Copertina SV

Info

Anno di uscita:2014
Durata:47 min.
Etichetta:Aftermath Music

Tracklist

  1. MEGALOCEROS GIGANTEUS
  2. THE TRUMPETER
  3. ROMBOL
  4. PALEFEATHERED WIND

Line up

  • Pierre Stam: guitar, Bass Keyboards
  • Björn Pettersson: guitars
  • Robin Bergh: drums & Percussion

Voto medio utenti

La norvegese Aftermath Music pubblica due cose ogni 5 anni, ma quando lo fa è davvero difficile che sbagli il colpo.

Il buon Haavard ci ha visto lungo nel mettere sotto contratto i Palefeather, che altri non sono che il terzetto Stam/Pettersson/Bergh, che abbiam già visto all'opera ed apprezzato, non sempre insieme, in gruppi della caratura di In Mourning, October Tide ed Aoria. Il genere proposto dai nostri è un atmospheric post rock MOOOOLTO pinkfloydiano, completamente acustico, che sebbene in giro venga spacciato come progressivo in senso stretto del termine di prog non ha nulla, se invece lo intendiamo come riferimento a Gilmour e soci allora ok, ci può stare, e ci aggiungiamo l'aggettivo psichedelico perchè qui ci calza a pennello.

Essendo un disco senza cantato, sono le chitarre e le tastiere a farla da padrone, in questo viaggio onirico e liquido, in cui è meraviglioso perdersi e lasciarsi andare, fluttuare e sognare, lungo i quattro brani che compongono questo debutto autointitolato e che spaziano dai 9 ai 18 minuti di durata e quando durante l'ascolto questi minuti sembrano volare si capisce benissimo da soli quanta bontà ci sia nei Palefeather.

La noia in questo disco non esiste, tutto è leggiadro ed introspettivo ma al tempo stesso così ansioso, triste ed opprimente, e non è un caso che i nostri abbiano suonato in band a lutto come appunto October Tide ed In Mourning: l'apertura dedicata alla lunghissima "Megaloceros Giganteus" mette subito tutte le carte in tavola, ed al confronto la lapalissiana fonte di ispirazione "Shine on You Crazy Diamond" sembra quasi un'allegra canzone pop dalle tinte chiare e luminose, mentre i Palefeather disegnano delle marce funebri che, con distorsioni poderose e growl catacombale, starebbero a pennello sui maestri del funeral doom Ahab.

Qualche luce emerge da "Rombol", perlomeno nei primi minuti dato che man mano diventa uno dei brani più neri del disco, e dalla conclusiva meravigliosa "Palefeathered Wind" che sembra abbracciare territori più epici e trionfali, specie nel gilmouriano finale.

Un disco veramente riuscito ed emozionante.
Recensione a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli

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