Copertina 9

Info

Anno di uscita:2012
Durata:60 min.
Etichetta:EMI

Tracklist

  1. EVERY INCH OF YOU
  2. NOTHING'S GONNA STOP US
  3. WITH A WOMAN
  4. KEEP ME HANGIN' ON
  5. LIVING EACH DAY BLIND
  6. EVERYBODY HAVE A GOOD TIME
  7. SHE JUST A GIRL, EDDIE
  8. FORBIDDEN LOVE
  9. CONCRETE
  10. STREET SPIRIT (FADE OUT)
  11. LOVE IS NOT THE ANSWER

Line up

  • Justin Hawkins - chitarra, voce
  • Dan Hawkins - chitarra
  • Frankie Poullain - basso
  • Ed Graham - batteria

Voto medio utenti

Pantaloni a zampa d'elefante zebrati, zeppe, disco ball... Ok, possiamo iniziare!
La storia dei The Darkness la conoscono ormai più o meno tutti: dagli esordi con l'ottimo Permission To Land del 2003, che valse alla band il titolo di new sensation, passando per il più debole One Way Ticket To Hell...And Back!, ed i successivi anni bui dell'ancor breve storia del gruppo inglese. Tra litigi, problemi di droga che hanno visto coinvolto il leader Justin Hawkins, il successivo scioglimento e l'effimera parentesi degli Stone Gods, capitanati da Richie Edwards, inizialmente chiamato a fare le veci del bassista Poullain e poi divenuto leader dei “sopravvissuti”, la parabola dei The Darkness sembrava giunta anzitempo alla fine. E invece rieccoli qua, forti di una reunion, di una serie di concerti esplosivi (non ultimo quello a cui ho assistito al Gods Of Metal 2012) e di un album nuovo di zecca, tornare i divertiti e divertenti portabandiera del vecchio spirito rock 'n' roll degli anni '70 e '80. Rispetto agli esordi la componente AC/DC (quindi quella metal) risulta piuttosto smorzata in favore di un maggiore rimando all'estetica dei Queen. Every Inch Of You apre con la sfrontatezza che li ha resi famosi, il falsetto di Justin è esattamente come ce lo ricordavamo: acido, irriverente e volutamente caricato. Il piglio rock old school farà la gioia dei nostalgici e anche i suoni delle chitarre hanno abbandonato quelle timbriche elettriche che rendevano Permission To Land contemporaneo, optando per una produzione vintage e per soluzioni che rimandano a tutto il rock/hard rock inglese dal 1965 al 1975. Dei Queen Justin e Dan riprendono il guitar work di Bryan May, insieme ai Free, Bad Company, il glam rock dei T- Rex di Marc Bolan, il pop dei Beatles e l'immancabile, seppur ridimensionato, contributo degli Ac/Dc degli esordi. Nothing's Gonna Stop Us è leggera e divertente, con influenze che spaziano dal rock 'n' roll al punk più edulcorato, passando per l'indie. Con With A Woman tornano in primo piano le chitarre con un riff di tipico stampo hard rock primi anni '70 (Free, Bad Company, primi Whitesnake). Degno di menzione anche il guitar work, nobilitato da uno dei migliori assoli di tutto l'album. Keep Me Hangin' On ha un debito d'ispirazione nei confronti dei Queen più equivoci e caciaroni degli anni '70. Leaving Each Day Blind ha la coralità dei penultimi Aerosmith, melodie e arrangiamenti che si rifanno di nuovo alla band di Freddie Mercury, nonostante il vocalismo inconfondibile di Justin. Everybody Has A Good Time, il primo singolo estratto (avete visto il divertentissimo video?) è il pezzo che preferisco in assoluto. Le chitarre di She's Just A Girl, Eddie sono prese dai Journey ma la canzone è sbarazzina come solo i The Darkness possono essere, tra coretti, gridolini e un testo simpaticamente irriverente. Forbidden Love vira verso i Queen più intimisti ed esotici di These Are The Days Of Our Lives con il cantato di Justin somigliante a quello di Freddie Mercury (somiglianza che, in realtà, si nota in tutti i brani dell'album). Concrete pesca dal punk dei Ramones. In chiusura troviamo Street Spirit, energica e riuscita riproposizione in chiave NWOBHM di un vecchio successo dei Radiohead e Love Is Not The Answer. La deluxe edition propone quattro bonus track comprendenti la superflua versione acustica di Love Is Not the Answer e tre brani di matrice pop rock: la leggerissima I Can't Believe It's Not Love, vicina ai Queen più beffardi e scanzonati,la giullaresca Pat Pong Ladies e Cannonball, vicina al brit rock degli Oasis e con la partecipazione del flauto magico di Ian Anderson dei Jethro Tull. I The Darkness o si amano o si odiano. Non sarà un capolavoro ma Hot Cakes è pregevole e ci riconsegna una band in grandissima forma, in grado di scalare le classifiche riportando in auge suoni che si ritenevano ormai datati.
Ed ora, mentre guardate speranzosi il vostro orso di pelouche, tutti insieme: "Everybody has a goooood timeee!!"...



Recensione a cura di Laura Archini

Ultime opinioni dei lettori

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 02 ott 2012 alle 17:44

(anakin "zeppole" era voluto?) Si, mi piaceva quest'immagine ;)

Inserito il 02 ott 2012 alle 11:00

...senza contare che di gente che va in giro vestita come Elvis è pieno il mondo (anakin "zeppole" era voluto?)

Inserito il 02 ott 2012 alle 02:29

Ovviamente rispetto il tuo giudizio. Però stavo pensando ad un paio di cose. 1: I The Darkness non sono così datati e patetici per le schiere di persone più e meno giovani che li seguono e vanno ai loro concerti. Posso testimoniare per esperienza diretta che le performance live valgono tutto il prezzo del biglietto (e parlo di performance umana, non di effetti scenici di supporto, tipo i Motley Crue) e fanno sold out. 2: Se dovessimo considerare quanto una band si sia rifatta ai nomi più importanti del genere scelto, dovremmo cancellare più della metà delle bands power metal, progressive metal, black metal attuali, per dire le prime che mi vengono in mente. Ormai è molto difficile, nel metal come nella musica in generale, creare un prodotto nuovo e mai sentito; non esiste più un artista che parta da zero ma, volente o nolente, sarà sempre influenzato da chi è venuto prima. Tutto il comparto di bands glam, street e hard rock andrebbe chiuso allora, trattandosi di un genere pesantemente derivato e non suscettibile di variazioni. Probabilmente i The Darkness sono dei fan dei Queen ma mantengono un'identità ben salda; la prova del nove è la radio: impossibile non riconoscerli.

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