Copertina 8

Info

Anno di uscita:2022
Durata:50 min.
Etichetta:Pelagic Records

Tracklist

  1. A STORM APPROACHING
  2. ALL YOUR GODS HAVE GONE
  3. AGE OF SEPARATION
  4. VIOLATE CONSENSUS REALITY
  5. HOPE
  6. INTERBEING
  7. A PACIFIST'S GUIDE TO VIOLENCE
  8. TOWARDS THE EDGE

Line up

  • Thomas Michiels: bass, vocals
  • Stefan de Graef: guitar, vocals
  • Harm Peters: drums

Voto medio utenti

I belgi Psychonaut hanno destato un certo interesse fin dall'Ep di esordio "XXIV Trips around the sun" (2014), bissato poi da un altro extended ("Ferocious fellowman", 2016), ma soprattutto con il primo full-lenght "Unfold the God Man" (2018) dove si rivelavano come moderni alchimisti post-metal, capaci di inglobare nel proprio sound sferzante energia heavy, solennità doom, cupezza sludgy, imponenti articolazioni progressive ed atmosfere ieratiche e scenografiche. Uno stile molto complesso, creativo, cangiante non solo tra i vari brani ma anche all'interno delle canzoni stesse. Il sottoscritto ne aveva già parlato in occasione dello split con i Sâver ("Emerald", 2021) ed ora mi occupo del loro nuovissimo album "Violate consensus reality" per Pelagic Records.
Impressionante la maturazione e la crescita del trio di Mechelen dal debutto ad oggi. Questo lavoro è semplicemente caleidoscopico, impossibile da descrivere compiutamente in una breve recensione. Immaginate un patchwork con brandelli di Mastodon, scampoli di Intronaut, tasselli di Inter Arma, intarsi di Neurosis, ma con un tessuto ed una trama assolutamente personali ed otterrete una vaga idea del poderoso percorso costruito dal trio in una cinquantina di minuti.
Ambizione strutturale e varietà tematica, gli aspetti che emergono chiaramente dal lavoro. Un sound fluido ma intricato, sia nella mobilità del rifferama che nel drumming rutilante (sul modello Brann Dailor), tanto quanto negli intrecci di ferocia brutale ed architetture melodiche amare ed ancora nei saliscendi ritmici che passano scioltamente dall'impeto spezzacollo alle pulsioni tambureggianti, dalla drammaticità post-doom allo sferzante groove heavy-stoner. Tanta roba, come si usa dire oggi.
Ad esempio una "Age of separation" rappresenta un credibile sincretismo tra il metal rabbioso e urticante dei Neurosis e l'incedere implacabile e tribalistico dei Mastodon, per un brano di pura violenza distruttiva. Assemblaggio che la formazione delle Fiandre risolve con grinta e cattiveria encomiabili, unite ad una proprietà strumentale e creativa di notevole livello.
Lo stesso si può dire delle pesantissime "A storm approaching" e "All your gods have gone", dove i riff massicci alimentano un'atmosfera drammatica e cataclismatica e l'apporto vocale viene giocato sulla dicotomia tra urla barbariche e linee pulite, evocative, emozionali. Metal annichilente, distruttivo, ma corroborato dagli inconfondibili echi alternativi, sludgy, doomy, che lo rendono cosa ben diversa dai tradizionali filoni del genere. Questo è un sound apocalittico, estremamente heavy pur rimanendo in qualche modo controllato e nevroticamente cerebrale. Un assalto con gli occhi iniettati di sangue, che devasta ogni cosa al suo passaggio. Musica per chi ama i sapori forti e senza compromessi, gli stimoli viscerali ma anche il piacere di respirare ed immaginare scenari da saga leggendaria. In effetti gli Psychonaut con questi brani ci raccontano della distruzione del mondo attuale, ma anche della creazione di una società dove vengano abbattute le gerarchie contemporanee e nasca una nuova civilizzazione unificata e paritaria. Tema indubbiamente attuale, per coloro che hanno una visione ampia e sfaccettata della realtà.
Il quartetto comunque gioca su due fronti tematici con la medesima abilità: "Hope" è uno splendido tema avvolgente di psych-metal elegiaco e nostalgico, mentre "Interbeing" accentua ulteriormente le componenti morbide e psichedeliche mischiandole a schizzi di brutalità urticante. Un pezzo spiazzante, scivoloso come acqua tra le dita, magari fin troppo camaleontico ma sicuramente parto di gente che non ha paura di osare per impressionare l'ascoltatore abituato a canonici schemi prefissati.
Questa propensione alla sperimentazione, all'alchimia sonica, si manifesta ancor più compiutamente nelle due tracce più estese: "Violate consensus reality" e "Towards the edge". Qui i belgi danno sfogo a tutto il loro arsenale creativo, mettendo in atto due monumenti al post-metal più gravido di stimoli ed intuizioni. Canzoni troppo variegate e complicate da descrivere, ma vale la pena citare due momenti top: la liquida e liturgica partenza della prima, guidata dall'incantevole voce di Stefanie Mannaerts dei Brutus, ed il limpido assolo centrale di matrice Floydiana ad opera di De Graef nella seconda. Tracce che esibiscono uno sviluppo corposo, imponente, estremamente maturo per una band ancora ignota perfino agli appassionati del genere.

Disco davvero interessante, uno dei più brillanti ascoltati quest'anno. Non immediato, non semplicistico, non banale, ma che non annoia dopo pochi ascolti. Gli Psychonaut sono certamente da segnalare come nome emergente in ambito post-metal/stoner.


Ultime opinioni dei lettori

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 26 nov 2022 alle 17:07

Un 8 che va molto stretto. Album notevole

Inserito il 10 nov 2022 alle 12:53

Grandissimo disco, a mio avviso leggermente dietro il fantastico debutto. Visti dal vivo di spalla ai The Ocean e anche in quell'occasione hanno dato spettacolo! Gruppo da tenere assolutamente d'occhio.

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