Copertina SV

Info

Anno di uscita:2015
Durata:74 min.
Etichetta:Season Of Mist
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. REACHING THE INNERMOST
  2. MONOTONY FIELDS
  3. DESCENDING INNER NIGHT
  4. THE DISTANT DREAM OF LIFE
  5. WITHDRAWN
  6. IN LONGING
  7. THE BLANK JOURNEY
  8. WRITTEN IN MY SCARS

Line up

  • Henri Koivula: vocals
  • Natalie Koskinen: vocals
  • Tomi Ullgren: guitars
  • Jarno Salomaa: Keyboards & guitars
  • Sami Uusitalo: bass
  • Samu Ruotsalainen: drums

Voto medio utenti

Dopo undici anni di assenza dalla scena, a parte uno split e un ep, tornano gli SHAPE OF DESPAIR con un nuovo full uscito per la Season of Mist in data 15 giugno 2015 intitolato “Monotony Fields”. Dopo l’abbandono dello storico vocalist Pasi Koskinen (ex Amorphis), la voce è stata rimpiazzata dal bravo Henri Koivula che, reduce dei Throne of Down, ha accettato di buon grado di partecipare alla realizzazione di questo attesissimo ultimo lavoro.

Certamente non può essere un esecutivo paragonabile al capolavoro di “Angel of Distress” del 2001, tuttavia non è da cestinare totalmente. Il cambio di line-up vocale non ha stravolto gli arrangiamenti delle altre parti. Henri ha saputo fare il suo mestiere egregiamente, mantenendo sinuose le linee del growl al pari di Pasi, grazie anche all’appoggio della bravissima female vocalist Natalie Koskinen, che regala quel tocco di grazia velata da rendere il tutto un viaggio immerso in un’atmosfera cupa, fumosa e monolitica. Superati i frangenti vocali, tutto il resto è strutturato sullo stile dei Thergothon e dei geniali Ahab, con note riconducibili ai primi Skepticism e Mournful Congreation. Le melodie sono cavalcanti, monolitiche, una sorta di viaggio esoterico dalle sfumature grigie e ancestrali. Un percorso costellato da basi di colonne sonore morriconiane e vecchi parametri ripresi dalla scuola doom inimitabile dei My Dying Bride e un tocco di personalità più struggente e malinconica aggiunta da un pianoforte.

Si potrebbe definire un disco discretamente sofisticato, ma non così eccezionalmente mai sentito prima. Certamente è un buon lavoro, ma sinceramente, dopo undici anni e dopo quel meraviglioso “Angel Of Destress” c’era davvero bisogno di un altro full che potrebbe piegare, anziché rialzare i toni di anni di carriera di questa band senz’altro importante nel mondo del panorama doom? Sulla risposta a questa domanda resto in sospensione e mi auguro che i lettori, che si trovano di fronte questa recensione non siano condizionati troppo dal mio giudizio, ma dalla loro presa di coscienza, ecco perché ho deciso di NON dare un voto effettivo a questo disco, anche se personalmente vale come un 6 striminzito e piuttosto sforzato…….
Recensione a cura di Helena Kiske

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