Copertina 9

Info

Anno di uscita:2010
Durata:52 min.
Etichetta:Limb Music
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. INTO THE ABYSS (INTRO)
  2. HEROES (WE WILL BE)
  3. DOOMSDAY MACHINE
  4. LIVE TO DIE
  5. HELLS ROUNDABOUT
  6. KILLING CHILD
  7. ON WINGS OF STEEL
  8. SILENT AGONY
  9. COLD DISTANCE OF THE UNIVERSE (I. THE SEARCH, II. THE CALL, III. UNDERSTANDING)

Line up

  • Thomas Strübler: vocals
  • Sebastian Lanser: drums
  • Robert Schönleitner: guitars
  • Saso Gacnik: keyboards
  • Aleksandar Vesic: bass

Voto medio utenti

Attenzione, amanti dei Symphony X, e di tutto il metal prog più muscoloso e tecnico: dopo i Serenity, l’Austria ci ha appena regalato una band ed un disco fenomenali.

Benvenuti al debut album dei Juvaliant, parola a metà strada tra Juvavum, antico nome latino della città di Salisburgo, da dove arriva la band, e la parola inglese Valiant, “valoroso”, usata soprattutto in ambito militare/cavalleresco. Ed è proprio una band potente ed epica quella che ci troviamo a recensire, alle prese con un prog-metal molto, molto intricato, ma non per questo scevro da soluzioni melodiche semplicemente stupende, una sorta di Symphony X + Rhapsody + Vision Divine, per una certa predisposizione della band verso arrangiamenti epici e magniloquenti, ma mai privi di melodia. Avrei davvero poche parole da aggiungere, se solo potessi forzarvi fisicamente ad andare quantomeno ad ascoltare questo piccolo debut capolavoro, ma, per darvi qualche coordinata in più, vi cito una band di musicisti semplicemente da brividi, un cantante dal timbro acuto e potente, una via di mezzo tra il miglior Kiske, Matos dei tempi di Angels Cry (ecco, potete anche aggiungere una spruzzatina di Angra al mix!), ed una produzione bombastica ed egregia, per un album che la richiedeva come l’acqua nel deserto.

Un brano più bello dell’altro, dalla epica intro “Into the Abyss” alla strabiliante suite finale “Cold distance of the Universe”, passando per momenti come “Hell’s Roundabout”, che mi ricorda molto “Smoke and Mirrors” dei già ultra-citati Symphony X, una “Heroes (We will be)” che da sola vale l’acquisto dell’album, potente, piena di stacchi in dispari alla velocità della luce, da leccarsi le orecchie! E poi i solos di Robert, un momento sono neoclassici di chiara scuola Malmsteen (“Killing Child”), un attimo dopo te lo ritrovi a gigioneggiare bluesy e morbido, novello Steve Morse (“Silent Agony”), con una naturalezza ed una padronanza dello strumento da fare invidia al più consumato guitar hero della scena.

Ma vi assicuro, non c’è un anello debole in un disco che, per essere un debut album, è qualcosa di vicino ad un miracolo. Complimenti vivissimi alla band, ed anche alla label che mi ha mandato un cd di edit versions (a parte un paio di pezzi), per cui praticamente non ho idea di come finiscano la maggior parte delle canzoni!
Recensione a cura di Pippo ′Sbranf′ Marino

Ultime opinioni dei lettori

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 30 giu 2010 alle 10:58

bello,ma è tutto talmente già sentito che dargli un voto così alto mi sembra un'esagerazione certi passaggi sembrano rippati da Angels cry,altri da divine wings of tragedy,sono bravi ma non hanno molta personalità è pur vero che ultimamente di dischi power/prog di qualità ne sono usciti talmente pochi che ci sarebbe solo da esultare,però insomma il senso di deja-vu è molto forte,, cmq promossi,senza dubbio

Inserito il 29 giu 2010 alle 10:25

Si si, quello assolutamente, io ascoltando l'ultimo lavoro di Romeo&Soci pensavo più di stare ascoltando "Symphony X" dei Paradise Lost piuttosto che il contrario :D Però non è nemmeno così "pulita" come quella di Kiske e Matos, o comunque si assesta su tonalità inferiori. In ogni caso sono meritevolissimi..chissà se ci onoreranno di qualche puntata nel Bel Paese (anche se io aspetto ancora alacremente i Serenity :P)

Inserito il 27 giu 2010 alle 08:26

Sì, ma ha la voce un filo meno aggressiva, cosa che invece Russ predilige, soprattutto negli ultimi tempi...

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