Copertina 6

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2012
Durata:53 min.
Etichetta:Basick Records/Century Media Records

Tracklist

  1. DIVINE AMNESTY
  2. PHUMIS: THE FALSEHOOD OF AFFLICTION
  3. THE HILL DIFFICULTY
  4. CYCLE OF SELF
  5. DELUSIONS
  6. A FINITE GRASP OF INFINITE DISILLUSION
  7. VINDICATOR
  8. THE WINNOWING
  9. REGENERATION

Line up

  • JJ "Shiv" Polachek: vocals
  • Aaron Smith: guitars
  • Sean Alf: guitars
  • Brandon Smith: bass
  • Ryan Wood: drums

Voto medio utenti

Vede la luce, dopo una serie di eventi che ne hanno ritardato l'uscita (non ultimo il cambio di cantante che ha forzato la re-incisione totale delle parti vocali), “Throes of Absolution”, debutto degli statunitensi 7 Horns 7 Eyes. Tanto era il fervore e la curiosità attorno all'uscita di questo album, visto il coinvolgimento dell'ex Nevermore, Jeff Loomis, che si riduce nell'esecuzione di un assolo in una traccia il cui titolo non è specificato sul promo in mio possesso. Devo dire che le mie aspettative riguardo a questo disco sono state solo in minima parte soddisfatte.

La casa discografica presenta il sound del gruppo come “Progressive Atmospheric Death Metal”. Niente di più sbagliato e fuorviante. Il termine “progressive” viene spesso utilizzato in maniera impropria e il disco di cui andremo a parlare ne è l'esempio calzante. Non basta mettere due tastiere e essere dei bravi musicisti per definire la propria musica “progressiva”. Ma questa è una mia personale polemica sterile rispetto all'abitudine delle case discografiche di dare una definizione del genere proposto esagerandone i contenuti. Ma parliamo di questo “Throes of Absolution”.

Quello che mi ritrovo tra le mani è un album ben prodotto e mixato dal chitarrista Aaron Smith negli Envisage Audio Studio di sua proprietà, composto da 9 tracce di Death/Doom metal atmosferico, con qualche accenno progressive, influenzato per lo più dagli ultimi Katatonia e Swallow the Sun, eccetto per le clean vocals, qui completamente assenti, sostituite da un profondo growl che ben s'accosta al sound del gruppo.

Le composizioni dei 7 Horns 7 Eyes girano tutte attorno a chitarre spesse e corpose, vicine ad un certo deathcore, con tappeti di tastiere che spesso aiutano a rendere l'atmosfera dei brani più drammatica e scura, con ritmiche rivolte verso un doom di stampo nord europeo e sporadiche aperture date da melodie di chitarra solista e assoli non sempre azzeccatissimi.

L'album, seppur tutto sommato gradevole, risente parecchio della mancanza di personalità e di una certa staticità nelle composizioni, che rischia di provocare più di uno sbadiglio, un'abilità che solo in rarissimi casi riesce nell'ardua impresa di non annoiare (vedi i My Dying Bride). L'unica traccia che si discosta dal resto del disco è la strumentale posta in chiusura “The Regeneration”, brano che si può tranquillamente definire “progressive”, con quelle influenze à la Opeth e le aperture melodiche che lasciano intravedere una speranza per il futuro.

Non è tuttavia un disco da stroncare, le atmosfere dalle tinte fosche e malinconiche di questo “Throes of Absolution”, possono fungere da buon passatempo nell'attesa di un lavoro che faccia gridare al miracolo com'è stato, almeno per me, l'ultimo Katatonia, o in futuro, chissà, il prossimo disco dei 7 Horns 7 Eyes.
Recensione a cura di Simone Carta

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