Copertina 5,5

Info

Anno di uscita:2020
Durata:46 min.
Etichetta:Frontiers Records

Tracklist

  1. IN THE DARK
  2. LAWS OF ATTRACTION (FEAT. JEFF SCOTT SOTO)
  3. LET ME BE ME
  4. FREE
  5. LOOK AT ME NOW
  6. MAZE
  7. LET ME GO
  8. ONLY YOU
  9. EARTH CALLING
  10. YOU CAN'T STOP ME
  11. CALL ME NOW

Line up

  • Rosa Laricchiuta: vocals
  • Alessandro Del Vecchio: bass, keyboards
  • Andrea Seveso: guitars
  • Michele Sanna: drums
  • Erika Ceruti: backing vocals

Voto medio utenti

Il primo debut sulla lunga distanza per la vocalist canadese Rosa Laricchiuta è un dischetto carino e innocuo di hard rock poppeggiante, ben prodotto ma, ahinoi, poco sorprendente; niente tracce da ricordare, voce potente e graffiante, ma non di quelle che ti si stampano in testa, e arrangiamenti fatti con il solito stile Frontiers, puliti e radio-friendly. Ma poco altro, mi sa.

Rosa è una scoperta della versione canadese del talent "The Voice", e già questo mi fa storcere il primo naso; anyway, la singer viene notata e finisce, nel giro di poco tempo, nel cast della Trans-Siberian Orchestra. Saranno proprio un paio di membri della TSO a segnalarla alla nostrana Frontiers, che userà la perizia di Alessandro Del Vecchio, collaboratore di vecchia data della label napoletana, per portare a casa questo debut album.

Musicisti di ottimo livello, testi banalotti e un hard rock ben prodotto, ma un pò troppo simile a se stesso: questo potrete trovare in "Black Rose Maze", dove fa capolino anche Jeff Scott Soto, a duettare con Rosa in "Laws of Attraction". E Jeff non fa altro che confermare, almeno alle orecchie di chi vi scrive, che canta sempre la stessa canzone da 20 e passa anni: una voce che non mi ha mai trasmesso nulla, tecnicamente poco preparata e tutta potenza e 'spinta'. Gli altri brani sono un discreto showcase per la voce della nostra singer, ma poco, poco altro.

Alla fin fine, Black Rose Maze è un album discreto, ma poco di più, e non credo si tratti di potenziale inespresso, ma di un songwriting debole, e di una voce piacevole, ma poco incisiva. Dimenticabile.





Recensione a cura di Pippo ′Sbranf′ Marino

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