Copertina 7

Info

Anno di uscita:2013
Durata:37 min.
Etichetta:Frontiers Records

Tracklist

  1. WINDING DOWN
  2. NOT GOING DOWN
  3. PERSONAL JESUS
  4. FATHER SUN
  5. KNOCKDOWN DRAGOUT
  6. RAMBLIN’ GAMBLIN’ MAN
  7. BAD ON FORDS AND CHEVROLETS
  8. MARGARITAVILLE
  9. ALL WE NEED IS AN ISLAND
  10. GOING DOWN (LIVE IN STUDIO-TAKE 1)

Line up

  • Sammy Hagar: vocals, guitars, lap steel, backing vocals
  • Taj Mahal: vocals on 1
  • Dave Zirbel: guitars, lap steel, pedal steel, Tahitian ukulele on 1, 2, 7, 9
  • John Cuniberti: percussion, backing vocals on 1, 4, 5, 6
  • Mona Gnader: bass, backing vocals on 1, 4, 5, 6, 7, 8
  • Vic Johnson: guitar, backing vocals on 1, 2, 4, 5, 6, 7
  • Bill Church: bass on 2
  • Denny Carmassi: drums, percussion on 2, 4, 5
  • Claytoven Richardson: backing vocals on 2, 3, 6
  • Sandy Griffith: backing vocals on 2, 3, 6
  • Omega Rae: backing vocals on 2, 3, 6
  • Neal Schon: guitar on 3, 10
  • Michael Anthony: bass on 3, 10
  • Chad Smith: drums on 3, 10
  • Andre Thiery: accordion on 4
  • James DePrato: mandolin on 4
  • Aaron Hagar: backing vocals on 4
  • Erica Cuniberti: backing vocals on 4
  • Kid Rock: vocals on 5
  • Joe Satriani: solo guitar on 5
  • David Lauser: drums on 6, 7
  • Susie Davis: organ on 6
  • Ronnie Dunn: vocals on 7
  • Audie Delone: piano on 7
  • Toby Keith: vocals on 8
  • Karl Perazza: percussion on 8
  • Ruth Davies: upright bass on 8
  • Paul Revelli: drums on 8
  • William Kirchen: guitar on 8
  • Austin de Lone: electric piano, accordion on 7, 8
  • Nancy Wilson: vocals on 9
  • Mickey Hart: drums on 9

Voto medio utenti

Immagino già cosa state pensando … un altro prodotto all’insegna della “collaborazione”, l’ennesima parata di “stelle” assemblata per tentare di attirare gli ultimi fondigli di attenzione rimasti agli sfibrati rockofili, ormai assuefatti ad una pratica tanto fascinosa quanto diffusa.
Eppure se c’è un musicista che ispira enorme “fiducia”, che offre l’impressione nitida di esprimersi con “sincerità” in ogni sua manifestazione artistica, quello è proprio Sammy Hagar, un artista straordinario, dal curriculum impressionante, capace, però, di non perdere in nessuna occasione un’affabile aura da “rocker della porta accanto”, privo della spocchia o della tracotanza di tanti suoi colleghi, spesso meno importanti e seminali di lui.
Uno a cui viene voglia di offrire da bere (magari dopo un incendiario concerto dei suoi …), sicuri che non rifiuterà, insomma, ed ecco che l’idea di fare un disco “tra amici” (un vero squadrone, tra cui i fedeli The Waboritas), spinti dalla voglia di fare musica e divertirsi assieme, qui assume un senso di “genuinità” e di naturalezza non facilmente riscontrabile altrove.
A indispensabile conferma di tale sensazione, arriva il contenuto dell’albo, un bel miscuglio di (hard) rock, folk, pop, blues e country, mai particolarmente “malizioso” e “calcolato” (e tenendo conto degli ospiti, avrebbe potuto esserlo con facilità …), nemmeno nella scelta delle cover da abbinare alle stesure originali e da sottomettere alla devota sensibilità creativa della rinomata compagnia.
La rilettura di “Personal Jesus”, in tal senso, poteva costituire un discreto “rischio”, ma dopo essere già stato a suo tempo splendidamente trasfigurato da Johnny Cash, l’hit dei Depeche Mode diventa nelle sapienti “mani” di Sammy, Neal Schon, Michael Anthony e Chad Smith un credibile e piacevole momento di hard-soul gravido di groove e di pathos.
Certamente più agevole ripercorrere con competenza e vivacità il classico di Bob Seger “Ramblin’ gamblin’ man”, oppure sottoporre ad un trattamento alla Chickenfoot (volendo, analogamente a “Personal Jesus”, vista la presenza di Schon, potremmo evocare anche gli HSAS o immaginare cosa avrebbero potuto essere i Planet US …) lo standard blues “Going down”, catturato in studio in presa diretta e saturo di adeguata elettricità.
Scorrendo il godibile programma, piacciono, poi, sia la disinvolta atmosfera rootsy di “Winding down”, realizzata con la leggenda Taj Mahal, sia il frizzante clima southern n’ roll di “Bad on Fords and Chevrolet”, dove è Ronnie Dunn (co-autore del brano) a condividere il microfono con un sempre efficace Hagar, mentre gli amanti delle sonorità maggiormente rilassate e soffuse potranno apprezzare l’indolenza “messicana” di “Margaritaville” (vecchio successo di Jimmy Buffett interpretato con la partecipazione di Toby Keith) e quella “hawaiana” di “All we need is an island”, impreziosita da una Nancy Wilson in ottima forma.
All’appello mancano ancora, e vanno considerati come una sorta di dulcis in fundo di questa disamina, “Knockdown dragout”, anthemico duetto con Kid Rock (guitar solo courtesy of Joe Satriani), il palpitante “Not going down” (Denny Carmassi e Bill Church dei Montrose tra i co-protagonisti di un pezzo composto da Jay Buchanan dei Rival Sons, in uno sfizioso incrocio “generazionale” …) e “Father sun”, bucolico e iridescente bijoux elettroacustico, screziato di Led Zeppelin, The Who e The Lumineers (!), con Aaron Hagar, rampollo dell’inossidabile Red Rocker californiano, alle backing vocals.
“Sammy Hagar and friends” non è un album imprescindibile e forse è vero che di un lavoro del genere non se ne sentiva l’impellente “mancanza” … se cercate, però, tanta competenza e altrettanta attitudine, affiancate ad una sana propensione al divertimento e alla condivisione della bruciante passione per il rock n’ roll, il tutto senza troppe paranoie, affidatevi tranquillamente a Mr. Sammy Hagar (e alla sua “cricca” …) … soddisfazione garantita.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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