Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2017
Durata:55 min.
Etichetta:Czar Of Revelations

Tracklist

  1. II
  2. III
  3. IV
  4. V

Line up

  • Lukas Fürer: guitar
  • Renato Matteucci: bass
  • Jonathan Schmidli: drums

Voto medio utenti

Una totale immersione nei gelatinosi meandri dello psych-stoner è quello che ci riserva questo “Volva” degli Echolot, formazione svizzera devota al verbo di Earthless, (primi) Monster Magnet, Mars Red Sky e 35007.
Quattro lunghi brani dai titoli numerali (si parte da “II”, dando seguito alla nomenclatura del debutto …) per cinquantacinque minuti di stordenti pulsazioni sonore, tra profondi e oscuri avvallamenti, ovattati percorsi concentrici e flutti lisergici, il tutto capace di distogliere la mente dalle concretezze del vivere quotidiano e trasportare l’astante negli spazi immensi del deserto o in lande maestose e spettrali dove è più facile abbandonarsi al sogno e all'immaginazione.
Una volta descritta l’essenza e la “missione” dell’albo, la recensione si sposta fatalmente su cosa questo visionario trio elvetico possa aggiungere al ricco manipolo di propugnatori della musica dello “straniamento” e quale sia il livello di coinvolgimento emotivo garantito dalla loro proposta.
E allora diciamo che la band non fornisce al genere segnali di “evoluzione” particolarmente significativi, mentre garantisce una discreta dose di tensione sensoriale, equamente suddivisa tra visioni oniriche e contemplative e tenebrosi slanci Sabbath-iani, quasi ci si trovasse avvolti nel vortice di una soffice, caleidoscopica e minacciosa tempesta acida.
In tale situazione, attraente e canonica, tengo a evidenziare un interessante uso della voce (che non è dato da sapere a chi appartenga, tra l’altro …), soprattutto nei frangenti in cui diventa ieratica e liturgica (per referenze immediate ascoltatela in “II” e nell’ottima “V”) e conferisce alle composizioni un’appendice ossianica e rituale piuttosto fascinosa e magnetica.
Vista la natura e la struttura dell’albo, non tenterò nemmeno di invischiarmi in un’inutile dissertazione singola di pezzi che in realtà costituiscono un flusso sonico pressoché ininterrotto, limitandomi a concludere questa breve disamina indicando “Volva” come un’intrigante opportunità per replicare tutti gli effetti di una trance cerebrale di certo non inedita, ma non per questo vana e inopportuna.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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