Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2019
Durata:43 min.
Etichetta:Osmose Productions

Tracklist

  1. SON OF PERDITION
  2. STILL SIX SIX SIX
  3. THIS IS WAR
  4. THE VEIL OF DARKNESS
  5. BORDER OF THE FOREST
  6. PATH OF DOOM
  7. THE ROOTS OF MY FANTASIES
  8. BURNED FOR HIM
  9. DEPRAVED CONCEPTION
  10. POSTHUMOUS BEWITCHMENT
  11. OUR CRUSADE

Line up

  • Christophe Chatelet: vocals, guitars, bass

Voto medio utenti

Sappiamo tutti molto bene quanto la scena francese in termini di black metal sia una fucina di ottima musica. Molto bene, se pensate a quel tipo di black metal avanguardista alla Deathspell Omega siete fuori strada con questo album, perchè quello che i Gorgon propongono è un viaggio nel tempo nel black metal più classico, più vicino alla fine degli anni '90 / inizi del 2000.

Ho parlato proprio di viaggio nel tempo, sì, perchè i Gorgon, data la loro storia sembra proprio che ne abbiano vissuto uno, sbucando letteralmente fuori da quell'epoca. La band, con quattro progetti all'attivo, si è congelata, difatti, nel 2000 appena dopo la pubblicazione del loro quarto album "The Spectral Voices". Una latitanza, la loro, forse dovuta alla mancanza di una line-up costante e che è cambiata molto spesso quasi completamente, anche se tenuta insieme dal cantante e polistrumentista Christophe Chatelet, presente fin dagli albori del gruppo. E' proprio lui, infatti, che può definirsi la mente della band e, a tutt'oggi, è l'unico membro dichiarato in line-up del progetto Gorgon.

Chatelet ha deciso che il 2019 doveva essere l'anno di ritorno della band e ha pubblicato tramite Osmose Productions "The Veil of Darkness", un disco di black metal classico solido, veloce e agguerrito e suonato con tanta passione per il genere.

L'attacco di "Still Six Six Six" parla da sé e mi ha stampato un sorriso sulle labbra appena l'ho sentito: riff veloci e potenti, una voce urlata mista a scream che mi ha ricordato quella di Mortuus dei Marduk che domina il pezzo e un incedere semplicemente forsennato. L'headbanging è assicurato, insomma. Il disco è immediato e prosegue con buone tracce sulla scia dell'opener, il tutto messo in risalto da una produzione moderna e più che buona che ne valorizza il sound energico. Non viene, fortunatamente, qui commesso l'errore di sommergere la voce con gli strumenti e viceversa e l'ascolto risulta difatti molto chiaro e per nulla fastidioso.

Non mancano episodi migliori di altri come "Border of the Forest", una delle più azzeccate dell'intero album arricchita di un riff davvero coinvolgente. C'è spazio anche per qualche rallentamento e incursione melodica che non guasta affatto come "Path of Doom" o "Burned for Him" che aiutano da un lato a mettere atmosfera, dall'altro a diversificare l'album, purtroppo non riuscendoci completamente.

Nonostante questi cambi e anche se il disco, tutto sommato, scorre senza troppi intoppi e con una durata nella media, la ripetitività attanaglia questo album colpendo specialmente la seconda parte. Dopo l'ottima "Border of the Forest" il disco sembra aver detto quasi tutto e risulta molto meno interessante di come è partito, se non per qualche sporadico episodio. Purtroppo è una trappola in cui è facile cadere quando si fa musica di questo tipo e a conti fatti i Gorgon hanno gestito il problema meglio di altri, ma quella sensazione di ripetitività non mi ha comunque abbandonato e mi è rimasta sullo stomaco come un pranzo digerito male.

Fortunatamente a salvare in corner l'album arriva l'ultima traccia "Our Crusade", che mi ha conquistato con i suoi arpeggi melodici su quei riff potentissimi che fanno davvero venir voglia di imbracciare il fucile e di prendere parte alla loro crociata. Una traccia epica a dir poco e un'ottima conclusione per questo validissimo album.

Il verdetto è, senza dubbio, positivo: "The Veil of Darkness" è un disco consigliato ai nostalgici di quel black metal di inzio millennio agguerrito e letale, a tratti epico. Non inventa nulla e non deve farlo, ma può risultare anche una boccata d'aria fresca tanto siamo lontani oggi da quel sound con tutti i cambi che ha subito il genere. Un ascolto, quindi, che vale davvero la pena fare, adatto a puristi e non solo e che fa partire questo 2019 sotto i migliori auspici.
Recensione a cura di Andrea Insalaco

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