Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2022
Durata:non disponibile
Etichetta:Pride & Joy Music

Tracklist

  1. HALLWAY OF DOORS
  2. OVERNIGHT SENSATION
  3. BAD REPUTATION
  4. SIMPLY BECAUSE
  5. SECOND CHANCE
  6. WAKE YOU UP
  7. BABY YOU
  8. WIN OR LOSE
  9. ROCKING AGAIN
  10. LONG AND LONELY TIME
  11. CRY FOR THE CHILDREN

Line up

  • Paul Piccari: bass, vocals
  • Blair Rumsey: vocals
  • Jimmy Katone: drums, vocals
  • Alan Augunas: guitar, vocals
  • Rob Kay: keyboards, vocals

Voto medio utenti

Per molti AOR-sters, anche piuttosto devoti, il nome degli Hit The Ground Runnin’ è stato per parecchio tempo un parziale “mistero”, pienamente rivelato grazie alla recente ristampa (ad opera della AOR Heaven) del loro “Sudden impact”, un lavoro del 1989 che merita, anche in tempi di diffuso abuso del termine, l’appellativo di “gemma dimenticata” del genere.
Il gruppo americano, negli anni attivo in maniera sporadica, ritorna oggi sotto la prestigiosa egida della Pride & Joy Music con un albo nuovo di zecca, sfruttando l’onda lunga della rinnovata popolarità del cosiddetto “come eravamo”.
Buona parte delle canzoni di “Lost in translation” risalgono addirittura ai tempi degli esordi assoluti della band (quando ancora si chiamava Free Delivery) e devo dire che tale “antica” genesi è abbastanza palese durante la fruizione dell’opera.
Un aspetto tutt’altro che “fastidioso”, per di più in un momento storico dove ci si affanna spesso nel tentativo di riprodurre certi suoni, e semmai il “problema” più lampante del disco è il modo in cui tale approccio viene esposto, attraverso una resa sonora abbastanza squilibrata e costruzioni strumentali e (soprattutto) vocali non sempre perfettamente coerenti.
L’ugola squillante di Blair Rumsey ha evidentemente perso un po’ di smalto e così se “Overnight sensation”,"Bad reputation” e (in parte) la notturna “Simply because” sopperiscono, in virtù di suggestive costruzioni armoniche, piuttosto bene alle suddette imperfezioni, altrove queste finiscono per invalidare (ascoltare “Long and lonely time” per esempio …) l’efficacia di brani comunque non particolarmente incisivi.
Tra i momenti piacevoli del programma si segnalano ancora la vivacità di “Second chance”, intrisa di un bel flavour prog, la poppettosaWake you up” e la pulsante "Win or lose” e tuttavia l’impressione d'insieme è che qualcosa si sia effettivamente “perso nella trasposizione” di queste canzoni dai “gloriosi” anni ottanta fino al terzo millennio.
Peccato, dagli Hit The Ground Runnin’ mi aspettavo molto di più di un “semplice” come-back di discreta fattura …
Recensione a cura di Marco Aimasso

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