunità di suonare il più possibile dal vivo, poi si vedrà. In ogni caso, per adesso possiamo dire di trovarci bene e di essere fiduciosi per quanto riguarda il futuro.”

Dicci qualcosa del ritorno di Jan Rechberger nella band.
“Quando Pekka ha lasciato il gruppo, un po’ più di un anno fa, ci siamo subito rivolti a Jan. Non appena si è riunito al gruppo, abbiamo iniziato a scrivere le nuove canzoni. Abbiamo deciso di cominciare subito a lavorare sul nuovo disco perché non c’era stato nessun tour per ‘Am Universum’, ma ormai era già passato un po’ di tempo dalla sua pubblicazione, così abbiamo voluto prima realizzare un altro album e quindi pensare ad un tour per promuovere entrambi i dischi.”
[NOTA: E’ notizia di questi ultimi giorni il fatto che Rechberger non ha potuto prendere parte al tour degli Amorphis, a causa di problemi familiari. Il suo posto è stato temporaneamente preso da Atte Sarkima. Fonte: www.amorphis.net]

Dal punto di vista del sound, sembra che le tastiere abbiano oggi un ruolo più importante che in passato, sei d’accordo?
”In un certo senso sì, bisogna considerare che sull’album precedente avevamo fatto uso di altri strumenti, che inevitabilmente hanno finito per limitare l’apporto delle tastiere e relegarle in certi casi a semplice accompagnamento. Dal momento che su ‘Far From The Sun’ abbiamo eliminato quegli strumenti, le tastiere sono tornate ad essere un elemento predominante e fondamentale del nostro sound, come del resto sono sempre state in passato.”

La vostra musica è molto cambiata, dagli esordi ad oggi. Come la definireste?
”Il nostro stile è in costante evoluzione, quindi non saprei definirlo precisamente. Questa volta abbiamo un certo tipo di sound, ma non sappiamo come suoneremo sul prossimo disco. E’ sempre stato così, e credo che continuerà ad esserlo.”

Cosa pensi del continuo riferimento al rock degli anni ’70, da parte di moltissimi gruppi di oggi?
“Per quanto riguarda noi, penso che l’influenza degli anni ’70 sia sempre stata presente nella nostra musica, fin dai tempi di ‘Tales From The Thousand Lakes’, solo che ogni volta è stata interpretata in maniera diversa dalla precedente. In generale, ritengo che in quel decennio ci fosse molta più libertà dal punto di vista compositivo, e gli stessi musicisti erano probabilmente più aperti alle sperimentazioni. Oggi sembra che tutti siano inchiodati sulle stesse formule, per cui in fondo è positivo che si guardi agli anni ’70 come ispirazione, è un modo per mantenere fresca la propria musica.”

C’è una canzone che preferisci, sul nuovo album?
”Direi che ‘Day Of Your Beliefs’ e ‘Killing Goodness’ sono due ottimi brani, comunque ho una leggera preferenza per ‘Higher Ground’, che è una canzone per certi versi più ‘progressive’ ed è molto divertente da suonare.”

Cosa puoi dirmi, invece, del simbolo che campeggia sulla copertina di “Far From The Sun”?
”Si tratta di un vecchio simbolo, che avevamo già adoperato per ‘Tales From The Thousand Lakes’, ma che questa volta volevamo presentare in maniera più semplice e chiara. E’ un’immagine che dovrebbe rappresentare la vita, e lo possiamo considerare ormai come il vero simbolo degli Amorphis, visto che lo usiamo già da parecchio tempo.”

Pensi che in futuro ci potrà ancora essere spazio per dei testi ispirati ai poemi finnici, come è già accaduto per “Tales…” ed “Elegy”?
“Non credo, anche perché oggi l’autore principale dei testi è Pasi [Koskinen, il cantante, Nda], che non è un fanatico di quegli argomenti. Nei suoi testi preferisce parlare di temi più concreti e personali, e comunque mi sembra più interessato alla letteratura moderna che non al folklore classico del nostro Paese.”

Voi siete finlandesi, come parecchi altri gruppi di buon livello. Come si sta evolvendo la scena musicale del vostro Paese?
“Le cose stanno andando molto bene, abbiamo un gran numero di gruppi e sembra che negli ultimi tempi le case discografiche locali stiano cominciando ad investire seriamente negli artisti finlandesi. C’è quindi sempre più spesso l’opportunità di suonare al di fuori del nostro Paese, e di farsi conoscere da un pubblico più ampio.”

So che dalle vostre parti non è raro vedere gruppi come i Children Of Bodom ai primi posti nelle classifiche: un fatto del genere sarebbe incredibile in Italia…
“I Children Of Bodom stanno in effetti facendo molto bene da noi, come del resto molte altre metal bands. Dieci anni fa sarebbe stato impossibile, ma oggi non è raro vedere un gruppo metal ai vertici delle nostre classifiche, il che dimostrerebbe quanto dicevo prima a proposito delle etichette locali. In ogni caso, c’è da considerare che la Finlandia è un paese molto meno popolato rispetto all’Italia, perciò è più probabile che un certo tipo di musica si diffonda da noi piuttosto che da voi…”

Ora che siete compagni di etichetta, come vedresti un tour insieme ad un gruppo come i Blind Guardian?
“Ah, non lo so! [Ride, Nda] A dire la verità, non conosco nemmeno molto bene la loro musica, ho ascoltato qualche loro canzone ma niente di più… sinceramente non saprei! Comunque, per questo tour abbiamo voluto essere headliners, principalmente perché negli anni passati abbiamo sempre dovuto fare da supporto ad altri gruppi e di conseguenza il nostro set è sempre stato piuttosto corto. Se poi consideriamo che per l’album precedente non abbiamo effettuato alcun tour, possiamo facilmente capire come l’esigenza di essere headliners fosse diventata fondamentale per noi. Ora abbiamo la possibilità di suonare per un tempo sufficiente a presentare il nostro set completo, che infatti comprende brani da tutti gli album degli Amorphis, nessuno escluso. In molti ci chiedono come ci regoleremo con i vecchi pezzi, dato che Tomi ha da tempo smesso di cantare per concentrarsi sulla chitarra: sarà Pasi ad occuparsi di tutte le parti vocali, e ti posso assicurare che è anch’egli un growler professionista!”

Cosa vi aspettate, come band, da questo album e dal tour che state effettuando?
”E’ ancora difficile da dire. Quando abbiamo cominciato a lavorare su ‘Far From The Sun’, per noi è stato un po’ come ricominciare da zero ed iniziare un’esperienza del tutto nuova. Come dicevo prima, per adesso la cosa più importante per noi è suonare il più possibile dal vivo, e solo quando il tour sarà concluso, avremo un’idea di come ha reagito la gente. Finora, le reazioni sono state tutte molto positive, quindi siamo abbastanza fiduciosi…

Essendo uno degli ultimi ad esserti unito alla band, secondo te qual è stata la cosa migliore che gli Amorphis hanno fatto durante la loro carriera?
”Non ero ovviamente presente durante i primi anni di carriera, ma penso che la caratteristica migliore degli Amorphis sia stata quella di re-inventarsi ad ogni album: sarebbe stato molto facile, dopo il successo di ‘Tales…’, limitarsi a ripetere lo stesso tipo di disco, che probabilmente avrebbe anche avuto un buon successo. Questo però non ha impedito ai ragazzi della band di progredire e cercare comunque nuove soluzioni.”

Intervista a cura di Michele 'Freeagle' Marando

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