Copertina 8,5

Info

Anno di uscita:2006
Durata:50 min.
Etichetta:My Kingdom Music
Distribuzione:Masterpiece

Tracklist

  1. YEAR OR TWO
  2. GIVE BACK MY HEART
  3. HEART WILL STOP
  4. THRU THE MIRE
  5. DISINTEGRATION
  6. PURITY
  7. FINAL PEACE
  8. INSIDE ME
  9. DISILLUSION

Line up

  • Aleksi Ahokas: vocals, bass, guitars
  • Sami Koikkalainen: guitars
  • Tim Toivanen: drums

Voto medio utenti

Secondo disco per i finlandesi Rain Paint, creatura del mastermind Aleksi Ahokas (voce, chitarra e basso, nonché principale compositore), dopo “Nihil Nisi Mors” del 2003. Musicalmente la band, in questo “Disillusion Of Purity”, riprende il discorso interrotto col disco precedente e tenendo fede alla tradizione finnica, fatta di gothic metal e depressione, ci regala un platter che assomiglia ad un vero e proprio viaggio. Solo che questo viaggio non dà mai la sensazione di dinamicità, di moto attivo, bensì di inerzia, un movimento che è abbandono, è deriva, deriva in un mare di spleen fatto di gothic metal alla Sentenced, con digressioni progressive di chitarre liquide che danno un senso di abbandono, nuances darkwave alla Cure, non a caso si coverizza “Disintegration” della band di Robert Smith, a cui si aggiungono riflessi doom, già avvertibili nell’iniziale “Year Or Two”.
Notevole la prova di Ahokas alla voce, forse non troppo personale ma comunque efficace, espressiva e, soprattutto, funzionale al sound creato.
“Disillusion of Purity” non è un disco che si apprezza subito, merita un ascolto meditato, centellinato, ad occhi chiusi, per lasciarsi andare alle molteplici visioni che suggerisce. È evidente lo sforzo della band di creare strutture articolate, che sappiano fondere le diverse influenze, così ad esempio “Heart Will Stop” riporta alla mente certe melodie care alla tradizione scandinava, Europe su tutti, ma non tralascia riverberi tanto goth quanto power metal, e c’è da dire che quando la band setta le chitarre su di un mood più rock/oriented riesce ad essere trascinante e trasforma l’inerzia di cui sopra in patterns e melodie esaltanti.
Le nove canzoni di questo disco rappresentano tanti momenti che singolarmente considerati sono di pregevole fattura, ma che analizzati alla luce del tutto acquistano un’organicità, una coerenza, una varietà invidiabili. Si finisce così che dopo qualche ascolto ripetuto si rimane conquistati da questo disco, lo si ascolta tutto d’un fiato, ci si lascia permeare, fino alla conclusiva “Disillusion (Outro)”, dove l’oblio di una deriva nello spazio profondo, tra galassie e costellazioni che fanno da sfondo, ci lascia fluttuare senza peso, e rimaniamo persi e senza fiato di fronte a chitarre che riverberano il suono primordiale del big bang, il moto indomito delle sfere celesti, i riflessi senza tempo di stelle immutabili, il battere del cuore che rallenta, fino a fermarsi.
Recensione a cura di Luigi 'Gino' Schettino

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