Fiaba: La foresta chiama e l’anima pretende … e la fiaba continua …

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Gruppo:Fiaba

Che i Fiaba fossero un gruppo eccezionale (nel senso più ampio del termine … e cioè sia “che costituisce eccezione rispetto a una norma” e sia “straordinario, formidabile …”), già lo sapevamo (io e i sempre troppo pochi estimatori del gruppo … e la malcelata speranza è che questi ultimi siano aumentati, anche solo in minima parte, grazie alle recensioni di Metal.it!).
Che Bruno Rubino, indiscusso mastermind della formazione siciliana, fosse una persona acuta e dotata di grande carisma, oltre che un artista geniale (e lo sa anche un “certo” Rick Wakeman, con il quale il nostro sta collaborando …), lo “sospettavano” tutti i suddetti, ascoltando la sua musica e leggendo i suoi testi e le sue interviste, ma era doveroso, per una webzine meticolosa e gloriosa come la nostra, verificare la questione in “prima persona”.
Il risultato è, fatalmente, la conferma inconfutabile delle precedenti “intuizioni”, pervenuta tramite una produttiva e piacevolissima chiacchierata che ha altresì rivelato qualche dettaglio in più su questa fascinosa ed arcana creatura siracusana, meritevole di tutta l’attenzione che si riserva “normalmente” agli artefici di capolavori, l’ultimo dei quali, nello specifico, si chiama “La Pelle Nella Luna” (da poco disponibile grazie al prezioso lavoro della Jolly Roger Records,) anch’esso scandagliato nell’illuminante disquisizione che state per affrontare …

Ciao Bruno, grazie per il tempo che ci concedi, benvenuto sulle pagine “virtuali” di Metal.it e complimenti per il vostro sublime “La Pelle Nella Luna”, l’ennesima meraviglia da aggiungere alla stupefacente produzione dei Fiaba … iniziamo proprio questa chiacchierata con una considerazione … rappresentate fin dagli esordi una delle rare formazioni “uniche” nel suo genere, un’entità artisticamente “senza tempo” eppure profondamente radicata nel “suo tempo”, grazie a metafore e allegorie immerse in un magnetico universo emotivo … oggi che l’originalità in musica è davvero una chimera, come vivete questa “responsabilità” nel momento di realizzare un nuovo lavoro?
Grazie a te per il tuo tempo e per lo spazio. Cerchiamo semplicemente di fare ciò che sentiamo nel modo più onesto possibile mantenendo comunque una coerenza di fondo.
Analizziamo ora brevemente il concept che sostiene il disco … una storia in cui il pretesto narrativo è rappresentato da lupi e da licantropi … soggetto sicuramente affascinante, eppure assai sfruttato … i risultati sono stati, come sempre, straordinari, ma perché prendersi un “rischio” del genere?
La figura del licantropo è stata una di quelle maggiormente presenti durante tutto il periodo della mia infanzia e quando si è pensato di fare “La pelle nella luna”, l’album si è “srotolato” come un tappeto. E’ la prima volta che scrivo un’intera storia per un Cd componendo tutte le canzoni in sequenza dalla prima fino all’ultima nell’ordine in cui si trovano nel disco … è stato composto tutto di getto utilizzando la prima stesura. Nella maggior parte dei brani si ritrova questa ritmica ossessiva portante, prova del fatto che un brano ha influenzato il successivo è una prevalenza di pezzi in MI, così il tutto suona in modo ossessivamente mono – tono come in una sorta di allitterazione musicale, soluzione adatta a mio avviso per una tipologia di racconti come questi.
Quali sono le basi letterarie e cinematografiche cui ti sei ispirato per la stesura del suddetto concept?
Racconti popolari, cronache medioevali e settecentesche … c’è una bella atmosfera nel villaggio che ricorda Ogre … c’era un film intitolato “ll patto dei lupi” storia romanzata sulla “Bestia del Gévaudan”, l’ispirazione non mi è venuta dal film (la vera storia la conosco bene), ma quando lessi il titolo, pensai ad un patto fra umani e lupi mannari, dissi: fantastico! Perché non è venuta a me questa idea!? Quando vidi il film rimasi deluso solo per ciò che mi aspettavo, in compenso l’idea era originale e dopo anni è nato “Il patto coi lupi”. Molti amici sapendo di ciò che stavo scrivendo hanno iniziato a regalarmi libri sui licantropi … tema inflazionato a parte, c’è tanto materiale interessante su quest’argomento, poi la vita quotidiana fa la sua parte: una volta mi trovavo nei pressi di una riserva naturale vicino a Siracusa e ho visto una ragazzina in lacrime che riportava indietro uno dei cuccioli di cani randagi ai quali dispensavo spesso gli avanzi del pranzo. Mi ero accorto giorni prima che ne mancava uno, la ragazzina era disperata e in lacrime, non smetteva più di salutarlo prima di andar via. Ho visto tutto senza dire niente ma ho capito che i suoi non volevano che lo tenesse. Pensa, mi sono ricordato di questo episodio solo qualche giorno fa … chi ha già ascoltato quest’album, come te, sa a che brano mi riferisco a proposito d’ispirazione.
Il tema della discriminazione e forse anche una critica alla caotica e controversa evoluzione della società, in cui la “bestia” emerge sempre più spesso nei dogmatismi del vivere quotidiano, mi sono sembrati il vero “nocciolo della questione” … ti va di dipanare un po’ meglio la faccenda?
Homo homini lupus, l’uomo è lupo per gli uomini. Esiste l’animalità e la bestialità … uno di questi due termini può essere inteso nell’accezione positiva, l’altro naturalmente è il suo opposto, uno può riguardare una visione da panteismo naturalista, quella per intenderci nella quale si perde il protagonista de ”LE DUE NATURE”, l’altro un mero esercizio della cecità generata dalla paura del “diverso da noi” che diventa sopraffazione quando l’individuo cosciente cede il posto alla collettività incosciente, vedi “MORTE DI UN PRESUNTO LUPO MANNARO”. Realmente una ragazza in epoca medioevale fu torturata e condannata al rogo perché un lupo uscì dal bosco poco dopo che lei vi era entrata.
Una bambina sfama dei cuccioli ne “LA PICCOLA GRETA”, un uomo li affoga al fiume, due nature diverse di un’unica umanità, i più acuti avranno capito perché il lupo che entra da una finestra risparmia una bimba ne “LE BESTIE DEL VILLAGGIO DI OGRE” e chi era la lupa che instancabile bracca il viandante ne “L’UOMO E’ LA PREDA” .
“IL POVERO GIACOBBE “ viene sbranato da un suo amico d’infanzia, non c’è cattiveria in questo, solo una natura diversa, la stessa che permette al consorzio dei lupi di esercitare il “CERCHIO DELLA MORTE” come tacito accordo di una collettività che forse gli uomini non sono più in grado di esprimere, gli stessi lupi che in un periodo di carestia onorano il patto di non belligeranza con gli uomini.
La morte del taglialegna, accusato da chi voleva derubarlo, con la complicità degli stessi amici ai quali aveva offerto da bere un attimo prima, genera come da tradizione la mandragora (i più curiosi si documenteranno per scoprire come nasce). Questa radice, legata fra le altre cose in modo misterioso alla licantropia, permette la “comunione” fra l’uomo e la bestia ne “ALL’OMBRA DELLA GIUSTIZIA” dove una bambina gioca senza timore con i lupi, il sacrificio di un innocente impiccato è stato così tramite di una ragione più alta, quella forse che ripristinerà il “cerchio sacro” che noi uomini abbiamo spezzato da tempo. Queste alcune delle implicazioni inerenti a ciò che hai citato, oltre questo ci sono anche altri piani di lettura del concept come hai notato bene.
L’uso che fate della nostra meravigliosa lingua è ancora una volta carismatico e ammaliatore … allora non è vero che l’italiano è una lingua non adatta al rock :)… scherzi a parte, perché è così difficile avvalersene il modo efficace ed eloquente? E’ giusto, secondo te, essere più “severi” nel giudicare un testo sviluppato in madrelingua piuttosto che uno concepito tramite una protettiva “enunciazione anglofona”?
”L’enunciazione anglofona “ è protettiva solo se non si conosce la lingua, tutto suona meglio in inglese ma ormai, tranne qualche rara eccezione e qualche gruppo del passato, il testo nella musica è tristemente relegato a riempire una melodia che serve solo a giustificare il fatto che ci sia un cantante visto che la musica strumentale è meno commerciabile di quella cantata. L’italiano può essere usato nel rock in modo dignitoso a condizione che la concezione ritmica delle stesure si pieghi all’esigenza della lingua, molti appiccicano su metriche anglofone una lirica in italiano, a me non piace il risultato. Bisognerebbe essere severi con il contenuto dei testi a prescindere, ma prima si dovrebbe cominciare a leggerli e temo che anche qui siamo purtroppo una ristretta minoranza.
Il disco, pur conservando il tipico trademark del gruppo, svela un lato più caliginoso e “metallico” della vostra espressione artistica, tanto da farmi pensare a influssi di Warlord e Fates Warning … è un’impressione corretta? A cosa è dovuta questa scelta?

Sì, è corretta, amo il sound dei Fates Warning, credo che sia uno dei gruppi più sottovalutati nella storia della musica mondiale. Dico così non perché non siano stati riconosciuti ma perché hanno dato alla musica molto più di quanto la musica abbia restituito loro, in termini di carriera intendo. Ci sono molte citazioni riguardo a band del genere in quest’album, non a livello di frasi musicali ma di concezione. L’arte funziona per stratificazione, originale non significa solamente “che non ha mai fatto nessuno”, ma anche “ab origine”, dalle origini , qualcosa che riguarda la ricerca degli archetipi, la forma prima. La sperimentazione per queste band è ricerca che spesso arriva alla “scoperta”, linguaggio che, una volta portato alla luce, aggiunge un tassello all’alfabeto espressivo … sta poi all’artista avere qualcosa da dire e lo può fare anche grazie a chi prima di lui ha “scoperto” dei neologismi sonori; spesso per ritrovare qualcosa di antico dobbiamo guardare in avanti. Dobbiamo essere grati ai musicisti che scelgono di fare questo tipo di lavoro in questo modo. Abbiamo ritenuto che in questo caso questa tipologia di sonorità del “dizionario heavy metal” evocasse perfettamente le atmosfere da lupi mannari che cercavamo, riguardo a questo ci interessavano anche i FIABA …
Parlare di singole “canzoni” è un’impresa improba e snaturante … viviamo, però, in un mondo frenetico e spesso superficiale, che sembra non avere tempo di ponderare le situazioni … ti chiedo, dunque, di “farti violenza” e di indicare un pezzo che possa convincere l’ascoltatore “occasionale” ad approfondire il magico mondo dei Fiaba …
“C’E’ UN POSTO NEL BOSCO”, mentre del nuovo album, “IL POVERO GIACOBBE”.
Con la ristampa de “L'appiccato / Il Cappello Ha Tre Punte” avete instaurato una fruttuosa collaborazione con la Jolly Roger Records, confermata anche ne “La Pelle Nella Luna” … com’è nata questa partnership e cosa vi ha spinto a scegliere la label di Antonio Keller dopo le esperienze con Mellow, Lizard e PCFILM?
La professionalità di Antonio Keller soprattutto per quanto riguarda la promozione, nel campo delle indipendenti, non ha rivali io poi personalmente non vedo l’ora di avere tutta la discografia Fiaba su Lp. Uno dei nostri chitarristi ha già il white album (una delle splendide edizioni “limitate” del disco N.d.a.) de “La pelle nella luna” … l’ho visto per la prima volta qualche giorno fa, è fantastico, ha fatto veramente un lavoro egregio, il lavoro grafico di Marcello Magoni poi è stupendo.
Inderogabile questione live-show, a quanto sembra l’unica fonte di autentico “profitto” nella stagflazione dell’attuale industria della musica … ci ragguagli sulle prospettive in questo senso e sull’importanza che assegnate a questa particolare modalità espressiva?
E’ verissimo ciò che dici, stiamo cercando un agente per organizzare un tour, sono però tempi difficili per tutti e in tutti i campi.
Quali sono, in generale, i prossimi passi dei Fiaba? Un nuovo video da aggiungere a “I sogni di Marzia”, “Scerinnath il fiore delle bugie” e “Angelica e il folletto del salice” o magari la messa in scena di una vera rock opera, un mio “pallino” che vedo particolarmente congeniale alle vs. caratteristiche?
Stiamo lavorando al clip de “IL POVERO GIACOBBE”, pensiamo ad un nuovo album, ma come hai detto tu adesso è tempo di live (e niente rock opera, mi sa … N.d.a.)
Ricordo una tua per certi versi sorprendente dichiarazione (rilasciata in un’intervista concessa alla rivista Classix, se non ricordo male) nella quale, in merito alla possibilità di diffusione su “larga scala” della musica dei Fiaba, in sostanza, esprimevi una notevole fiducia nell’intelligenza del pubblico, pronto a ricevere stimolazioni di spessore qualora gli vengano sottoposte in maniera adeguata … ti chiedo di riprendere quel concetto e di raccontarci da cosa deriva tale “ottimismo” …
Se fossi andato, in tempi non sospetti, qualche anno fa, presso una casa di produzione cinematografica a proporre loro di realizzare una trilogia de “IL SIGNORE DEGLI ANELLI” dicendo che questa avrebbe venduto più dei vari “Vacanze di Natale” mi avrebbero riso in faccia. “L’utenza” esiste ma bisogna veicolare il tutto nel modo corretto.
Detto sinceramente, siete soddisfatti di quello che siete riusciti ad ottenere finora con la band o vi sentite, come dire, un po’ “in debito”?

Dal punto di vista artistico sì, ma per il resto lascio a te la risposta a questa domanda (la mia opinione l’ho già espressa nelle recensioni e ribadita nell’introduzione di questa stessa intervista! N.d.a.).
Domanda “pericolosa” … nell’era dei blog, dei forum, dei social network, “dell’opinionismo” sfrenato, quanto e in che modo ritieni possa essere ancora importante una recensione?
A domanda “pericolosa”, risposta “pericolosa”.
Qualsiasi opinione è una recensione nell’era dell’opinionismo … l’importanza dovrebbe essere decretata dall’autorevolezza della fonte o quantomeno dalla sensibilità del suddetto recensore. Nel secondo caso in linea di massima se ne accorge solo chi è recensito e ti posso assicurare che leggere le opinioni di chi ascolta (spero almeno una volta e mi auguro interamente un album) è nella maggior parte dei casi una delle cose più interessanti al livello antropologico e divertenti sul piano prettamente ludico che mi capiti di fare dopo una pubblicazione. In tutti i casi bisognerebbe prima convenire sul significato di “importante” cioè, la storia della musica ha bisogno di un’opinione autorevole? Oppure … se si ha un’ottima recensione, si venderanno dieci dischi in più o se ne masterizzeranno 100 in più? Se Luzzatto Fegiz dice che un disco è brutto non lo compro anche se mi piace perché è un opinionista autorevole? Una recensione potrebbe essere pubblicità, una volta si diceva: anche male purché se ne parli. Non ho una “opinione “ in merito. Se sapessi rispondere a queste domande farei l’opinionista, così mi limito solo a fare musica.
Ed ora un pizzico di “futilità” … sono curioso di sapere quali sono i tuoi ascolti attuali e quali ritieni siano, invece, i tre gruppi fondamentali della “storia del rock” …
Attualmente nulla, sto componendo per il progetto con Wakeman e non voglio distrarmi … in questo momento, poi, non mi assumerei la responsabilità di citare tre gruppi fondamentali e francamente è un lavoro più da recensore …
Siamo alla fine … grazie davvero di tutto e a te il “microfono” per le considerazioni finali …
Grazie, Marco, per le domande intelligenti, è un vero piacere quando non ti chiedono: perché FIABA? Quando si è formato il gruppo? Vuoi presentarci la formazione? E … quant’è difficile in Sicilia per la scena metal? E al di là dei complimenti, che sono sempre graditi, mi è piaciuta moltissimo la tua recensione, grazie di cuore per la tua sensibilità e competenza, sono anche contento che ti sia piaciuto il disco.
Intervista a cura di Marco Aimasso

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