Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2015
Durata:45 min.
Etichetta:Scarlet Records

Tracklist

  1. FOREWARNING
  2. THE FINAL CULL
  3. SUMMONING OF THE SOUL
  4. SCREAMING FOR LIGHT
  5. THE GRAND DESIGN
  6. NEW MOTIVE POWER
  7. ASHES IN THE SKY
  8. BORN FROM THIS HATE
  9. WELCOME TO THE WORLD

Line up

  • Steve Smyth: guitar
  • Jamie Hunt: guitar
  • Chris Hawkins: vocals
  • Michele Sanna: drums
  • Stefano Selvatico: bass

Voto medio utenti

Schioffare: /schiof--re/
verbo intransitivo
Fallire rovinosamente, senza possibilità alcuna di porre rimedio ai danni fatti.
Esempio: Gli One Machine a “The Distortion of Lies and Overdriven Truthhanno proprio schioffato.

Schioffare è uno di quei verbi che gradirei fossero importati nell'italiano standard dal dialetto abruzzese. Accade nella vita di vedere, sentire, essere la causa di fallimenti di proporzioni bibliche; la parola schioffare rende, soprattutto a livello onomatopeico, l'impatto di certi disastri sul nostro cervello, la violenza con cui l'orrenda realtà collide con il nostro sistema nervoso, danneggiandolo per sempre.
Ecco, il debutto degli One Machine (super band sulla carta, super ciofeca agli atti) è stato uno schioffo in piena regola. Ma Steve Smyth e Jamie Hunt non si sono arresi, si sono trovati tre nuovi compagni e sono tornati in pista con “The Final Cull”. Diciamo subito che è meglio del suo predecessore (non che ci volesse molto). La nuova formazione evidentemente è in maggiore sintonia, c'è molta meno confusione e le parti lavorano bene insieme. La prova vocale di Chris Hawkins è ottima, ci fa dimenticare lo scempio compiuto da Mikkel Sandager sull'album precedente: eccellente gestione del cambio di registro e performance impeccabile, tutt'altra cosa rispetto a quella dell'ex Mercenary.
C'è ancora un po' di confusione nell'amalgama, qualche momento di rumore puro, qualche azzardo melodico che si trasforma in caos, però i progressi fatti dagli One Machine sono palpabili.
Di solito mi lamento di quanto le band osino poco. In questo caso non si corre tale pericolo, tra shredding e batteria pneumatica ci sono sprazzi di archi e addirittura un po' di sitar, ma non mi considero soddisfatta.
Intriganti i cambi d'atmosfera, “The Final Cull” è come un fortunoso giro sulle montagne russe di un luna park abusivo: rischioso ma divertente alla fin fine.

Se si potesse cancellare il loro vergognoso debut album dagli annali, “The Final Cull” sarebbe un discreto inizio per gli One Machine; purtroppo quel che è fatto è fatto.
Recensione a cura di Alessandra Mazzarella

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