Copertina 6

Info

Anno di uscita:2005
Durata:24 min.
Etichetta:Autoprodotto

Tracklist

  1. GIMME SOME ROCKIN'
  2. TODAY
  3. WHITE ROSE
  4. FAME
  5. I DON'T BELIEVE
  6. IMMIGRANT SONG

Line up

  • Alex: vocals
  • Jan: guitars, bass, vocals
  • W.B.: guitars, vocals
  • Njola: keyboards
  • Widius: drums

Voto medio utenti

È impressionante notare con quale velocità i Sybilla sono riusciti a realizzare il loro primo cd (che in realtà è un mini...) autoprodotto: dando un'occhiata alla biografia si scopre che si sono formati nell'estate del 2004, mentre sulla back cover di "Rock ain't dead!" si può leggere che i pezzi che include sono stati registrati poco più tardi, nel settembre dello scorso anno!! Sempre stando a ciò che dice la biografia la scelta del titolo di questo lavoro non è certo stata casuale, trattasi infatti di un monito per chi crede che generi come il glam, l'hard-rock e l'hair metal siano ormai sorpassati... A questo punto permettetemi di fare una breve digressione, perché c'è da dire che nel nostro paese non sono mai state molte le band dedite agli stili musicali sopracitati, anzi qualcuno di voi ricorderà che in passato chi proponeva certe sonorità era piuttosto "malvisto" dal cosiddetto metallaro medio... Per fortuna le cose sono totalmente cambiate oggi, e ciò che quindici anni fa era considerato una "vera schifezza" da molti oggi viene apprezzato dai più!! I Sybilla sono arrivati al momento giusto insomma, e lo hanno fatto con un mcd che non sorprende in quanto a originalità e ha pure alcuni difetti, ma che tutto sommato è abbastanza piacevole all'ascolto. In apertura troviamo "Gimme some rockin'", una song piuttosto efficace contraddistinta da vocals in pieno "Axl Rose style", mentre la successiva "Today" si mette in luce per le sfumature blues che la caratterizzano fin dalle prime battute. La terza traccia, dal titolo "White rose", è un buon esempio di heavy rock melodico e orecchiabile, mentre "Fame" è una canzone dinamica e funkeggiante che può ricordare alcune cose degli Extreme. In chiusura ci sono la romantica (ma per fortuna non troppo!) "I don't believe" (del resto una semi-ballad non poteva mancare in un disco del genere, non vi pare?) e la ben più aggressiva "Immigrant song", probabilmente l'episodio più particolare del mini vista la durata (poco più di due minuti) e il tipo di sound che propone (un rock grezzo "contaminato" dall'elettronica). Dovendo fare una critica a questo lavoro potrei dire che non è molto omogeneo, e che nel realizzarlo il gruppo è stato un po' vittima della "sindrome da compilation", ma in realtà non si tratta di un grosso difetto, anche perché ad una formazione che esiste da così poco tempo è concesso commettere errori del genere. Credo comunque che essa abbia discrete potenzialità, e che nel prossimo futuro riuscirà ad esprimersi in maniera ancora più convincente.
Recensione a cura di Angela 'Grendel' Benemei

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?
Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.