Copertina 8

Info

Anno di uscita:2012
Durata:52 min.
Etichetta:Frontiers Records
Distribuzione:Frontiers Records

Tracklist

  1. HAD ENOUGH
  2. WOULDN’T LET ME LOVE YOU
  3. LIKE HEAVEN
  4. ON THE INSIDE
  5. THROUGH MY VEINS
  6. ALWAYS ON YOUR MIND
  7. LOVED
  8. COME RUNNING
  9. ALL OVER ME
  10. SCARS
  11. DONE TO ME
  12. OVER MY HEAD
  13. PART OF ME

Line up

  • Richard Marx: vocals, guitars, keyboards

Voto medio utenti

Cognome “impegnativo” e phisique du role perfetto per incarnare il ruolo di “bel tenebroso”, così si presentava nel 1987 Richard Marx, quando, con il suo auto-intitolato debutto, riuscì a conquistare non solo le gentili donzelle, ma anche tutti gli estimatori delle interpretazioni vocali votate alla passionalità e al sentimento, asservite alla finalità superiore della “bella canzone”, un obiettivo mai disatteso in quel favoloso esordio (a cui presero parte, è bene ricordarlo, anche personaggi del calibro di Joe Walsh, Timothy Shmidt e Randy Meisner degli Eagles, Praire Prince e Fee Waybill dei The Tubes e poi ancora Mike Landau e il percussionista brasiliano Paulinho Da Costa).
Da allora, una carriera strepitosa avvalorata da vendite milionarie, stabili frequentazioni nelle classifiche che “contano”, vittorie di premi prestigiosi e contributi autorevoli come autore e interprete.
Eppure, Marx dalle nostre parti è ancora visto un po’ come un “oggetto misterioso” (nonostante la collaborazione con la Pausini!), un rappresentante di quella categoria di AOR heroes misconosciuti, di quella tipologia di cantanti che ha visto emergere veramente forse i soli Bolton e Adams (e, in parte, pure Waite), finendo per consegnare all’esclusivo rispetto degli appassionati i vari Kimmel, Burtnick, Feehan, Mardones, Zappacosta, Money, … i quali, per la cronaca, meriterebbero anch’essi una considerazione ampia e capillare.
La speranza è, dunque, che il nuovo “Inside my head”, patrocinato dalla sempre più famelica (nel senso che alle altre etichette specializzate lascia solo le briciole …) Frontiers, polarizzi l’attenzione di tutti i cultori di rock radiofonico (intendendo questo temine nelle sue diverse accezioni temporali … e tra poco vedremo perché …) su un artista veramente straordinario e incredibilmente carismatico, degno di una stima incondizionata anche nella nostra Italietta (e in Europa, in generale).
Il disco, infatti, rappresenta una sorta di compendio delle immense capacità di Richard, affianca brani nuovi a pezzi già editi, tra pubblicazioni in “proprio” e composizioni concesse ad altri protagonisti della scena musicale, e aggiunge altresì alla significativa opera un secondo Cd (purtroppo non incluso nella versione promozionale in mio possesso) di greatest hits rivisitati, svolgendo in maniera egregia la sua missione di diffusione e approfondimento del pensiero Marxista sul territorio europeo.
Non moltissimi sanno delle collaborazioni con Chris Daughtry (“Had enough” e “On the inside”), Chad Kroeger dei Nickleback (nella stessa “On the inside”, e fin dal primo “contatto” uditivo la cosa è piuttosto evidente … ), Matt Scannell dei Vertical Horizon (nell’eterea e palpitante “Always on your mind”) e Jason Wade dei Lifehouse (ancora in “Had enough), delle “consulenze” per altri gruppi “moderni” (“All over me” incisa dai Default) o delle potenzialità commerciali ancora sgargianti possedute dalla penna e dall’ugola del nostro (“Done to me”, la frizzante “Over my head” e la bella “Part of me”), e chiunque lo consideri come un articolo da nostalgici degli anni ottanta farebbe bene ad ascoltare con diligenza questi gioiellini pregni di tensione emotiva e di forza espressiva, in cui la classe nitida e imperitura di un veterano del settore si combina con quella scintillante dei suoi epigoni, per un risultato capace di impressionare almeno due “decadi” abbondanti di rockofili.
Le melodie ad alto coefficiente di suggestione romantica concesse a “Wouldn’t let me love you”, “Like Heaven”, “Through my veins” e “Loved” fanno il resto, andando a pungolare nel “profondo” quel misto di languore, malinconia e turbamento che sono parte integrante delle prerogative sensoriali di ogni appassionato del genere, il quale, tra l’altro, potrà completare la gamma di benefiche sollecitazioni affidandosi all’impeto funky di “Come running” (scritta con il camaleontico Fee Waybill) e "Scars” (tra certe cose di Jeff Scott Soto e il migliore Lenny Kravitz), per una forma di appagamento pieno e generoso.
Non rimane, infine, che ribadire e sintetizzare un concetto fondamentale: chi ama i suoni maturi, raffinati e adulti del rock non può prescindere da Mr. Richard Marx, negli edonistici eighties o nel congiunturale anno del Signore 2012.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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