Avatarium - Death, Where Is Your Sting

Copertina 8

Info

Anno di uscita:2022
Durata:45 min.
Etichetta:AFM Records

Tracklist

  1. A LOVE LIKE OURS
  2. STOCKHOLM
  3. DEATH, WHERE IS YOUR STING?
  4. PSALM FOR THE LIVING
  5. GOD IS SILENT
  6. MOTHER CAN YOU HEAR ME NOW
  7. NOCTURNE
  8. TRASCENDENT

Line up

  • Jennie-Ann Smith: vocals
  • Marcus Jidell: guitars
  • Andreas Habo Johansson: drums, percussion
  • Mats Rydström: bass
  • Daniel Karlsson: keyboards

Voto medio utenti

Quinto album in studio e un ulteriore passo in avanti nel percorso musicale che allontana sempre di più gli Avatarium dai confini del “doom con voce femminile” che ne ha caratterizzato il pur fascinoso esordio.
Il gruppo di Jennie-Ann Smith e Marcus Jidell è oggi un’entità artistica poliedrica e matura, in cui convivono suggestioni dark, gothic, folk, prog e heavy rock e di fronte al quale, al di là di fatue definizioni stilistiche, si percepisce un’immagine piuttosto nitida di completezza espressiva, pregna di profondi rimandi emotivi, in un misto di tensione, inquietudine e struggimento.
Scoprire che “Death, where is your sting” (titolo dai riferimenti biblici), nato nel periodo dell’emergenza sanitaria dovuta al COVID, è il frutto di un’attenta riflessione sulla caducità dell’esistenza umana, spiega il palpabile senso di angoscia trasmesso dal suo ascolto, ma allo stesso tempo illumina l’astante sulle capacità innate della band scandinava nell’essere intensa senza apparire opprimente o pleonastica, sfruttando in maniera straordinaria il gusto per le melodie e le fenomenali doti interpretative di una cantante che merita di diritto un’autorevole collocazione nel gotha della fonazione modulata.
Il disco offre otto frammenti sonori abbastanza diversi tra loro eppure capaci di attivare un senso di potente comunione neuronale, ottenuta attraverso tessiture armoniche creative e tuttavia mai troppo “complicate”, proprio come accade nell’atto di apertura “A love like ours”, un piccolo e avvolgente miracolo di equilibrismo sonoro tra tenebra, sinfonia e lirismo.
Il riff di scuola Sabbath-iana di “Stockholm” è solo uno degli elementi costitutivi di un brano che intreccia psichedelia, misticismo e leggiadria in una forma davvero evocativa, al pari di una title-track pilotata da un refrain “radiofonico” e da un clima da malinconica ballata neo-seventies che lo rendono uno dei pezzi maggiormente immediati del programma.
La litania onirica e inquieta “Psalm for the living” esalta le formidabili virtù di trasformismo vocale della Smith e quando arriva la possente “God is silent” ci si rende chiaramente conto di quanto gli Avatarium non possano essere scambiati per “uno dei tanti” gruppi che affollano la scena, nemmeno quando frequentano sonorità più affini alla tradizione del doom-metal.
Il crescendo emozionale concesso alle pulsanti languidezze di “Mother can you hear me now” è semplicemente da brividi e se “Nocturne” incalza i sensi a colpi di fraseggi chitarristici coriacei e liquidi, lo strumentale conclusivo “Trascendent” dissolve ogni eventuale dubbio residuo sulle qualità visionarie della musica di una formazione in grado di trattare le diverse sfumature della “materia oscura” senza incappare in calligrafici revival-ismi.
Death, where is your sting” è un brillante esempio di evoluzione perpetrata nella continuità, che non deluderà chi non teme di veder superato con sagacia e ispirazione il rigido schematismo dei generi.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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