Paradise Lost, Anathema, Katatonia, My Dying Bride.
Basterebbero questi 4 nomi per farvi capire su quali coordinate musicali si muove "
Ordinary Lives", il debutto dei salernitani
Your Tomorrow Alone, piacevolissima scoperta italica in ambito gothic/doom, che si va ad affiancare a gruppi già rodati, quali
Novembre e, per certi versi,
Klimt 1918.
Gli YTA, passatemi l'acronimo, hanno però vita propria, perchè oltre a prendere profondamente spunto dal già citato malinconico panorama gothic inglese, riescono ad essere allo stesso tempo italiani, riversando una quantità incredibile di emozione nella loro musica, suonando complessivamente meno quadrati rispetto alle loro controparti d'oltremanica, quasi sinfonici a tratti, grazie soprattutto al grande lavoro alle tastiere di
Giovanni Costabile.
Da segnalare in particolare, per completare a dovere la riuscita di questo processo, l'alternanza tra la voce in growl di
Eugenio Mucio e quella clean di
Giovanni Sorgente, per dovere di cronaca maggiormente presente su tutto l'album, il quale tra l'altro si butta anche in un paio di momenti di cantato in italiano, quasi come se recitasse dei brevi poemi all'interno della canzone stessa.
Accade in "
The Essence of Sorrow" e soprattutto in "
In Silence", canzone bellissima in cui tutti gli elementi sopracitati si fondono per creare il brano che è un po' la summa del sound degli
Your Tomorrow Alone, rappresentando più del resto del disco una varietà di proposte che li aiuta a mantenere quel pizzico di originalità che altrimenti rischierebbe di venire meno.
Il problema del disco, se di problema vogliamo parlare, è che manca di originalità intrinseca, nel senso che le canzoni alla lunga finiscono per impastarsi tra di loro, creando poche differenze tra una traccia e l'altra. Il livello delle composizioni però è così alto da far quasi passare in secondo piano questo difetto, permettendoci di abbandonarci all'oscura magia che gli Your Tomorrow Alone riescono a creare con la loro musica.
Dovessi definire "
Ordinary Lives" in una parola, direi senza dubbio "crepuscolare". Se volete provare qualcosa di nuovo, emozioni struggenti ma reali, senza bisogno di varcare la soglia della terra di Albione, i salernitani sono decisamente quello che fa per voi.
Quoth the Raven, Nevermore..
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