Copertina 6

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2016
Durata:45 min.
Etichetta:Pure Steel Publishing

Tracklist

  1. INTO THE DARKEST OF ALL REALMS
  2. INFINITY
  3. INCH BY INCH
  4. SOULS BREATHE
  5. UNBORN EVIL
  6. MONSTERS
  7. CRAWL
  8. MOTHER’S TEAR
  9. IN THE END
  10. DON’T NEED YOUR MONEY

Line up

  • Rick Bouwman: guitars
  • Rop van Haren: vocals
  • Wilfried Broekman: drums
  • Jeffrey Bryan Rijnsburger: bass
  • Marcel Heesakkers: guitars

Voto medio utenti

I Martyr mantengono la stessa linea tracciata prima dall'EP "Fear", che aveva sancito nel 2009 il ritorno discografico dopo anni di silenzio, e proseguita poi sul successivo "Circle of 8", riuscendo anche a mantenere stabile la propria line-up, nella quale si registra tuttavia l'assenza dello storico bassista Antoine Van Der Linden, che era nel gruppo già dagli esordi, ormai rappresentati solo più dalla coppia di chitarristi Rick Bouwman e Marcel Heesakkers.
E a proposito di esordio, i nuovi Martyr hanno ormai preso le distanze dalle sonorità di "For the Universe", riaffermando quel songwriting fortemente articolato ma che hanno poi orientato verso lidi Speed & Thrash, diciamo da qualche parte tra Vicious Rumors, Flotsam and Jetsam o gli ultimi Angel Dust.
Ma non sempre le cose filano per il verso giusto, anzi, iniziano in maniera fin troppo frenetica con l'opener "Into the Darkest of All Realms", ambiziosa (e derivativa) tra Diamond Head e Metallica. Altri brani che tendono a deragliare sono la schizofrenica "Crawl" oppure "In the End", con il suo marcato approccio modernista, dove è messo alla frusta anche il cantante Rop van Haren (che peraltro aveva cantato sui primissimi demo degli olandesi), il quale, nel corso dell'album, viene affiancato da alcuni ospiti, quali Nick Holleman (Vicious Rumors), JayCee Cuypers (Praying Mantis), Andreas Lipinski (Wolfen), Gert Nijboer (Highway Chile) e Marloes (Izegrim). Più equilibrati episodi come "Inch by Inch", "Souls Breathe" e "Unborn Evil", che hanno dalla loro rispettivamente il groove, la velocità di esecuzione e un passo doom e sinistro, con in evidenza il buon lavoro dietro al drum-kit da parte di Wilfried Broekman, per quanto l'episodio migliore resti, a mio parere, "Monster" con i suoi modi alla Megadeth meets Accept.
Uno sguardo al passato, i Martyr se lo concedono pure, con la conclusiva "Don't Need Your Money", cover dei Raven (un classico dal loro esordio "Rock Until You Drop" del 1981) che nell'occasione non perde di energia ma nemmeno il taglio ottantiano dell'originale.

Questa seconda fase dei Martyr continua a non convincermi e a rivelarsi piuttosto approssimativa. Se ne riparla al prossimo appuntamento.



I was born to review
Hear me while I write... none shall hear a lie
Report and interview are taken by the will
By divine right hail and write
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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