Copertina 8

Info

Anno di uscita:2022
Durata:46 min.
Etichetta:Nuclear Blast Records

Tracklist

  1. SERGIO CORBUCCI IS DEAD
  2. HATE üBER ALLES
  3. KILLER OF JESUS
  4. CRUSH THE TYRANTS
  5. STRONGEST OF THE STRONG
  6. BECOME IMMORTAL
  7. CONQUER AND DESTROY
  8. MIDNIGHT SUN
  9. DEMONIC FUTURE
  10. PRIDE COMES BEFORE THE FALL
  11. DYING PLANET

Line up

  • Mille Petrozza: guitars, vocals
  • Sami Yli Sirniö: guitars
  • Frédérick Leclerq: bass
  • Ventor: drums

Voto medio utenti

Dopo ben un lustro di attesa eccomi qui a recensire la nuova fatica di Mille Petrozza e compagnia thrashante.
Questo quattordicesimo sigillo in carriera non sposta gli equilibri di una virgola; il titolo è significativo e calzante soprattutto se lo leggiamo alla luce dei fatti recenti che ci coinvolgono.
Un lavoro che si apre con un omaggio strumentale all’Italia e al cinema di genere nostrano con un’ode ad uno dei suoi massimi esponenti ovvero Sergio Corbucci; in questa breve traccia si respira l’aria ed il pathos dei nostri western all’italiana.
Poi si viene travolti dalla titletrack, un thrash metal senza fronzoli con il marchio tipico dei teutonici; il frontman e chitarrista è in palla, sfoggia il suo caratteristico timbro con un chorus ripetuto per essere ovviamente cantato dal vivo.
I solos sono densi e melodici e contrastano la ruvidità delle chitarre ritmiche.
Un brano che è un pilastro di questo album è “Strongest of the strong”; brano che è un mid tempo incalzante con ottime melodie, un chorus azzeccato e ritmi serrati.
Qui la sezione ritmica è possente e sorregge bene gli assoli delle chitarre che hanno un gusto heavy.
Become immortal”, è una cavalcata thrash serrata con un bel dialogo tra batteria e basso, brano epico con cori puliti in contrasto col timbro acido del singer.
Anche nel brano “Conquer and destroy” si corre e si pesta con una bella apertura melodica che fa da architrave durante il ritornello; la parte centrale pulita fa salire il grande emotivo drammatico con la voce del buon Petrozza che tambureggia fino ad esplodere.
In “Demonic future” i nostri tirano fuori il fuoco sacro delle origini con un riffing che è puro thrash tedesco, la marcia è tarata su velocità proiettilesche.
Brano dai connotati feroci ma con aperture melodiche nel chorus ed un break da spezzare le ossa del collo a furia di headbanging.
Ecco che il disco si chiude con una sorpresa; personalmente è una traccia che mi ha lasciato un sorriso perché il quartetto ha scritto una composizione cupa, pessimista aperta da un arpeggio dissonante che viene sepolto da una cascata di riff minacciosi, la cadenza è quadrata e possente.
La cosa che mi ha stupito è che all’interno c’è un riff in tremolo in odor di death metal che sorregge la marcia dinamica del tutto, ottima conclusione oscura.
Ora veniamo al sodo; la produzione curata da Arthur Rizk è curata e si sente che vuole dare potenza e pulizia anche se la batteria l’avrei fatta un filino meno artificiosa ma è un gusto personale; album che cresce con gli ascolti e che ti entra dentro lentamente nonostante un paio di filler promossi su tutta la linea, the Kreator is return!
Recensione a cura di Matteo Mapelli

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?
Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.