Copertina 7

Info

Anno di uscita:2012
Durata:28 min.
Etichetta:High Roller Records

Tracklist

  1. OVERNIGHT SACRIFICE
  2. NIGHT OF THE SCREAM QUEEN
  3. INSTITOR
  4. STORM OF THE USURPE
  5. CHUBBY LOVE
  6. STILL THEY LURK (IN THE SHADOWS OF WAR)
  7. WITCH FLIGHTS & SEXY NIGHTS
  8. THE ESCAPE

Line up

  • Damien Thorne: bass, vocals
  • Bone Incenerator: guitars
  • Desekretor of the altar: drums

Voto medio utenti

Devono essere dei dritti quelli della High Roller Records, etichetta tedesca che ha deciso di mettere sotto contratto i Bunker 66. Balzati agli onori della cronaca per i riconoscimenti avuti da Mr. Fenriz nel suo “Band of the week” (che li hanno portati anche a suonare un paio di volte in terra norvegese), i siciliani arrivano, dopo un EP, un live ed uno split con i Barbarian, al full length. Cos’hanno di speciale i Bunker 66 rispetto alle altre miriadi di band che hanno cavalcato l’onda del thrash revival? La genuinità, secondo il mio modestissimo parere, e conoscendo la band anche di persona posso garantire che non si tratta solo di sensazioni uditive derivanti dall’ascolto dei loro lavori. D’altra parte suonando un thrash’n’roll scarno e diretto sulla scia degli immancabili Venom, Celtic Frost, Sodom, Motorhead e via dicendo, senza dimenticare i nostrani Bulldozer (non a caso tutti trii, come i siciliani), non potevano certo basarsi solo sulla propria musica, in quanto, pur differenziandosi in qualità rispetto a tante altre band che si rifanno a quel preciso periodo storico, stiamo in ogni caso parlando di un genere che lascia poco all’immaginazione e quindi agli elogi spropositati. Con testa e sound siamo fermi tra il 1984 e il 1986, basta ascoltare brani come “Night of the scream queen” o “Witch flights & sexy nights” o la opener “Overnight sacrifice” per rendersene conto… Tra i brani migliori e di maggior impatto, oltre quelli già citati, posso segnalare senz’altro la conclusiva e strumentale “The escape”, una vera mazzata tra capo e collo, o la veloce “Insitor”, mentre non mancano i canonici rallentamenti morbosi (“Still they lurk (in the shadows of war)”, né il pezzo più scanzonato (“Chubby love”). Poco altro da aggiungere… Fenriz c’ha visto lungo, dato che i Bunker 66 si distinguono realmente dalla massa informe di pseudo thrashers in giro per il globo, e pur non proponendo una singola nota che non risulti derivativa, riescono comunque a convincere grazie a una proposta che, a modo suo, risulta personale e ben definita. Mezz’ora scarsa di sana violenza vecchio stile. Non potevo chiedere di meglio…
Recensione a cura di Roberto Alfieri

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